sabato 31 maggio 2014

L’uomo, creatura di abitudini

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) e 
Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani

Pochi giorni fa, in forma digitale, è stata annunciata l’uscita del numero di giugno della rivista Scientific American Magazine. La copertina, abbastanza suggestiva, ritrae un cervello “molliccio” le cui circonvoluzioni cerebrali formano, nel mezzo, la scritta “habits”. Un altro numero di una rivista dedicato al “protagonista” del XXI° secolo: il cervello umano. La copertina titola: How the Brain Makes and Breaks Habits. La pre-view dell’articolo di Ann M. Graybiel e Kyle S. Smith sottolinea come i ricercatori stiano letteralmente individuando i circuiti cerebrali che possono aiutarci a “formare” buone abitudini (good habits) e a “rompere” (dissolvere starebbe meglio) quelle cattive.

A confermare l’attualità della ricerca neuroscientifica dei correlati neurali delle “virtù” e dei relativi “vizi” (si pensi all’intrigante libro “I sette peccati capitali del cervello” di Margriet Sitskoorn, Orme Editore, 2012), è la recente pubblicazione di una ricerca originale sulla rivista Molecular Psychiatry (Published online May 20 2014 doi:10.1038/mp.2014.44). Il lavoro, intitolato Disorders of compulsivity: a common bias towards learning habits e firmato dal gruppo di ricerca di  E. T. Bullmore dell’Università di Cambridge, parte da una domanda caratteristica a cui i ricercatori vorrebbero rispondere: perché noi esseri umani ripetiamo scelte che sappiamo essere un male per noi stessi?


Negli ultimi decenni sono stati individualti alcuni importanti circuiti e reti neuronali che sottendono e supportano i nostri processi decisionali. Il processo decisionale è caratterizzato dal reclutamento in parallelo di due distinti sistemi neuronali: il primo, finalizzato a conseguire l’obiettivo o scopo dell’azione, detto in gergo tecnico sistema “goal-directed”, il secondo, è il sistema che media i comportamenti abituali, quelli che acquisiamo attraverso un rafforzamento indotto dalla ripetizione.

Entrambi i sistemi si pensa sorgano a partire da due meccanismi computazionali d’apprendimento (o computational learning mechanisms), denominati in lingua inglese: model-based e model-free. Il sistema che media i comportamenti abituali (habitual system) costituisce un ottimo “candidato” per lo sviluppo di condizioni patologiche di fissità (fissità patologica o pathological fixedness). Impiegando un compito di decisione (decision task) che misura il contributo all’apprendimento di entrambi i meccanismi, abbiamo evidenziato una tendenza nei confronti dell’acquisizione di un modello-libero (model-free), cioè di abitudini, che sottendono a disturbi che coinvolgono ricompense (rewards) sia naturali (binge eating) che artificiali (metanfetamina), e il disturbo ossessivo-compulsivo.

Questa preferenza nei confronti dell’apprendimento modello-libero (model-free), cioè di abitudini, può essere il meccanismo alla base dei comportamenti ripetitivi che alla fine predominano in questi disturbi.

Ricordo che le ossessioni sono idee, pensieri, impulsi o immagini che insorgono improvvisamente nella mente e che vengono percepiti come intrusivi (ovvero la persona ha la sensazione che “irrompano da soli” o che siano indipendenti dal flusso di pensieri che li precede), fastidiosi (ovvero la persona per il contenuto o per la frequenza sperimenta disagio) e privi di senso (ovvero la persona ha la sensazione che siano irrazionali, esagerati o comunque non giustificati o poco legati alla realtà presente). Esempi di ossessioni sono pensieri come “Potrei infettarmi con il virus Hiv se tocco la porta del bagno della discoteca” o “Non devo pensare al nome delle persone a cui voglio bene in ospedale, altrimenti potrebbero ammalarsi”, “Se non controllo che tutti i file siano chiusi, qualcosa di brutto accadrà”, “ Potrei dire qualcosa di brutto senza accorgermene”. 

Mentre, la seconda grande categoria di sintomi sono le compulsioni o rituali. Consistono in azioni mentali e comportamentali che si manifestano in risposta alle ossessioni e che ne rappresentano un tentativo di soluzione; di solito sono seguite da un senso sollievo dal disagio causato dalle ossessioni, seppure un sollievo solo temporaneo. Ad esempio, disinfettare le mani con amuchina come risposta all’ossessione “le mie mani sono piene di germi pericolosi”, è un tentativo di allontanare il problema della percepita o temuta contaminazione; evitare di toccare le maniglie delle porte o portare i guanti rappresentano un tentativo di prevenire la ricomparsa del pensiero di essere contaminato. Ancora fare un preghiera in risposta all’ossessione “ho pensato un numero che porta male”, rappresenta un tentativo di rassicurarsi circa il timore che possa per propria responsabilità accadere qualcosa di negativo per sé o altri.

Secondo questa nuova ricerca condotta all’Università di Cambridge, persone affette dalla “dipendenza da cibo” o binge eating, da abuso di sostanze (droghe varie) e dal disturbo ossessivo-compulsivo, condividono un modello comune di processo decisionale e somiglianze nella struttura del cervello.

I ricercatori hanno dimostrato che il contributo alla formazione delle abitudini si associa ad una diminuzione del volume della sostanza grigia (cioè meno cellule nervose) a livello della corteccia orbitofrontale caudata e mediale.

I risultati del lavoro intitolato Disorders of compulsivity: a common bias towards learning habits, suggeriscono che la disfunzione in un meccanismo neurocomputazionale comune può essere alla base di diversi disturbi compulsivi.

Di seguito l’abstract dello studio che si può trovare QUI.

Disorders of compulsivity: a common bias towards learning habits

Why do we repeat choices that we know are bad for us? Decision making is characterized by the parallel engagement of two distinct systems, goal-directed and habitual, thought to arise from two computational learning mechanisms, model-based and model-free. The habitual system is a candidate source of pathological fixedness. Using a decision task that measures the contribution to learning of either mechanism, we show a bias towards model-free (habit) acquisition in disorders involving both natural (binge eating) and artificial (methamphetamine) rewards, and obsessive-compulsive disorder. This favoring of model-free learning may underlie the repetitive behaviors that ultimately dominate in these disorders. Further, we show that the habit formation bias is associated with lower gray matter volumes in caudate and medial orbitofrontal cortex. Our findings suggest that the dysfunction in a common neurocomputational mechanism may underlie diverse disorders involving compulsion.

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