lunedì 31 marzo 2014

Neuroethics Volume 7 - Presentazione 2

di Riccardo Carrara

Ieri sono stati presentati i primi 5 articoli dell'ultima pubblicazione della prestigiosa rivista Neuroethics che si occupa delle questioni legate alle scienza della mente e affronta le due aree della neuroetica: l'etica delle neuroscienze e le neuroscienze dell'etica.

Oggi, presentiamo i restanti 5 articoli, 4 lavori originali e una "brief communication" che riguarda il tema delle dipendenze e cerca di contrastare le tesi di Hanna Pickard, filosofa della mente e psichiatra dell'Oxford Centre for Neuroethics.

Ecco gli ultimi articoli di Neuroethics - Volume 7, Issue 1, Aprile 2014. E qui potrete leggere la prima parte.


6) Public Understandings of Addiction: Where do Neurobiological Explanations Fit? - Secondo molti sostenitori delle neuroscienze, quest'ultime offrono una maggiore comprensione delle tossicodipendenze e del trattamento delle persone affette. Alcuni criticano l'approccio neuroscientifico totalizzante e riduzionista, come il sociologo Nikolas Rose che ha sostenuto che ormai stiamo arrivando ad un modello culturale dove percepiamo noi stessi come un "sé neurochimico". Basandosi su 55 interviste a membri della popolazione australiana, i quattro autori dell'articolo affermano che l'impatto del modello neuroscientifico sulle dipendenze è probabilmente più limitato di quanto si possa pensare e che quindi le preoccupazioni degli "avversari" delle neuroscienze sono ancora lontane dalla reale percezione della gente.

7) Conflicts of Interest in Recommendations to Use Computerized Neuropsycological Tests to Manage Concussion in Professional Football Codes - La ricerca neuroscientifica ha migliorato notevolmente la comprensione delle conseguenze a lungo termine di sport legati a commozione cerebrale, ma le questioni etiche connesse alla prevenzione e alla gestione delle stesse non sono state prese in considerazione con lo stesso approfondimento. Nella prima parte dell'articolo vengono esposti i conflitti di interesse che sono legato all'uso del computerized neuropsycological (NP) test per la diagnosi di commozione: lo sviluppo di questi test ha coinvolto esperti che hanno legami con le aziende che vendono gli stessi.
La seconda parte mette in evidenza come anche qualche lega professionale di calcio abbia ingaggiato esperti con conflitti di interesse seguendo le linee guida internazionali.

8) Enhancing Moral Conformity and Enhancing Moral Worth - Thomas Douglas in questo articolo prende in considerazione l'importante tema del potenziamento (enhancement) legato alla morale. Vengono ripresi gli argomenti di John Harris, professore alla University of Manchester School of Law, che ha affermato in recenti articoli che gli unici metodi affidabili di miglioramento morale siano quelli classici, usati dagli umani da millenni: socializzazione, educazione e supervisione da parte dei genitori. Secondo Harris le moderne neurotecnologie potrebbero produrre solo un miglioramento morale superficiale e certamente minore rispetto ai mezzi tradizionali. L'autore dell'articolo, valuta allora 3 tentativi, che si ispirano alle idee di Kant sul valore morale, per evidenziare una diversità tra "moral conformity" e "moral worth".

9) Clinicians' Attitudes toward Patients with Disorders of Consciousness: A Survey - L'articolo, a firma di 5 autori italiani, prende in considerazione il problema neuroetico dei disturbi di coscienza (DOC). Nonostante i progressi metodologici fondamentali, infatti, le informazioni scientifiche sui DOC (stato vegetativo, minima coscienza...) risulta ancora incompleta. La possibilità di discriminare tra i diversi livelli di coscienza comporta strategie di trattamento e preoccupazioni etiche nuove. Gli autori hanno, quindi, sottoposto a medici italiani un sondaggio per far emergere i pareri riguardanti alcune questioni emergenti della cura e della ricerca sui pazienti DOC. I risultati sembrano molto interessanti anche da un punto di vista internazionale visto che i medici italiani si sono dimostrati considerare la questione etica come centrale in questi casi e hanno evidenziato come le normative vigenti siano inadeguate di fronte al rapido progresso neuroscientifico.

10) Addiction, Compulsion, and Agency - La "brief communication" a firma di E. Di Nucci, filosofo all'Università Duisburg-Essen in Germania, cerca di contrastare le tesi di H. Pickard sulle dipendenze. La Pickard sostiene che la dipendenza (addiction) non sia una malattia cronica, recidivante e neurobiologica caratterizzata dall'uso compulsivo di droghe o alcol e delinea cinque fattori psicologici che insieme spiegano la dipendenza come azione intenzionale: il desiderio forte e abitudinale, la forza di volontà, la motivazione, il ruolo funzionale e decisione e risoluzione. 

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