martedì 28 ottobre 2014

Libero arbitrio, i filosofi chiariscono

Il prof. Giovanni Reale
Non si è fatta attendere la risposta dei filosofi alle sollecitazioni ri-aperte dal volumetto La strana coppia. Il rapporto mente-cervello da Cartesio alle neuroscienze del neurofisiologo italiano Piergiorgio Strata.

Sempre su La Stampa, venerdì 10 ottobre 2014, p. 29, è stata pubblicata l’intervista a due grandi filosofi italiani: Giovanni Reale e Giacomo Marramao.

Riproponiamo l’intervista originaria con le relative sottolineature. Molto probabilmente questa è l’ultima intervista-commento del professor Reale, mancato due giorni dopo all’età di 83 aani.

La filosofia non ci sta “La libertà umana è un dato di fatto” 
Giovanni Reale e Giacomo Marramao replicano al neurofisiologo Strata che nega il libero arbitrio

di Mirella Serri, La Stampa 10 ottobre 2014

«Tempo fa ho letto su un giornale tedesco la notizia di un processo in cui l’avvocato difensore sosteneva la tesi che l’imputato, nato in Sardegna, non era responsabile dei suoi atti dal momento che un certo tipo di aggressività era una componente naturale del suo cervello, rintracciabile nel dna di un sardo»: il prof Giovanni Reale, tra i maggiori filosofi contemporanei, non ha dubbi. Quelle inquietanti righe che vengono dalla Germania sono per lui il segnale che è urgente mettere un punto fermo nella discussione che oggi coinvolge l’intellighentia europea e d’oltreoceano - sul rapporto tra le ultime frontiere della neurofisiologia, filosofia e sistema giuridico. 

Ieri, un articolo su La Stampa, presentando le tesi del neurofisiologo, Piergiorgio Strata, esposte ne La strana coppia. Il rapporto mente-cervello da Cartesio alle neuroscienze (Carocci), metteva in guardia: «Non aprite quella porta». I recenti approdi di Strata mettono in opposizione frontale le teorie scientifiche sulla mente, che deriverebbe interamente dall’attività biochimica del cervello, con una secolare riflessione filosofica in favore del libero arbitrio. Una riflessione che ha tra i suoi più accreditati interpreti proprio Reale per suoi studi, da Aristotele a Platone alla Storia del pensiero occidentale dalle origini a oggi (con Dario Antiseri, Bompiani). 

Professor Reale, è possibile? Le acquisizioni dei neuroscienziati mettono in crisi le cattedrali della filosofia e del sistema giudiziario? «Ma per carità! Chi ha detto che i risultati raggiunti dalle scienze sono verità incontrovertibili. Un esempio? Mi ricordo che ero allievo di liceo e arrivò un prof di scienze con tre libri sottobraccio. Ognuno di questi dava una definizione diversa di cosa è il calore. Dunque la verità scientifica non è un dogma o una conquista assoluta. Come per la geometria euclidea, è un altro esempio, la somma degli angoli interni di un triangolo è di 180 gradi. E’ un asserto valido per tutti i tipi di geometrie? Assolutamente no. Ricordiamoci che per Karl Popper la scienza non procede verificando in positivo idee precedenti ma falsificandole. Avanza cioè per paradigmi mutando i quali cambia tutto quello che si è detto». 

Volontà e libertà sono reperti del passato? «Dostoevskij, che è anche un grande filosofo, diceva che il bene e il male - lo dimostra ne I fratelli Karamazov - derivano solo dalla libertà. Durante una conferenza in una sala piena di 600 persone un docente di matematica intervenne e disse che la verità si raggiungeva solo con la matematica e le sue formule. ‘Ma lei quando litiga o parla con sua moglie usa formule matematiche?’, gli chiesi. Il prof se ne andò indignato e il moderatore, il giornalista Armando Torno, mi spiegò che era appena uscito da una separazione familiare molto dolorosa. L’uomo non deve essere vittima di quello che costruisce e alla scienza non deve chiedere né poco né troppo». 

Anche il filosofo Giacomo Marramao sta lavorando da tempo sul difficile equilibrio tra speculazione filosofica e nuovi orizzonti. Tanto per rimanere nella metafora: quella porta, quel passaggio aperto da Strata e da altri se lo imbocchiamo ci conduce nel determinismo scientifico? «Per me è un punto di riferimento il neuroscienziato portoghese Antonio Damasio che, fin dalla fine del secolo scorso, ha sostenuto l’interconnessione tra il mondo emotivo e la razionalità, contrastando la concezione cartesiana del dualismo mente-corpo», osserva Marramao che ha affrontato queste tematiche in Contro il potere. Filosofia e scrittura (Bompiani). «Damasio ha dimostrato come proprio le emozioni, svalutate da tutta una tradizione perché turberebbero l’equilibrio della ragione, sono alla base del buon funzionamento della mente. Nel momento in cui tu stai per prendere una decisione e temi che questa ti danneggi, compare il marcatore somatico che può essere rilevato sperimentalmente. Ma non è detto che si obbedisca necessariamente al richiamo del circuito neuronale. Spesso, a volte addirittura compiendo una scelta autolesionista, si agisce in maniera contraria all’avvertimento ricevuto. I nostri processi non hanno nulla di meccanico».


Torniamo alla liberà di azione: esiste? «C’è un’azione reciproca tra mente e corpo, in un organismo unico e indissociabile e in un processo conflittuale. Come diceva Paolo di Tarso nella Lettera ai Romani’: «C’è in me il desiderio del bene ma non la capacità di attuarlo. Io infatti non compio il bene che voglio ma il male che non voglio». Non avremmo avuto le guerre mondiali né vivremmo la passione d’amore se esistesse un condizionamento totale. Al Pacino, nell’«Avvocato del diavolo», sosteneva: «Il libero arbitrio è una fregatura. Purtroppo siamo costretti alla libertà». 

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