giovedì 17 aprile 2014

Quando il cervello non è sufficiente a spiegare la coscienza

Riportiamo un estratto dell'intervista al neurochirurgo Massimo Gandolfini apparsa ieri su Zenit.

Quando il cervello non è sufficiente a spiegare la coscienza
Intervista al prof. Massimo Gandolfini, perito consultore neurochirurgo presso la Santa Sede, autore del libro "I volti della coscienza"

Roma, 16 Aprile 2014 (Zenit.orgElisabetta Pittino

“I volti della coscienza. Il cervello è organo necessario ma non sufficiente per spiegare la coscienza” è il titolo del libro del prof. Massimo Gandolfini, edito da Cantagalli, che, in 150 pagine, tratta un argomento enorme: la coscienza, un mondo che vale la pena esplorare. Gandolfini, è direttore del Dipartimento di Neuroscienze della Fondazione Poliambulanza di Brescia, vicepresidente nazionale dell’Associazione Scienza&Vita, oltre che perito consultore neurochirurgo presso la Santa Sede, membro di numerosi organi istituzionali a carattere bioetico.


Come nasce questo libro?
Gandolfini: Nasce perché la bibliografia sull’argomento delle neuroscienze, in particolare sulla coscienza, va letta alla luce delle nuove scoperte e delle tecnologie che le hanno permesse. Parliamo di neurobiologia della coscienza che è un’acquisizione molto recente. La bibliografia è molto ricca ma ha una tendenza molto riduzionista dal punto di vista antropologico e filosofico. 

Cos'è la coscienza?
Gandolfini: Il termine deriva da cum scire, sapere insieme: un equilibrio tra centro intellettivo, sensitivo, motorio ed emozionale. Aristotele è stato forse il primo ad affrontare il tema della coscienza che lui chiamò synderesis, dal greco syn, insieme, tereo, osservare, cioè esiste una funzione che ci permette di osservare e di mettere insieme tutti i percetti visivi. La coscienza è il grande tema della filosofia, in particolare della filosofia morale. Filosofi come sant’Agostino e san Tommaso l'hanno sempre definita funzione simbolica superiore. Oggi si parla di neurobiologia della coscienza.

Il cervello può spiegare la coscienza?
Gandolfini: No. Se questo fosse vero cadrebbe la libertà, il libero arbitrio; se cade la libertà cade la responsabilità. Oggi si sta parlando moltissimo di questo in branche delle neuroscienze; si sta pensando addirittura in ambito legale se possa avere un valore la prova di una certa costituzione del cervello per ridurre l’imputabilità del soggetto.

Coma, stato vegetativo, stato di minima coscienza. Di che si tratta?
Gandolfini: Sono disturbi della coscienza che dicono come siamo in grado di esercitare la nostra funzione cosciente. I due termini fondamentali della coscienza sono la consapevolezza e la veglia. I disturbi della coscienza vanno distinti chiaramente. Il coma è lo stato di abolizione della coscienza nelle sue funzioni somatiche. Il paziente è immobile ad occhi chiusi, non risvegliabile ed in assenza di risposte finalizzate a stimoli esterni. Qualsiasi altra fattispecie di disturbo della coscienza che non ha queste caratteristiche non è coma.

Il resto dell'intervista potete leggerlo qui.

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