venerdì 9 maggio 2014

Unisex? Le neuroscienze dicono NO!

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) e Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani

Le neuroscienze sostengono il neutralismo di genere?

Recentemente è stato pubblicato un libretto accattivante, se non altro per il titolo: Unisex - La creazione dell’uomo senza identità. Il saggio di Gianluca Marletta ed Enrica Perucchietti, edito da Arianna Editrice, si propone di spiegare cosa sia realmente (questo termine non è affatto superfluo o scontato) questa ideologia “gender” che va imponendosi sempre più, quali siano i suoi obiettivi e quale tipo di mondo sta preparando per le nuove generazioni.

Basterebbe ricordare il fracasso della cosiddetta “teoria della neutralità sessuale” costruita sulla pelle di vite umane dallo psicologo John Money a partire dagli anni ’70. Oggi chiediamo alle neuroscienze contemporanee cos’hanno da dirci sulla presunta uniformità sessuale?


Mi spiego meglio. Non solo psicologi, ma anche filosofi e neuroscienziati premono per imporre un cambiamento culturale che vuol eliminare (superare) i concetti di “uomo” e di “donna”, affermando che essi sono superati, frutto di costruzioni culturali ideologicamente schierate e piene di pregiudizi e discriminazioni.

Qualche nome. Per la filosofia: Nicla Vassallo, in Italia e Judith Butler, negli Stati Uniti. Per le neuroscienze: Dick. F. Swaab.

Ma le neuroscienze sostengono questo neutralismo di genere?

Sul numero 34 del 5 marzo 2014 della prestigiosa rivista The Journal of Neuroscience (J. Neurosci., 2014, 34, 10: 3509-3516), un gruppo di ricercatori americani hanno pubblicato un interessante studio che ci può aiutare a capire che i generi nell’essere umano sono soltanto due: uomo (cromosomicamente XY) e donna (cromosomicamente XX) e tutte le varianti possibili in natura sono valutabili e deducibili a partire da questa bipolarità sessuale della natura umana.

Anche i cosiddetti “orientamenti sessuali umani” (omosessualità, bisessualità, transessaulità, etc.) sono sempre comparati (anche nella letteratura neuroscientifica) e valutati avendo come sostrato fondante tale bipolarità sessuale (uomo/donna) della natura umana.

L’articolo in questione, intitolato Influence of the X-Chromosome on Neuroanatomy: Evidence from Turner and Klinefelter Syndromes, prende in considerazione quelle condizioni alterate della normale costituzione cromosomica umana, pertanto, condizioni patologiche che in gergo tecnico sono dette: aneuploidie cromosomiche. In particolare, vengono studiate nello studio: la sindrome di Turner (TS) e quella di Kinefelter (KS).

Come ricordano gli autori, “gli studi sugli effetti del sesso sul neuro-sviluppo si sono tradizionalmente concentrati su modelli animali e hanno considerato gli influssi ormonali sull’anatomia cerebrale”.

“Comunque, evidenze più recenti suggeriscono che i cromosomi sessuali possano anche indurre effetti diretti (upstream), agendo indipendentemente dagli ormoni. Le aneuploidie dei cromosomi sessuali costituiscono dei modelli ideali allo scopo di indagare questi effetti negli esseri umani”, queste aneuploidie includono la sindrome di Turner (TS), nella quale le donne mancano di un cromosoma X (sono 45X) e la sindrome di Klinefelter (KS), nella quale i maschi possiedono nel loro patrimonio cromosomico, un cromosoma X in più (sono cioè 47XXY).

“Poiché questi disordini rappresentano essenzialmente varianti di numero delle copie dei cromosomi sessuali, la ricerca della struttura cerebrale che coinvolge questi disordini, ci permette di determinare se l’effetto del dosaggio genetico dipendente dai cromosomi sessuali esista realmente”.

Lo studio riportato su The Journal of Neuroscience (J. Neurosci., 2014, 34, 10: 3509-3516) ha utilizzato le più moderne neuro-tecnologie: la cosiddetta voxel-based morphometry applicata a un ampio campione di ragazzini agli inizi dell’età puberale.


Sono stati comparati i volumi delle regioni della materia grigia tra individui con uno (45X), due (coloro che si sviluppano normalmente secondo il corredo cromosomico 46XX, cioè le donne, e 46XY, cioè gli uomini) o tre cromosomi sessuli (47XXY).

Ecco i risultati. La comparazione tra i gruppi TS e KS rispetto ai controlli ha dimostrato patterns altamente convergenti delle differenze volumetriche con la presenza di un cromosoma sessuale aggiuntivo in associazione ad un relativo decremento del volume della materia grigia parieto-occipitale e un relativo aumento dei volumi della materia grigia temporo-insulare.

Inoltre, la mappa comparativa dello z-score tra i gruppi TS e KS suggerisce che quest’effetto avviene in una modalità “dose-dipendente” di tipo lineare.

I ricercatori inferiscono, in conclusione, che l’espressione genica relativa ai cromosomi sessuali influisce in modo diretta sulla struttura cerebrale nei giovani durante le fasi precoci della pubertà.

Questo risultato aumenta la nostra comprensione dei meccanismi genotipici-fenotipici che stanno alla base (cioè che fondamentano) delle differenze sessuali nel cervello.

Tali differenze sessuali sono coerenti con una bipolarità sessuata della natura umana che si esprime nei due genotipi/fenotipi della donna (femminile) e dell’uomo (maschile).

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