mercoledì 17 dicembre 2014

Interfaccia cervello-robot: gli ultimi progressi di Jan

Jan Scheuermann
di Alberto Carrara, L.C.

Grazie Jan e tanti auguri!

Il 30 ottobre dell’anno scorso (2013) partecipavo, a Roma, ad un simposio scientifico sulle linee di ricerca neuroscientifiche più avanzate. L’evento era promosso dalla Fondazione Ri.MED. Si trattava della VII edizione dell’annuale Simposio Scientifico dal titolo Advances in Neuroscience, nel corso del quale alcuni ricercatori Ri.MED ed esperti della materia in campo internazionale presentarono i risultati dei propri progetti di ricerca. 

In quell’occasione ho apprezzato i lavori dei ricercatori dell’Università di Pittsburgh relativi alla frontiera neurobioetica dell’interfaccia cervello-macchina o Brain-Machine Interface (BMI). Proprio oggi sul portale NeuroscienceNews si annuncia l’uscita di un importante lavoro scientifico iniziato anni fa in questo settore.

La protagonista è sempre lei: Jan Scheuermann, paziente tetraplegica, volontaria da diversi anni all’interno del progetto di interfaccia cervello umano-computer-protesi robotica.

Quest’importante lavoro, pubblicato sul Journal of Neural Engineering J. Neural Eng. 12 (2015) 016011 (17pp) e disponibile gratuitamente da oggi online anche in formato PDF, si intitola: “Ten-dimensional anthropomorphic arm control in a human brain−machine interface: difficulties, solutions, and limitations” e porta le firme di B. Wodlinger, J. E. Downey, E. C. Tyler-Kabara, A. B. Schwartz, M. L. Boninger e J. L. Collinger delle Scuole di Sciene Mediche dell’Università di Pittsburgh.

Ecco come si riassume la ricerca coronata oggi con questa pubblicazione.

Innanzittutto, lo scopo del lavoro parte dagli studi previ nei quali i ricercatori avevano dimostrato sin dal 2012 (si può vedere la pubblicazione apparsa su The Lancet, pubblicata online il 17 dicembre 2012), il controllo di un braccio meccanico, sette gradi di libertà in una dimensione, operato da una donna tetraplegica, Jan Scheuermann, attraverso l’innovativa neuro-tecnologia denominata interfaccia cervello-macchina (BMI o brain−machine interface).

Il lavoro appena pubblicato riguarda la stessa Jan. 

Ora Jan grazie a nuovi progressi, è in grado di controllare il braccio meccanico con ben 10 gradi di libertà, questo significa che è in grado di eseguire movimenti 3D, tridimensionali di traslazione, di orientazione.

Auguri a Jan che così ha concluso l’intervista rilasciata a NeuroscienceNews e pubblicata oggi:

“This is been a fantastic, thrilling, wild ride, and I am so glad I’ve done this,” she said. “This study has enriched my life, given me new friends and coworkers, helped me contribute to research and taken my breath away. 
For the rest of my life, I will thank God every day for getting to be part of this team.”
Grazie a te Jan!

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