giovedì 8 maggio 2014

Gesù nei toast e le neuroscienze

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN)

Pareidolia. Anche se questo strano termine suona a malattia esotica o può richiamare infezioni virali letali tipiche dei film fantascientifici, la pareidolia, dal greco είδωλον, immagine, unito al prefisso παρά, cioè, simile, si riferisce a quel fenomeno ricorrente nella nostra esperienza quotidiana che ci fa riconoscere figure di volti umani in scenari naturali.

Viene subito alla mente il “volto umano” che emergeva chiaramente da un’immagine della superficie lunare.

La pareidolia è un’illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale; è una tendenza istintiva e automantica a ricercare forme familiari in immagini disordinate. È noto che tale associazione si manifesta, in modo spiccato, verso le figure e i volti umani. Classici esempi sono la visione di animali o volti umani nelle nuvole, la visione di un volto umano sulla luna, oppure l’associazione di immagini alle costellazioni.


Quando rigurda i volti umani, si denomina pareidolia facciale (in inglese, face pareidolia). La pareidolia facciale è la percezione illusoria di volti inesistenti (Face pareidolia is the illusory perception of non-existent faces).

Insomma, la pareidolia è la condizione opposta alla classica prosopagnosia, patologia nota che impedisce a chi ne soffre di riconoscere i volti conosciuti, lasciando intatta praticamente ogni altra facoltà cognitiva.

Già era noto in letteratura da diversi studi di neuroimaging, che una zona cerebrale particolare, l’area facciale fusiforme, si attiva particolarmente se un soggetto osserva volti, mentre risulta più silente quando osserva altri tipi di stimoli. Inoltre, sappiamo che il cervello umano percepisce i volti non dettaglio per dettaglio, ma come totalità percettiva, come una gestalt in cui gli occhi e la bocca sono gli elementi che convogliano le informazioni più significative per il nostro organo cerebrale. Da questi elementi il cervello “trae” informazioni sulle intenzioni e le emozioni di coloro che ci circondano (qui si potrebbe fare un riferimento al sistema mirror o dei neuroni specchio caratterizzati da Giacomo Rizzolatti).


Per la prima volta, uno studio neuroscientifico pubblicato sull’ultimo numero della prestigiosa rivista Cortex (Vol. 53, aprile 2014, pp. 60-77) ha comparato le risposte comportamentali e neuronali relative alla pareidolia facciale con quelle corrispondenti alla percezione illusoria di lettere dell’alfabeto. Questo ha permesso di esplorare, in modo innovativo, le risposte comportamentali e cerebrali in risposta al processo illusorio di riconoscimento dei volti umani.

Ai partecipanti dello studio condotto da ricercatori dell’Università di Torondo e della Cina ed intitolato Seeing Jesus in toast: Neural and behavioral correlates of face pareidolia, venivano mostrate delle immagini casuali anche se venivano portati a credere che la metà di esse, il 50%, contenesse o volti o lettere dell’alfabeto. Il 34% e il 38% dei partecipanti riferiva di vedere (in modo ovviamente illusorio). rispettivamente volti umani e lettere.

I ricercatori Jiangang Liu, Jun Li, Lu Feng, Ling Li, Jie Tian e Kang Lee, hanno osservato che l’area cerebrale denominata rFFA o right fusiform face area (area facciale fusiforme destra) è particolarmente attiva quando i partecipanti allo studio percepiscono di osservare volti rispetto a lettere.


Insomma, I risultati ripostati su Cortex 53 (April 2014, pp. 60-77, published online April 2014 doi:10.1016/j.cortex.2014.01.013) suggeriscono fortemente che quest’area cerebrale rFFA giochi un ruolo chiave non soltanto nel processare volti umani reali, bensì anche in quelli virtuali percepiti in esperienze illusorie. Forse questo meccanismo è utile per favorire l’interazione tra le informazioni che dal basso si dirigono verso le zone corticali (bottom-up) provenienti dalla corteccia visiva primaria (PVC) e i segnali top-down provenienti dalla corteccia prefrontale (PFC).

Le analisi sull’intero cervello mostrano una rete (network) specializzato nella pareidolia dei volti e che coinvolge sia le regioni frontali, come quelle occipito-temporali.

Il processo cognitivo umani di riconoscimento dei volti ha pertanto una forte componente top-down per cui gli input sensoriali con anche una lieve possibilità di indurre una suggestione illusoria può condurre alla falsa interpretazione soggettiva di vedere un volto umano dove non c’è. Proprio come accede nei famigerati “Jesus Toast”.

Vedere il volto di Gesù in un toast riflette il nostro normale funzionamento cerebrale e, precisamente, il ruolo che la corteccia frontale svolge nella percezione visiva. Come del resto credere di vedere altri volti su nuvole o quant'altro. Resta sempre un'esperienza soggettiva, personale, in prima persona, interpretabile dal singolo, ma certamente spiegabile dal punto di vista neuroscientifico.

Riporto, in lingua inglese, l’abstract completo dello studio.


«Face pareidolia is the illusory perception of non-existent faces. The present study, for the first time, contrasted behavioral and neural responses of face pareidolia with those of letter pareidolia to explore face-specific behavioral and neural responses during illusory face processing. Participants were shown pure-noise images but were led to believe that 50% of them contained either faces or letters; they reported seeing faces or letters illusorily 34% and 38% of the time, respectively. The right fusiform face area (rFFA) showed a specific response when participants “saw” faces as opposed to letters in the pure-noise images. Behavioral responses during face pareidolia produced a classification image (CI) that resembled a face, whereas those during letter pareidolia produced a CI that was letter-like. Further, the extent to which such behavioral CIs resembled faces was directly related to the level of face-specific activations in the rFFA. This finding suggests that the rFFA plays a specific role not only in processing of real faces but also in illusory face perception, perhaps serving to facilitate the interaction between bottom-up information from the primary visual cortex and top-down signals from the prefrontal cortex (PFC). Whole brain analyses revealed a network specialized in face pareidolia, including both the frontal and occipitotemporal regions. Our findings suggest that human face processing has a strong top-down component whereby sensory input with even the slightest suggestion of a face can result in the interpretation of a face».


Nessun commento:

Posta un commento