sabato 3 maggio 2014

Giacomo Rizzolatti e il Brain Prize

Giacomo Rizzolatti, insieme agli scienziati Stanislas Dehaene e Trevor Robbins, ha vinto, per le pioneristiche ricerche sulle funzioni superiori del cervello, la quarta edizione di The Brain Prize, il premio danese di un milione di euro dedicato alla ricerca sul cervello.

Il premio, giunto alla quarta edizione, viene assegnato annualmente dalla Fondazione Grete Lundbeck European Brain Research per premiare uno o piu' studiosi che si siano distinti per contributi significativi alla comprensione del funzionamento del cervello.


A consegnarlo è stata la Principessa Mary di Danimarca il 1 maggio, a Copenaghen, nella bellissima cornice del Diamante Nero, sede della Biblioteca Reale nella capitale danese.

Il giorno dopo, Rizzolatti ha tenuto la conferenza "The Mirror Mechanism: a neural mechanism to understand others" all'Istituto italiano di cultura, esponendo i risultati delle sue ricerche. La scoperta degli anni '90 ha condotto allo sviluppo di un nuovo campo di ricerca e ha contribuito in modo significativo alla comprensione di disordini comportamentali come l'autismo.

Rizzolatti è professore emerito di Fisiologia dell’università di Parma e Direttore del centro Social and Motor Cognitiondell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Laureato in medicina all'Università di Padova. ha trascorso tre anni all'Istituto di Fisiologia di Pisa e due anni in università americane. Il resto della sua carriera si è svolto all'Università di Parma. Giacomo Rizzolatti e i suoi colleghi sono gli scopritori dei 'neuroni specchio'. Questi neuroni, scoperti originariamente nella scimmia sono attivi sia quando l'animale esegue un determinato movimento sia quando vede o ascolta un altro individuo fare lo stesso movimento. I neuroni specchio sono considerati fondamentali per la comprensione delle azioni e delle intenzioni degli altri. Successivamente Rizzolatti e i suoi collaboratori, hanno dimostrato usando, tecniche elettrofisiologiche e di “brain imaging” , che i neuroni specchio esistono anche nel cervello umano. La scoperta dei neuroni specchio ha dato vita a un nuovo campo di ricerca nelle neuroscienze sociali ed elevato i livelli di comprensione di disordini come l'autismo.

Riportiamo, infine, tre delle domande che sono comparse nel Corriere della Sera del primo maggio, il resto dell’intervista potrete leggerlo qui. L’intervista a Rizzolatti è tratta dal libro «A Passo Leggero» di Cristina Gabetti, in uscita prossimamente presso Bompiani.

Professore, cosa significa per lei questo premio? 

«Sono contento sia per me sia per la scienza italiana, che nonostante le difficoltà rimane di alto valore. Inoltre, mi ha fatto piacere riceverlo da un Comitato di cui presidente è Colin Blakemore, professore a Oxford per molti anni e con il quale, in passato, siamo stati un po’ competitor. Bello, no? Aver superato una piccola rivalità nel nome di valori più alti. Poi la cifra è ingente».

Un milione di euro, più ricco del Nobel che ultimamente è stato ridotto. 

«Il Brain Prize è stato istituito da una ditta farmaceutica, la Lundbeck, con molti mezzi a disposizione. È specializzata in psicofarmaci per malattie del sistema nervoso; anche per questo si interessa di neuroscienze cognitive, campo che peraltro è abbastanza trascurato dal Premio Nobel, non per cattiveria o partigianeria, ma perché l’Accademia svedese è formata prevalentemente da esperti in fisiologia cellulare che capiscono meglio l’importanza di una ricerca nel loro campo».


Quali dei progetti in corso nel suo dipartimento la entusiasmano di più? 

«Come possibilità futura m’interessa la ricerca che facciamo con l’ospedale Niguarda a Milano: registrare l’attività di singoli neuroni nell’uomo. È una tecnica di avanguardia che stiamo mettendo a punto. Il Centro per l’Epilessia del Niguarda è uno dei migliori e più operativi in Europa. Studiano un malato a settimana: impiantano degli elettrodi nella testa del malato, dopodiché non possono operare subito perché devono capire dov’è il focolaio epilettico. Durante questo periodo il malato è a letto, cosciente, si annoia pure, quindi è disposto a collaborare con uno sperimentatore per altri test, e siccome gli elettrodi sono già collocati, noi possiamo capire quali aree si attivano meglio che con la risonanza magnetica. Poi ci sono le ricerche presso il nostro istituto sull’autismo».

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