martedì 22 aprile 2014

Rita Levi Montalcini: un ricordo e tante speranze

di Riccardo Carrara

"Nel 2001 ho avuto l'idea dell'EBRI [European Brain Research Institute]. Mi sono chiesta: in che cosa l'Italia ha sempre primeggiato? Nelle neuroscienze. Nel Settecento Galvani e Volta scoprirono l'elettricità animale; a fine Ottocento Golgi inventò la colorazione con l'argento delle cellule nervose; Vittorio Erspamer riuscì a isolare la serotonina e altri neurotrasmettitori e Giuseppe Levi, il mio professore, fu tra i primi a sperimentare la coltura in vitro". (Rita Levi Montalcini)

Ecco le motivanti parole di una delle più importanti neuroscienziate italiane, Premio Nobel per la medicina o la fisiologia nel 1986 insieme a S. Cohen, che ha sempre creduto nell'Italia e che ha sempre lottato intellettualmente per la ricerca scientifica e per i giovani.

Rita Levi Montalcini, morta nemmeno due anni fa, nacque a Torino il 22 aprile 1909 e oggi ricorre l'anniversario della sua nascita.


La sua carriera universitaria e di ricerca si è svolta tra gli USA e l'Italia: professore ordinario, dal 1959 al 1977, nell'Istituto di biologia della Washington University a St. Louis, dal 1961 al 1969 ha diretto il Centro di ricerca neurobiologica, istituito dal Consiglio nazionale delle ricerche presso l'Istituto superiore di sanità. Nel 1969, e fino al 1979, è passata a dirigere il Laboratorio di biologia cellulare: professore ospite presso l'Istituto di neurobiologia, sempre dell'area CNR, fino al 1989. Nel 2005 ha fondato lo European brain research institute  (EBRI), centro di ricerca scientifica internazionale per lo studio delle neuroscienze.

Rita Levi Montalcini ottenne la laurea con lode nel 1936, ma visse molte difficoltà nella sua vita e nella sua carriera di ricercatrice. Sofferenze e avversità che possono diventare grandi spunti di riflessione per tutti i giovani e le persone che stanno vivendo questo periodo di "crisi", per rendersi conto che, probabilmente, certi intralci e ostacoli non li possiamo nemmeno immaginare.

Nella biografia dell'enciclopedia Treccani, di cui la stessa R.L. Montalcini è stata presidente, troviamo un passaggio che ben descrive una delle grandi prove che la scienziata ha dovuto affrontare all'inizio della propria carriera universitaria. Dopo la laurea in medicina, infatti, divenne "Assistente volontaria nella clinica delle malattie nervose e mentali dal 1° gennaio 1938, fu sospesa dal servizio con decreto rettorale del 18 ottobre 1938 per effetto delle leggi razziali (Regio decreto legge 5 settembre 1938, «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista»). La legge, che all’articolo 3 sanciva la sospensione, con decorrenza dal 16 ottobre, del personale insegnante «di razza ebraica» di ogni ordine e grado, nell’Università di Torino portò all’immediata espulsione di 9 professori e 15 tra aiuti e assistenti. L’articolo 5 consentiva però agli studenti già iscritti di completare il corso, senza borse di studio e solo se non fuori corso. In questo modo Levi-Montalcini nel 1939 poté ottenere il diploma di specializzazione in neuropatologia e psichiatria".

Queste leggi, così ingiuste e disumane, Rita le è riuscite a vedere come una "fortuna", perché sono state queste situazioni drammatiche che la hanno spinta a crearsi il suo laboratorio segreto, nella sua camera da letto e che l'hanno spinta ad iniziare la ricerca che in seguito l'ha portata a scoprire il fattore di crescita nervoso e quindi a vincere il Premio Nobel.


La storia di Rita risulta un'importante bagaglio che arricchisce la mente di chiunque, una donna che ha scritto: "malgrado l'età io non vivo nel passato, ma nel futuro!" (da La clessidra della vita) e che ci ricorda che "Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella "zona grigia" in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva" (da La clessidra della vita).

Ai giovani ha sempre dedicato una particolare attenzione e parole forti. "I giovani devono credere in qualcosa di positivo e la vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei valori, perché questi rimangono anche dopo la nostra morte". E ancora: "Ai giovani auguro la stessa fortuna che mi ha condotto a disinteressarmi della mia persona, ma di avere sempre una grande attenzione nei confronti di tutto ciò che mi circonda, a tutto quanto il mondo della scienza, senza trascurare i valori della società". A tutti ha sempre ricordato (e probabilmente in questo periodo che stiamo vivendo, dove tutto sembra andare storto, o così è quello che ci raccontano, può rilanciare verso la speranza): "Pensate al futuro che vi aspetta, pensate a quello che potete fare, e non temete niente".

"Il messaggio che invio, e credo anche più importante di quello scientifico, è di affrontare la vita con totale disinteresse alla propria persona, e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda".

Pur essendo una scienziata e una esigente ricercatrice, mai ha dimenticato l'umanità, non ha considerato l'uomo solo come un insieme di cellule, ma ha sempre riconosciuto in esso, in tutti gli uomini, un qualcosa di speciale, di meraviglioso e di cui meravigliarsi. "Rare sono le persone che usano la mente. Poche coloro che usano il cuore e uniche coloro che usano entrambi". Impariamo ad essere queste persone uniche che sanno usare il cuore e la mente!

Moltissime sono le frasi e gli episodi della vita di Rita Levi Montalcini che si possono raccontare e che possono motivarci e mettere in moto il nostro cervello.
Voi quali ritenere nel vostro cuore e nella vostra mente?
------

Tra le opere scritte da Rita Levi Montalcini, ricordiamo i suoi libri divulgativi:
Elogio dell'imperfezione (1987); Il tuo futuro (1993); Senz'olio contro vento (1996);L'asso nella manica a brandelli (1998); La galassia mente (1999); Cantico di una vita (2000); Tempo di mutamenti (2002); Tempo di azione (2004); Abbi il coraggio di conoscere (2005); I nuovi magellani nell'er@ digitale (2006);Cronologia di una scoperta (2009).

Nessun commento:

Posta un commento