martedì 25 marzo 2014

Critica alle critiche sul Neuroimaging

di Riccardo Carrara

"Dalla metà degli anni 1980, psicologi e neuroscienziati hanno utilizzato l'imaging cerebrale per verificare ipotesi sui processi del pensiero umano e la loro "neuronal instantiation". In soli tre decenni, il neuroimaging funzionale è stato trasformato da strumento clinico grezzo ad un metodo di ricerca ampiamente utilizzato per comprendere il cervello e la mente umana. Tale successo, così rapidamente raggiunto, è destinato a evocare dello scetticismo. Un certo grado di scetticismo verso nuovi metodi e idee è inevitabile e utile in qualsiasi campo. È particolarmente utile in una scienza giovane come le neuroscienze cognitive e ancor di più nei suoi fratelli più giovani, le neuroscienze sociali e in quelle affettive. Un sano scetticismo ci incoraggia a controllare le nostre ipotesi, riconoscere le limitazioni dei nostri metodi e procedere razionalmente.", così inizia l'articolo di Martha J. Farah "Brain Images, Babies, and Bathwater: Critiquing Critiques of Functional Neuroimaging" uscito nell'Hastings Center Report (Volume 44, Issue s2, pages S19-S30, Marco-April 2014).


La neuroscienziata cognitiva nell'articolo rivede le critiche più comuni espresse nei confornti del neuroimaging funzionale ed esaminando le stesse critiche criticamente (la cacofonia è voluta, visto che riprende proprio il titolo dell'articolo in questione) arriva ad affermare che in ogni critica è presente un seme di verità, mentre in alcuni casi la critica alle neuroimaging è sovraestesa, inesatta e fuorviante. 

L'obiettivo dell'articolo è quello di distinguere tra critica ragionevole/ragionata e critica irragionevole. Inoltre, la Farah cerca di individuare le caratteristiche essenziali di queste due categorie per aiutare i neuroscienziati ad interpretare e utilizzare le neuroimmagini in modo più corretto e proprio.

Vengono analizzati diversi problemi che riguardano le neuroimagePer esempio il problema del flusso sanguigno che non corrisponde direttamente all'attività neuronale. L'attività neuronale di per sé non è ripresa da queste tecniche, quindi, il rapporto tra flusso sanguigno e attività neuronale rimane ancora da comprendere appieno.
Altro problema è la rappresentazione dei dati, ossia le scale e i colori che vengono decisi per visualizzare le immagini. Questi dipendono da decisioni di progettazione arbitrarie.
Per alcuni, un problema riguarda la stessa localizzazione e risulta banale associare una funzione psicologica ad una specifica area del cervello, quasi come se le neruoimmagini fossero una nuova forma di frenologia. 

Nell'analisi di Martha Farah vengono messe in luce due tipi di critiche. 

La prima categoria è volta a migliorare i modi in cui gli esperimenti di imaging vengono progettati e il modo in cui i risultati vengo interpretati. Confronti multipli incontrollati, analisi circolari e deduzioni temporanee non vincolate sono problemi gravi che minano le inferenze fatte sui dati di imaging cerebrale. Sembra che la maggior parte della ricerca non sia compromessa da uno di questi errori, ma solo una minoranza delle ricerche pubblicate rendono queste critiche valide e vere.

L'altra tipologia concerne le critiche più radicali, che riguardano il metodo stesso e quindi mettono in dubbio ogni ricerca effettuata con le neuroimaging, anche quelle meglio progettate ed eseguite. Queste critiche invocano l'emodinamica e il segnale misurato, l'associazione tra neuroimaging e le teorie modulari della mente, la natura statistica delle immagini cerebrali e le combinazioni di colori usate per rendere le immagini più seducenti.

Ognuna di queste critiche ha un seme più o meno grande di verità, ma come afferma la Farah alla fine del suo articolo: "Nessuna delle critiche qui recensite, costituisce motivi validi per rifiutare o anche ridurre drasticamente l'uso delle neuroimaging".

Dobbiamo allora ricordare che ogni metodo scientifico è soggetto a vari specifici errori e che il processo di continua auto-correzione degli errori e il loro miglioramento, è uno dei compiti che la scienza continua ad affrontare.

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