mercoledì 28 maggio 2014

Sci.Am.: come il cervello produce e disfa le abitudini

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) e Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani

Un’altro numero di una rivista dedicato al “protagonista” del XXI secolo: il cervello!

È infatti stato pubblicato online, proprio in questi ultimi giorni di maggio, il numero di giugno 2014 della rivista Scientific American Magazine - June 2014 intitolato: The Neuroscience of Habits. How they form and why they are so hard to change.

La pre-view dell’articolo di Ann M. Graybiel e Kyle S. Smith How the Brain Makes and Breaks Habits (titolo abbastanza suggestivo), sottolinea come i ricercatori stiano letteralmente individuando i circuiti cerebrali che possono aiutarci a “formare” buone abitudini (good habits) e a “rompere” (dissolvere starebbe meglio) quelle cattive. 

Graybiel e Smith chiariscono che “ogni giorno tutti noi ci impegniamo in un numero sorprendente di comportamenti abituali. Molti di questi, dal lavarsi i denti, al condurre una vita familiare, ci consentono di fare semplicemente certe cose in una sorta di pilota automatico”. Gli autori di How the Brain Makes and Breaks Habits si rifanno certamente alle più recenti indagini neuroscientifiche, in particolare quelle che hanno dimostrato che anche “a riposo”, il nostro organo principe (il cervello) manifesta un’intensa attività (attivazione di base).

I comportamenti abituali che l’essere umano apprende attraverso la ripetizione di atti, evita un sovraccarico a livello cerebrale; il nostro cervello non si focalizza, nel realizzare un’azione che già abbiamo imparato, sui dettagli della stessa. Tutti noi abbiamo l’esperienza di cosa sia guidare. Una volta imparato, non ci rendiamo più conto (a livello riflesso, cioè auto-cosciente) delle piccole variazioni di regolazione del volante o del momento in cui dobbiamo cambiare la marcia.

Alcune abitudini che acquisiamo attraverso la ripetizione di azioni scelte e volute risultano di beneficio per la nostra salute psico-fisica, ma questo è solo il lato “buono” della medaglia.

Se ci innoltriamo, come sta facendo sempre più spesso la ricerca neuroscientifica, nei territori di importanti disturbi psichiatrici come le compulsioni o le dipendenze, come quella da eccesso di cibo o quella da fumo, da pornografia, etc., ci rendiamo subito conto che abitudini di questa natura risultano gravemente dannose per la nostra salute e sono in grado di minacciare seriamente la nostra esistenza.

Quello che la filosofia classica chiama da millenni “virtù” e “vizi”, oggi trovano conferma a livello neuroscientifico. Ecco che si delinea una vera e propria branca della Neuroetica che riguarda la neurobiologia delle virtù e dei vizi che la persona umana forma o "disfa". 

Interessante, in questo campo di studio davvero pionieristico, sarebbe la correlazione tra comportamenti scelti-modifiche della connettività cerebrale-effetti dannosi a breve e lungo termine.

Ecco che quest’interessante numer di giugno 2014 della rivista Scientific American How the Brain Makes and Breaks Habits fornisce un sintetico punto della situazione sulla “plasticità” e dinamicità del nostro cervello in relazione alla scelta di determinati comportamenti.


Non esistono scelte indifferenti e neutre, anche per il nostro cervello!

Rivista online QUI

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