sabato 14 giugno 2014

Nature Neuroscience, Neurogenomics – 2

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) e
Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani


Ho presentato nell’ultimo post di oggi la cover dell’ultimo numero della rivista Nature Neuroscience dedicato alla frontiera emergente delle neuroscienze, la neurogenomica. La spiegazione della copertina che raffigura una sezione dell’intero cervello umano in cui risaltano, oltre alle circonvoluzioni cerebrali, le lettere del sequenziatore genetico “TTCTA...”, le nostre basi azotate del DNA.

Ed è proprio il genoma, “vecchio” protagonista delle scorse decadi, a tornare alla ribalta, oggi associato al “nuovo” protagonista imperante della scienza medica contemporanea: il cervello.

Non c’è dubbio che stiamo vivendo in un contesto contemporaneo che può essere ben definito con il termine “neurocentrico”. Esso è il risultato di un lungo processo storico di sviluppo della prassi medica che dagli antichi Egizi va sino alle odierne neuro-nano-tecnologie. 

Per renderci conto di ciò possiamo ricordare alcuni pilastri storici tra i più recenti. Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush aveva sancito la famosa “Decade del Cervello” (1990-2000) alla quale seguì la “Decade della Mente” (2001-2011) e, più recentemente, il governo spagnolo proclamò l’anno 2012, “Anno della Neuroscienza”.

Questo, il 2014, è l’Anno Europeo del Cervello.

Per non parlare della recente iniziativa del presidente Obama che, il 2 aprile 2013 alla Casa Bianca ha lanciato il Progetto “BRAIN Initiative, lo stanziamento di 100 milioni di dollari allo scopo di “spingere” e stimolare la ricerca neuroscientifica sul cervello e la mente per trovare nuove terapie e prevenire i numerosi disordini che coinvolgono il cervello: dall’Alzheimer, alla schizzofrenia, dall’epilessia, all’autismo e ai traumi cerebro-vascolari[1]. Questi sono solo alcuni brevissimi cenni delle migliaia di iniziative che, in tutto il mondo, coinvolgono la ricerca e la riflessione sul cervello umano. L’istituzione che più promuove una “cultura sul cervello” è l’americana The DANA Foundation[2].

Il professor Collins, uno dei promotori del Progetto Genoma Umano, ha utilizzato l’analogia, con questa colossale rivoluzione dell’umanità, traslandola alla ricerca neuroscientifica: allo stesso modo in cui i grando colossi pubblici e privati ci avvicinarono sempre più al grande mistero della vita (al genoma umano) e, ciò che prima veniva considerato un enigma, ora è un qualcosa di accessibile, così gli sviluppi tecnologici nell’ambito delle immagini di risonanza magnetica funzionale, per esempio, ci stanno avvicinando sempre di più al grande enigma della mente umana[3].

Bene hanno riassunto questo quadro due autori italiani quando affermano: «Il neurocentrismo che in questi anni ha dominato e domina (1990-200 decennio del cervello; 2001-2011 decennio della mente) la cultura biomedica è stato all’origine di nuove informazioni e conoscenze sulla struttura e sul funzionamento del sistema nervoso centrale (neuroimaging), ha aperto interessanti prospettive terapeutiche in campo neurologico per diverse patologie (neuromodulazione farmacologica e neurostimolazione elettrica), ma ha anche determinato la comparsa di inquietanti interrogativi etici relativi alla possibilità di manipolare il cervello e la mente»[4].


La Neurogenomica è il “potenziamento interattivo” tra i due “Big” della ricerca scientifica globale: da una parte, la genetica, dall’altra, la rivoluzione delle neuroscienze. Il tutto “condito” dal progresso vertiginoso della tecnologia, sempre più micro-specializzata e sofisticata.

Nei prossimi giorni presenterò l’editoriale e il contenuto di quest’ultimo volume di NATURE NEUROSCIENCE dedicato alla Neurogenomics (June 2014, Volume 17, No. 6).



[3] Cf. F. S. Collins, ¿Cómo habla Dios?: la evidencia científica de la fe, Temas de Hoy, Madrid, 2007.
[4] Cf. V. A. Sironi – M. Di Francesco, Introduzione. Dal neurocentrismo..., 3. 

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