venerdì 4 aprile 2014

Differenze sessuali nel cervello umano: "uguale" non significa "lo stesso"

di Alberto e Riccardo Carrara
Gruppo di Ricerca in Neurobioetica

Larry Cahill, Ph.D., professore di Neurobiologia e Comportamento presso il Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università della California (Irvine, USA), è l’autore dello studio intitolato Equal ≠ The Same: Sex Differences in the Human Brain pubblicato su Cerebrum la prestigiosa rivista mensile della DANA Foundation il 1° aprile 2014.

“Uguale” è diverso da “lo stesso”: le differenze sessuali nel cervello umano, è una preziosa sintesi sulle evidenze neuroscientifiche, particolarmente frutto dell’imaging cerebrale, che stanno confermando sempre più le differenze a livello cerebrale tra “cervello maschile” e “cervello femminile”.


Ricordiamo che Larry Cahill, è l’autore del recente commento Fundamental sex difference in human brain architecture, uscito su PNAS vol. 111, n. 2, 2014, pp. 577-578, all’articolo Sex differences in the structural connectome of the human brain pubblicato sullo stesso volume a firma di Ingalhalikar, M. et al. (PNAS, 2014; 111, 2, 823-828).

Lo studio su Cerebrum riprende in maniera più articolata la tesi già espressa dall’autore secondo cui “la ricerca biomedica in generale, e quella neuroscientifica in particolare, sono state fondate su una premessa falsa che è proprio quella che le differenze sessuali maschio/femmina (nell’animale) e uomo/donna (nell’essere umano), possano venir tranquillamente ignorate.

Così si esprimeva Cahill su PNAS (2014, vol. 111, n. 2, p. 577): “In PNAS, a report by Ingalhalikar et al. has the makings of a landmark paper. Here I would like to briefly suggest why. Biomedical research in general, and neuroscience in particular, has been built on a false assumption. I refer to the assumption that one may safely ignore potential sex influences, for essentially every domain outside sexual functions and sex-specific issues like prostate function, and still learn everything fundamental there is to learn”.

Per Cahill c’è un’accettazione sostanziale e diffusa, anche tra i neuroscienziati, di tale falsa premessa che fa si che nella pratica della ricerca, vengano prevalentemente impiegati modelli animali maschi: “Widespread acceptance of this false assumption among neuroscientists is the reason they still overwhelmingly use only males in their animal experiments while implying that their results will apply equally to females and why potential sex influences are still routinely ignored or dismissed even when both sexes are studied, as in many human subject and knockout mouse studies” (PNAS, 2014, vol. 111, n. 2, p. 577).

Questa è la tesi ripresa e sviluppata sullo studio Equal ≠ The Same: Sex Differences in the Human Brain pubblicato su Cerebrum (portale della DANA Foundation) lo scorso 1° aprile 2014.

La precisazione o “nota iniziale dell’editore” è significativa e ne riassume il contenuto: “mentre gli sviluppi dell’imaging cerebrale confermano che l’uomo e la donna pensano secondo un modo loro proprio e che i loro cervelli sono diversi, la comunità biomedica impiega principalmente animali maschi quali modelli di esperimenti assumendo che le differenze sessuali a livello cerebrale non siano per nulla significative. Cerebrum di questo mese, sottolinea alcuni dei risultati e delle ricerche che rendono invalida tale premessa” (la traduzione è nostra e proviene dalla versione inglese ufficiale che afferma letteralmente: “Editor’s Note: While advances in brain imaging confirm that men and women think in their own way and that their brains are different, the biomedical community mainly uses male animals as testing subjects with the assumption that sex differences in the brain hardly matter. This month’s Cerebrum highlights some of the thinking and research that invalidates that assumption”).

Il campo delle differenze sessuali è sempre stato straripante di problemi e discussioni, poiché, se da un lato le differenze tra cervello maschile e femminile stanno emergendo sempre più grazie a nuovi studi neuroscientifici, la relazione tra queste e il comportamento è ancora da indagare ed è il più delle volte una correlazione stereotipata e che semplicemente porta avanti miti e congetture.

Per tale ragione, l’indagine in questa direzione deve essere approfondita e la ricerca neuroscientifica deve tenere conto di queste differenze nei diversi studi. Grazie a questa valutazione, ossia liberandosi della falsa premessa di cui parla L. Cahill, si potrebbero trovare nuove e interessanti ipotesi e soluzioni a disturbi neurologici, non solo alle problematiche riguardanti direttamente la sessualità.

Per fare un esempio, tenendo in considerazione queste differenze tra cervello maschile e femminile, Simon Baron-Cohen, Fellow della British Academy,  attualmente professore di psicopatologia dello sviluppo presso l’Università di Cambridge e direttore dell’Autism Research Centre (ARC), ha presentato la controversa ipotesi dell’ “extreme male brain” per spiegare l’autismo, idea ripresa in diverse riviste scientifiche dallo stesso autore (come negli articoli: The extreme male brain theory of autism, Trends in Cognitive Science, 1 Jun 2002; Sex differencesin the brain: implications for explaining autism, Science, 4 Nov 2005 e "Biological sex affects the neurobiology of autism", BRAIN, 27 Ago 2013). 

L’idea, ancora oggi presa in considerazione e analizzata (vedi l’articolo del 31 gennaio 2014 Sexuality and gender role in autism spectrum disorder: a casecontrol study su PLoS One), afferma che l’autismo possa essere una forma estrema del profilo cognitivo maschile.

La psicologa canadese Cordelia Fine, nata in Inghilterra, autrice dell’introduzione alla Britannica Guide to the Brain e del libro Delusion of Gender, fortemente criticato da diversi ricercatori e neuroscienziati e che di certo non ha aiutato, negli ultimi anni, la ricerca neuroscientifica applicata allo studio delle differenze di sesso, afferma: “La complessità del cervello ha reso un compito molto difficile l’interpretazione e la comprensione del significato di eventuali differenze di sesso”, e aggiungiamo noi, in linea con quanto affermato da Cahill: non per questo tali differenze devono essere ignorate, anzi devono diventare una vera sfida per ogni neuroscienziato.

Nei prossimi giorni riassumeremo lo studio e continueremo a riflettere sulle implicazioni antropologiche e di neuroetica relative alla sessualità umana e alla sua dualità (uomo/donna) dalla prospettiva delle recenti evidenze scientifiche, in particolare, neuroscientifiche. 

Riccardo e Alberto Carrara
Gruppo di Ricerca in Neurobioetica
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