domenica 30 marzo 2014

Neuroethics Volume 7 - Presentazione

di Riccardo Carrara

La rivista Neuroethics si presenta come un forum per gli studi interdisciplinari di neuroetica e le questioni connesse alle scienze della mente. L'attenzione della rivista si concentra, in modo preminente, sulle questioni etiche poste dalle nuove tecnologie sviluppate tramite le neuroscienze, come per esempio i moderni psicofarmaci e altri modi di intervenire sulla mente.

Questa importante pubblicazione copre entrambe le aree della neuroetica: l'etica delle neuroscienze e le neuroscienze dell'etica. Uscita per la prima volta nel 2008 è arrivata oggi al settimo volume e un totale di 202 articoli. Vi presentiamo i primi 5 articoli dell'ultima pubblicazione: Volume 7, Issue 1, April 2014. Domani il seguito.


In questo fascicolo di 107 pagine, troviamo 10 articoli: 9 articoli originali e una "brief communication" a firma di Enzo di Nucci come chiusura. 

Il primo articolo, che è l'unico ad accesso libero, quindi scaricabile gratuitamente dal sito della rivista, presenta un sondaggio molto interessante su una delle questioni etiche più attuali che coinvolgono le neuroscienze.

1) Attitudes of Lay People to Withdrawal of Treatment in Brain Damaged Patients - Lo studio riguarda la questione della sospensione dei trattamenti nei casi di pazienti in stato vegetativo (VS), stato di minima coscienza (MCS) o in sindrome locked-in (LIS). È stato sottoposto un sondaggio a 199 laici statunitensi, utilizzando la piattaforma online Mechanical Turk, per valutare l'atteggiamento morale dei laici di fronte a questa questione. L'indagine non può fornire un quadro preciso del pensiero e degli atteggiamenti dei laici di fronte alla tematica, ma dal sondaggio emergono interessanti dati sui valori delle persone e sui principi che sembrano guidare le scelte etiche. Poco più del 40% è risultato favorevole alla sospensione del trattamento nei casi di VS, mentre il 25,3% per i pazienti in LIS e il 20,6% in MCS. I principi maggiormente emersi non sono stati quelli legati alla sacralità della vita, né legati ai principi utilitaristici dell'allocazione delle risorse. Sembra che il principio cardine delle scelte etiche sia quello dell'autonomia (dato confermato dal fatto che i favorevoli alla sospensione dei trattamenti erano molti di più se si ponderava la prospettiva in prima persona rispetto al considerarla in terza) . È questo ormai il principio cardine della neuroetica?

2) Traumatic Brain Injury: An Objective Model of Consent - Continuando sul tema dell'autonomia, lo studio esamina la questione del consenso ad un intervento neurochirurgico, nei casi in cui ci sia un'alta possibilità di sopravvivenza, ma con una gravissima disabilità. Solo una minoranza dei soggetti sottoposti all'analisi avrebbe fornito il consenso all'intervento pur sapendo che la propria sopravvivenza avrebbe comportato una grave disabilità. S. Honeybul, K.M. Ho e G.R. Gillett, che firmano l'articolo, propongono un modello di consenso, per quei pazienti che non sono in grado di esprimere il proprio consenso, basato sull'equilibrio di alcuni fattori tra i quali: la gravità della lesione, la disponibilità o meno di accettare la sopravvivenza con una grave disabilità, la disponibilità al rischio.

3) Views of Addiction Neuroscientists and Clinicians on the Clinical Impact of a 'Brain Disease Model of Addiction' - L'articolo, a firma di 6 autori, riguarda il tema della dipendenza e il fatto che questa venga descritta come "malattia cronica e recidivante del cervello". La domanda posta a 31 neuroscienziati e clinici australiani esperti di dipendenze è stata se il "modello" che considera la dipendenza come una malattia del cervello possa avere un impatto positivo o negativo sui tossicodipendenti. Non è emersa un'opinione negativa nei riguardi del modello ed alcuni hanno riconosciuto la possibilità che il "Brain Disease Model of Addiction" possa fornire una spiegazione razionale ai tossicodipendenti e che questa possa essere un supporto al farsi curare e una motivazione al cambiamento.

4) Psychosocial and Ethical Aspects in Non-Invasive EEG-Based BCI Research - A Survey Among BCI Users and BCI Professionals - Gerd Grubler et al. presentano i risultati di uno studio pilota che riguarda l'applicazione di EEG-based non-invasive brain-computer interface (BCI) nella riabilitazione e assistenza dell'ictus.  I soggetti coinvolti sono suddivisibili in due gruppi 19 pazienti e 17 professionisti di interfaccia neurale (interfaccia cervello-computer - BCI). La maggior parte degli utenti sottoposti alla tecnica si dice contenta e riportano solo alcuni aspetti negativi, quali il disagio con gli elettrodi bagnati e le tensioni durante le sessioni di allenamento. I professionisti, invece, individuano alcune questioni neuroetiche: la necessità di un corretto trasferimento delle informazioni, l'obbligo di evitare aspettative irreali nei partecipanti, la selezione dei partecipanti, l'analfabetismo nei confronti delle interfacce neurali e problemi di privacy. 

5) Perceived Access to Self-relevant Information Mediates Judgments of Privacy Violations in Neuromonitoring and Other Monitoring Technologies - Lo studio di D.A. Baker, N.J. Schweitzer e E.F. Risko si interroga sui meccanismi psicologici fondamentali alla base della percezione di violazione della privacy. I progressi della tecnologia, infatti, stanno portando a una maggiore comprensione della mente, sollevando, sempre più, problemi relativi alla privacy. Viene esplorata la relazione tra la percezione di violazione della privacy e l'accesso alle informazione relative al proprio "sé" (self). Tra le varie tecnologie di monitoraggio, viene preso in considerazione il neuromonitoraggio, che se da un lato non viene giudicato come la tipologia di monitoraggio più invasivo, dall'altro viene reputato come qualcosa che va al di là di una violazione della privacy. Il giudizio dei soggetti nei riguardi della privacy cambia notevolmente nella misura in cui il monitoraggio permette di accedere alle informazioni rilevanti del "sé".

Gli ultimi 5 articoli verranno presentati domani.

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