lunedì 26 maggio 2014

Editoriale LeScienze: Il secolo del cervello

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) e Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani

Martedì scorso 20 maggio, ho introdotto l’ultimo numero mensile della rivista LeScienze uscito in edicola lo scorso 3 maggio 2014, edizione italiana di Scientific American. La copertina di questo numero, con un suggestivo encefalo stilizzato, titola: Il nuovo secolo del cervello. Due grandi progetti internazionali per svelare i segreti della struttura più complessa del mondo.

Oggi riporto l’editoriale Il secolo del cervello. Progetti miliardari per svelare i meccanismi del pensiero, a cura di Marco Cattaneo (p. 7). Che il XXI secolo sia il “secolo del cervello” lo dimostrano due colossali progetti di ricerca lanciati pochi mesi fa.


Cattaneo fa il punto della situazione su questi due grandi progetti internazionali: in ordine cronologico, quello europeo (The Human Brain Project, coordinato dal neuroscienziato Henry Markram) e quello statunitense, The Brain Initiative, lanciata dal Presidente Barak Obama. Cattaneo introduce l’articolo Il nuovo secolo del cervello a cui si ispira la copertina (p. 30).

Le parole in negretto sono state da me evidenziate.

«Steven Rose lo aveva già previsto in un suo libro di qualche anno fa. Il XXI secolo, scriveva il neurobiologo britannico di fama mondiale, sarebbe stato il secolo del cervello. E in effetti all’inizio del 2013 è arrivata la conferma, anzi una duplice conferma. Prima l’Unione Europea ha scelto lo Human Brain Project di Henry Markram, del Politecnico di Losanna, come uno dei suoi progetti bandiera, finanziandolo con un miliardo di euro in dieci anni. Poi, ad aprile, Barack Obama ha lanciato la Brain Initiative, un progetto altrettanto lungo e persino più ricco con i finanziamenti privati si arriverà a 300 milioni di dollari all’anno – che sarà guidato dai National Institutes of Health.

Anche se all’apparenza potrebbe sembrare una guerra fredda delle neuroscienze, in realtà i due progetti sono complementari, come spiegano in queste pagine Rafael Yuste e George M. Church. Quello statunitense mira allo sviluppo di nuove tecnologie per capire fin nei minimi dettagli il funzionamento del cervello. Quello europeo, forse ancora più ambizioso, punta a realizzare una simulazione al computer del cervello in tutte le sue funzioni. E dunque potrà beneficiare delle scoperte, anche parziali, del primo.

Insieme, perciò, questi due progetti di Big Science potrebbero svelare ogni segreto della più complicata macchina conosciuta, dal mistero della coscienza alla genesi del pensiero, fino a tutti gli intricati processi elettrici e chimici che regolano l’elaborazione dei segnali. E tutto questo potrebbe portare allo sviluppo di terapie per molte patologie cerebrali, a cominciare dalle malattie neurodegenerative.

L’esito però è tutt’altro che scontato. È accaduto spesso, negli ultimi decenni, che l’euforia per le rivoluzioni annunciate in campo biomedico finisse per spegnersi davanti a difficoltà impreviste. È andata così con il Progetto genoma, dopo il quale ci si è accorti che il DNA non era proprio un libro aperto, e lo stesso è accaduto anche con le staminali e la terapia genica.

In realtà, è solo questione di tempo. Come ricorda Ricki Lewis a pagina 46, a metà degli anni novanta la terapia genica prometteva di trovare entro breve tempo la cura per molte malattie. Poi, dopo alcuni clamorosi fallimenti, fu quasi abbandonata. E solo ora, grazie anche a importanti contributi della ricerca italiana, comincia a mantenere le promesse.

La conoscenza precisa dei meccanismi biologici è un obiettivo a cui soltanto oggi la ricerca può ambire. Forse non faremo in tempo a raccogliere i frutti di tutti questi investimenti in denaro e in ingegno, ma lasceremo in eredità un patrimonio di nuove conoscenze che potranno portare innovazioni radicali magari tra venti, trenta, cinquant’anni. Proprio come è stato per chi è venuto prima di noi, in un patto tra generazioni che, in fondo, è una delle peculiarità che ci rende umani».

L'editoriale si trova QUI

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