sabato 8 marzo 2014

Memoria e Alzheimer: stato dell’arte

di Alberto Carrara, LC

La tematica scelta per il prossimo evento romano in occasione della Settimana Mondiale del Cervello (la Brain Awareness Week o BAW) centra proprio una delle neuropatologie degenerative che ancor oggi non hanno una soluzione terapeutica risolutiva. Stiamo parlando della patologia di Alzheimer.


La rilevanza di questa tematica è fuori discussione. Basti considerare semplicemente che il morbo di Alzheimer colpisce circa il 5% degli ultrasessantacinquenni, la sua frequenza aumenta con l’età, e colpisce il 20% degli ottantenni.
Come riporta Béatrice Alescio-Lautier nel capitolo 13° Cos’è il morbo di Alzheimer e come si evolve? del recente libro Essere intelligenti è una malattia? Tutto quello che vorremmo sapere sul cervello (Einaudi, Torino 2013, pp. 58-61), “secondo uno studio americano, il numero dei malati è destinato a quadruplicarsi entro il 2050, passando dagli attuali 24 milioni a 42 milioni nel 2020, per raggiungere gli 81 nel 2040” (p. 59).

“Questa malattia fu descritta per la prima volta nel 1907 dal neuropatologo tedesco Alois Alzheimer (1864-1915), dopo aver osservato il caso della signora Auguste D., vittima di disturbi del comportamento associati a deterioramento intellettivo” (p. 58).

L’interesse, tanto neuroscientifico, quanto filosofico, nei confronti del morbo di Alzheimer si focalizzano prevalentemente sulla sfera della perdita della memoria, una delle peculiarità umane che ne determinano quella caratteristica costitutiva della persona umana che è la storicità.

Ad incrementare l’interesse, il fatto lapidario che, al momento “non si conoscono le cause del morbo. Tuttavia, Alois Alzheimer collegò il declino di certe funzioni intellettive a precise lesioni neuroanatomiche scoperte nel cervello dei malati: le placche senili. Più tardi vennero identificate altre regioni tipiche di questa patologia: le degenerazioni neurofibrillari, dette anche neurofibrille” (p. 58).

La ricerca neuroscientifica in quest’ambito ha progredito anche se non esiste una soluzione terapeutica di guarigione.

Lo stato attuale dell’arte, per ciò che concerne l’analisi strutturale della patologia a livello tissutale cerebrale, può venir così descritto: “Le placche senili, o placche amiloidi, sono depositi di proteine extracellulari il cui principale costituente è la proteina beta-amiloide. L’accumulo abnorme di tale proteina provoca una sequela di effetti neurotossici accompagnati da una reazione infiammatoria locale che determina una degenerazione neuronale.
Le neurofibrille sono lesioni dei neuroni causate dall’accumulo di neurofilamenti anormali: il loro principale costituente è la proteina tau, fosforilata in maniera difettosa.
Le placche senili e le neurofibrille possono formarsi nel corso del normale processo di invecchiamento. Nel morbo di Alzheimer hanno effetti soprattutto a livello della corteccia* e dell’ippocampo*, dove vanno a interferire con il normale funzionamento cognitivo, contribuendo così alla morte dei neuroni. Il ruolo delle placche senili e delle neurofibrille resta controverso. Non tutti i ricercatori attribuiscono la responsabilità principale alla stessa proteina.... La ricerca per accertare la natura genetica dell’Alzheimer non è certo semplice, basti considerare la complessità dell’invecchiamento cerebrale, che è influenzato da molteplici fattori per tutto il corso della vita, non solo dai geni individuali” (pp. 58-59).

Il convegno “Memoria e Alzheimer” si svolgerà a Roma giovedì 13 marzo 2014 dalle ore 15:30 alle 19 presso l’Aula Master dell’Ateneo Regina Apostolorum (via degli Aldobrandeschi, 190 – 00163 Roma), nell’ambito della Settimana Mondiale del Cervello, la BAW 2014 (Brain Awareness Week 2014) promossa dalla prestigiosa DANA Foundation.


Per informazioni:
Dal sito istituzionale della DANA Foundation:
Sezione “In evidenza” del sito istituzionale della S.I.S.P.I: http://www.sispi.eu/
Programma completo e abstracts in PDF:

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