venerdì 7 novembre 2014

Allucinazioni e cervello

di Alberto Carrara, LC *

Quest’oggi sul sito dell’ANSA troverete un articolo dal simpatico titolo: Creati “fantasmi” e “presenze” in laboratorio. Un “trucco” sensoriale che manda in tilt il cervello.

Di cosa si tratta? Basta cliccare sul video YouTube che sintetizza l’ultima ricerca neuroscientifica (meglio sarebbe considerarla, neuroprostetica) del gruppo di lavoro del dottor Olaf Blanke pubblicata sulla rivista Current Biology qualche giorno fa col titolo: Neurological and Robot-Controlled Induction of an Apparition.

Il video inizia descrivendo comuni esperienze denominate tecnicamente con la sigla “FoP”, dall’inglese “Feeling of a Presence”, sentimento o, meglio, sensazione di una presenza, per intenderci, vi è mai capitato di trovarvi in un bosco o in una stanza oscura e di percepire la sensazione di qualcuno accanto a voi?

Beh, oggi le neuroscienze e le tecnologie correlate di neuroprostetica (robotica applicata in ambito neurologico) ci stanno aiutando a comprendere meglio i meccanismi cerebrali alla base di tali percezioni. Il lavoro del gruppo di Blanke ha indotto roboticamente (attraverso una simulazione robotizzata ottenuta grazie alla caratterizzazione neurologica di pazienti con FoP) tali percezioni illusorie del proprio corpo che viene toccato da sé, in persone sane.

I dati riportati segnalano l’interessamento di tre regioni cerebrali:

la corteccia temporoparietale

la corteccia insulare o insula

la corteccia frontoparietale.

I dati ottenuti aiutano a comprendere come tali esperienze illusorie vengano mediate da alterate percezioni riguardanti l’origine e l’identità dei segnali sensori e motori (in particolare, quelli di natura tattile, propriocettivi, motori) del proprio corpo.


Questi risultati forniscono un quadro di probabili meccanismi neurali per l’esperienza del FoP, per la generazione dell’esperienza del “sé” e degli “altri” e costituiscono un progresso nella comprensione dei meccanismi cerebrali che inducono fenomeni di allucinazione in pazienti schizofrenici.




* Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN), Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani e professore invitato di Antropologia filosofica e Neuroetica presso l’Ateneo Regina Apostolorum di Roma.

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