mercoledì 12 marzo 2014

La “coscienza” tra mente e cervello: ce lo spiega P. Alberto Carrara, L.C.

Roma, 12 marzo 2014.

L’affascinante tematica relativa a quella misteriosa entità che è la nostra coscienza ormai non è più di esclusiva competenza di discipline tradizionali come la teologia e la filosofia, ma dinnanzi al progresso delle discipline afferenti allo studio del sistema nervoso umano, in particolare del cervello, ci si presentano nuove evidenze e stimolanti prospettive di riflessione.

In occasione della conferenza “La coscienza tra mente e cervello”, che si è svolta ieri, martedì 11 marzo, dalle 17:10 alle 18:40 all’interno del Master in Scienza e Fede all’Ateneo Regina Apostolorum, abbiamo incontrato P. Alberto Carrara, L.C., Coordinatore del Gruppo di Ricerca in Neurobioetica (GdN), Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani e docente di filosofia presso l’Ateneo Regina Apostolorum di Roma. Abbiamo chiesto al prof. Carrara quale sia la rilevanza di questa tematica.


“I problemi relativi alla coscienza e all’identità personale” – spiega Padre Carrara – “si trovano oggigiorno in primo piano tra le questioni più dibattute sia a livello mediatico (radio, televisione, internet, reti sociali, quotidiani, settimanali, riviste di ogni genere e categoria, mezzi di comunicazione sociale), sia nei settori più specialistici delle scienze cognitive, della filosofia e delle neuroscienze”.

“Diversi autori colgono una stretta dipendenza tra l’anima e la coscienza tanto che, da certe evidenze empiriche a livello neuroscientifico, deducono quanto segue: L’anima è nel cervello. Radiografia della macchina per pensare, titolo del libro bestseller di Eduardo Punset; oppure: Noi siamo il nostro cervello, titolo dell’immensa opera di Dick Swaab. Questi sono soltanto alcuni dei numerosi libri che vogliono ridurre l’essere umano al suo organo cerebrale, al cervello”, chiarisce il professore.

“L’uomo comune, cioè l’uomo della strada, noi tutti, associamo subito al nome Terry Schiavo o Eluana Englaro, immagini di esseri umani “ridotti”, “costretti” da gravi forme di traumi neurologici, a uno stato denominato, ancora in modo del tutto indegno ed improprio, “stato vegetativo”, abbraviato VS (dall’inglese: vegetative state). Tutti noi siamo stati testimoni, più o meno diretti e partecipi, dei numerosi dibattiti di bioetica relativi a questo disordine della “coscienza”. Sappiamo di persone in stato di coma, un’altra forma di grave disordine della “coscienza” o in “stato di minima coscienza” (MCS), per non parlare della “sindrome dell’imprigionato” (lock-in syndrome). Parlare di “coscienza” diviene allora critico” – ha chiarito il prof. Carrara – “in particolare quando in gioco c’è la propria pelle e quella delle persone che ci stanno accanto e a cuore: parenti, amici e conoscenti. Definire cos’è la “coscienza”, cosa si intenda per “coscienza”, se essa davvero definisca completamente la persona umana tanto che se viene irrimediabilmente persa si possa affermare: “già non c’è più la persona X”, “già se n’è andata”, etc., tutto ciò diviene estremamente coinvolgente poichè in prima persona, almeno potenzialmente, ci sono proprio “io”! E non un “io” generico, sperduto nell’iperuranio, ma “io” come persona. Queste domande mi coinvolgono perchè mi definiscono, almeno parzialmente” – ribadisce il Coordinatore del Gruppo di Ricerca in Neurobioetica – “mi toccano poichè un giorno potrei trovarmi anch’io in una tale situazione”.

“Il tentativo di assoluto riduzionismo della “coscienza” al mero ambito neuroscientifico viene ben descritto dal neurochirurgo italiano Massimo Gandolfini nel suo libro: I volti della coscienza. Il cervello è organo necessario ma non sufficiente per spiegare la coscienza, che così viene recensito e descritto: «Da sempre il tema della coscienza ha affascinato l'uomo e impegnato le sue energie speculative. Se la filosofia per secoli ha detenuto il primato sulla riflessione oggi le nuove scoperte sul funzionamento celebrale, tendono a ridurre la coscienza a un "prodotto" dell'organo cervello. Ma la conoscenza del come non implica automaticamente la comprensione del perché. Massimo Gandolfini invita a considerare tutta la complessità del comportamento umano e rovesciare il nostro sistema di comprensione della coscienza: il punto di partenza non sono i correlati biologici neurali, ma la natura dell'esperienza e del vissuto, individuale ed unico». Sulla stessa linea cercherò martedì 11 marzo nell’ambito del Master in Scienza e Fede dell’Ateneo Regina Apostolorum, di far chiarezza su un concetto antropologico talmente esclusivo da definire l’essere umano nella sua stessa essenza”.


Padre Carrara ha infine chiarito che “dalla definizione e considerazione di tale peculiarità umana, dipenderà l’intera visione antropologica. Allora la domanda filosofica classica: chi è l’uomo?, può ben venir declinata: che cos’è la coscienza?”. 


Link al video YOUTUBE della conferenza di P. Alberto Carrara, L.C. dell'11 marzo 2014.

Riferimenti utili:
- numero monografico della Rivista Studia Bioethica su: La coscienza tra mente e cervello
- editoriale della stessa rivista.


1 commento:

  1. Bravo aprecio de particular modo la claridad del expositor.

    RispondiElimina