giovedì 5 giugno 2014

Neuro-pornografia: effetti cerebrali delle dipendenze - 1

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) e
Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani

Troppo Porno riduce il cervello! Così titolava l’altro giorno un portale italiano riprendendo la notizia di uno studio neuroscientifico condotto da un gruppo di ricerca del prestigioso Max Planck Institute for Human Development di Berlino (Germania).

Di cosa si tratta?

JAMA Psychiatry, nota rivista scientifica, ha pubblicato online il 28 maggio  uno studio firmato da  Simone Kühn, PhD e Jürgen Gallinat, PhD, rispettivamente affiliati al Max Planck Institute for Human Development, Center for Lifespan Psychology, alla Clinic for Psychiatry and Psychotherapy, Charité University Medicine, St Hedwig-Krankenhaus, istituzioni di ricerca tedesche con sede a Berlino e alla University Clinic Hamburg-Eppendorf, Clinic and Policlinic for Psychiatry and Psychotherapy di Amburgo (doi:10.1001/jamapsychiatry.2014.93). JAMA è l’abbreviazione di The Journal of the American Medical Association.

Questa ricerca, davvero originale, come sottolinea anche la dicitura di classificazione in lingua inglese, “Original Investigation”, è stata intitolata: Brain Structure and Functional Connectivity Associated With Pornography Consumption The Brain on Porn.

La notizia del contenuto dell’articolo è stata così descritta e sintetizzata da Reuters Health: “Gli uomini che riferiscono di guardare molto materiale pornografico tendono ad avere un ridotto volume e una minor attività nelle regioni del cervello legate ai meccanismi di ricompensa e motivazione, afferma un nuovo studio tedesco” (la traduzione è mia, l’originale inglese dice così: Men who report watching a lot of pornography tend to have less volume and activity in regions of the brain linked to rewards and motivation, says a new German study).

Mentre in italia, il portale diggita.it riportava la notizia in questi termini: “Un alto consumo di materiale pornografico è collegato ad un minore volume di materia grigia nel nucleo caudato destro dello striato, un area del cervello coinvolta nei meccanismi di ricompensa”.

Non si tratta di una boutade, ma dei risultati di uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista “The Journal of the american medical association (Jama) Psychiatry”.

Cosa affermano gli autori di questa ricerca di frontiera nell’ambito delle dipendenze?

Innanzittutto, le premesse dello studio sono molto importanti. Lo ribadiscono Kühn e Gallinat affermando che “Dal momento in cui la pornografia ha fatto il suo ingresso su Internet, l’accessibilità e l’anonimato nel consumare stimoli sessuali visivi sono aumentati, attraendo milioni di utenti” (Since pornography appeared on the Internet, the accessibility, affordability, and anonymity of consuming visual sexual stimuli have increased and attracted millions of users). “Partendo dal presupposto che il consumo di pornografia presenta somiglianze con il comportamento di ricerca della ricompensa, con quello di dicerca delle novità e con il comportamento addittivo di dipendenza, abbiamo ipotizzato alterazioni della rete fronto-striatale negli utenti frequenti” (Based on the assumption that pornography consumption bears resemblance with reward-seeking behavior, novelty-seeking behavior, and addictive behavior, we hypothesized alterations of the frontostriatal network in frequent users).

Ecco, in breve il “razionale” della ricerca: se le somiglianze comportamentali del consumo frequente di materiale pornografico rispetto ai noti sistemi di ricompensa e gratificazioni sono assodate, esse devono trovare un corrispondente anche (e soprattutto, direi) a livello strutturale e funzionale cerebrale.


Lo studio mira a indagare la probabile associazione tra il consumo frequente di materiale pornografico (la pornografia come addizione o dipendenza) e i sistemi cerebrali fronto-striatali, cioè quelli che coinvolgono la corteccia cerebrale frontale e lo striato.

Come hanno fatto i ricercatori a indagare questa possibile associazione comportamento-cervello?

Sono stati “reclutati” dal Max Planck Institute for Human Development 64 uomini adulti in buona salute, di età compresa tra i 21 e i 45 anni, i quali presentavano un’ampia gamma di dipendenza alla pornografia, tutti riportavano più di quattro ore a settimana. Tutti, per lo meno, visionavano materiale pornografico per diverse ore durante la settimana. Attraverso le più sofisticate tecnologie neuroscientifiche del momento, tra cui spiccano la voxel-based morphometry e la resting state functional connectivity, è stato studiato, con la risonanza magnetica funzionale 3-T, lo stato volumetrico delle regioni cerebrali corticali frontali e dello striato, in particolare veniva valutato il volume della materia grigia, cioè la porzione anatomofunzionale che contiene prevalentemente i corpi cellulari delle cellule nervose, i neuroni appunto.

Le immagini di scansione ottenute e analizzate dai ricercatori hanno fornito i seguenti dati: viene registrata una significativa associazione negativa tra consumo riferito di pornografia per ore/per settimana e il volume di materia grigia a livello del caudato destro (right caudate; P < .001), come pure dell’attività funzionale durante un paradigma sessuale preimpostato (sexual cue–reactivity paradigm) coivolgente il putament sinistro (P < .001). La connettività funzionale del caudato destro verso la corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra risulta negativamente associata alle ore di consumo del materiale pornografico.


Cosa concludono questi dati?

I ricercatori del Max Planck Institute affermano che l’associazione negativa del consumo auto-riferito di pornografia con il volume dello striato destro (il caudato), con l’attivazione dello striato sinistro (il putamen) durante un test di reattività e con una più bassa connettività del caudato destro verso la corteccia prefrontale dorsolaterale sinistra, potrebbe riflettere cambiamenti nella plasticità cerebrale come conseguenza di un’intensa stimolazione del sistema di ricompansa (reward system), insieme ad una ridotta modulazione top-down delle aree corticali prefrontali, quelle che mediano i nostri giudizi morali, i nostri “freni” istintivi, insomma.

Questi cambiamenti strutturali e funzionali della plasticità cerebrale potrebbero costituire le condizioni che aumentano il senso di ricompensa, e perciò che spingono maggiormente verso l’instaurarsi di una vera e propria condizione patologica di dipendenza, a seguito del consumo frequente di materiale pornografico.

Ecco come si sono espressi in lingua originale Kühn e Gallinat: “The negative association of self-reported pornography consumption with the right striatum (caudate) volume, left striatum (putamen) activation during cue reactivity, and lower functional connectivity of the right caudate to the left dorsolateral prefrontal cortex could reflect change in neural plasticity as a consequence of an intense stimulation of the reward system, together with a lower top-down modulation of prefrontal cortical areas. Alternatively, it could be a precondition that makes pornography consumption more rewarding”.

Ulteriori studi aiuteranno a chiarire se le differenze nel volume cerebrale riscontrate nei maggiori consumatori di pornografia ne siano la causa (precondizione) oppure l’effetto (conseguenza) frutto di una vera e propria dipendenza.

Questa ricerca invita anche noi italiani ad aprire le orecchie (e il cervello).

Infatti, in base alle statistiche di YouPorn, Milano e Roma risultano, streaming sul web, secondo le stime per il 2008 del rapporto “Il mercato e l’industria del cinema in Italia” della Fondazione ente dello spettacolo ai primi due posti nella top ten delle città del mondo con il più alto numero di accessi al noto sito di video hard, per un totale nazionale di poco più di 391 mila visite annue, che colloca il nostro Paese complessivamente al quarto posto a livello globale.


Un mercato, quello del porno, che in Italia ammonta a circa 1,5 miliardi di euro, la metà dei quali derivati da pay tv.

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