mercoledì 19 marzo 2014

Educare secondo il proprio cervello: maschile o femminile?

Oggi, 19 marzo, è la festa di San Giuseppe, festa dei papà.

Con l’occasione riportiamo alcuni spunti sulla cosiddetta “Neurobioetica di Genere”, o Neuro-Gender, la riflessione sui dati neuroscientifici che avvalorano la distinzione e la dualità “uomo/donna” nell’essere umano. Tale dualità è stata designata a proposito così e non invece “maschile/femminile”. L’educazione dovrebbe tener conto della realtà dei dati neuroscientifici sulle diversità tra cervello di uomo e di donna.

Innanzittuto, si può rivedere il simpatico video YouTube intitolato: “Tale of Two Brains”.

In secondo luogo, si può scaricare e leggere accuratamente il testo “Cervello femminile, cervello maschile: il puntosulle differenze” pubblicato dalla prestigiosa The European Dana Alliance for the Brain.




Riporto alcune conclusioni di un neurologo italiano, il professor Antonio Federico, past president della SIN (Società Italiana di Neurologia) e Professore Ordinario di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche, Università di Siena. L’anno scorso, l’8 marzo 2013, il professor Federico si esprimeva così in un’intervista su La Stampa:

«Negli ultimi anni, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha posto particolare attenzione sulla diversità con cui numerose patologie neurologiche, che un tempo erano ritenute prettamente maschili, si manifestano molto di più nella popolazione femminile. La Società Italiana di Neurologia, ... ha attivato l’organizzazione di un gruppo di studio che indaga sulla Neurologia di Genere promuovendo la conoscenza del cervello, delle sue funzioni e delle sue patologie in relazione alle diversità tra maschio e femmina. I dati scientifici, infatti, evidenziano chiare e nette differenze tra il cervello femminile e quello maschile, differenze che sono genetiche, ormonali e strutturali anatomo-fisiologiche, con importanti conseguenze sulle funzioni cerebrali e anche su alcune malattie».

Donne e uomini sono dunque differenti non solo anatomicamente e per il modo di approcciarsi alla vita, ma anche nell’utilizzo di uno dei più importanti organi del corpo: il cervello.

«A parità di quoziente intellettivo, gli uomini hanno sei volte e mezzo la materia grigia delle donne, che è collegata all’intelligenza generale, mentre le donne hanno dieci volte la materia bianca dell’uomo, che ha la funzione di relazionare le aree cerebrali tra loro».

Se le differenze strutturali sono così evidenti, come si traduce questo nella pratica?


«Sono evidenti anche differenze sull’impiego delle aree del cervello: le donne utilizzano in maniera dominante il lobo frontale, area legata ai processi decisionali, molto connessa alle cosiddette aree “limbiche”, sede dell’emotività, mentre l’uomo è tendenzialmente portato a coinvolgere, nel processo di ragionamento, una zona più vasta di corteccia.

Il processo decisionale delle donne è quindi influenzato dall’area emozionale in misura maggiore rispetto a quello degli uomini: l’uomo tende ad elaborare la realtà basandosi soprattutto sull’emisfero sinistro, razionale, logico e rigidamente lineare, al contrario la donna utilizza in misura maggiore l’emisfero destro che permette di compiere operazioni mentali in parallelo. Il celebre “intuito” femminile si basa quindi proprio sulla possibilità del cervello di elaborare la realtà in modi diversi e paralleli».
              
«Il cervello femminile essendo più dinamico dal punto di vista metabolico ed abituato a situazioni legate a variazioni ormonali, è caratterizzato da una maggiore elasticità. In situazioni complesse è dunque avvantaggiata la donna, perché il cervello femminile è meno “rigido” e portato, quindi, ad analizzare uno spettro più ampio di dati e possibilità; al contrario, il cervello maschile è favorito in situazioni semplici e collaudate».


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