mercoledì 3 dicembre 2014

Neuroesperti: le evidenze scientifiche contro la sentenza di morte

Ieri, sul portale di Avvenire, è stato pubblicato, da parte della Società Italiana di Neuroetica (la SINe), un comunicato relativo alla condanna a morte del disabile mentale del Texsas che si svolgerà proprio oggi, mercoledì 3 dicembre.
In qualità di membro della SINe mi associo al comunicato intitolato: Neuroesperti: contro ogni evidenza scientifica che riporto di seguito in forma integrale (Prof. P. Alberto Carrara, LC).
 
"La Società italiana di Neuroetica e Filosofia delle Neuroscienze, in un comunicato, stigmatizza la condanna a morte del disabile mentale in Texas e denuncia come la decisione vada contro ogni evidenza scientifica.


"Il Texas ha programmato per domani 3 dicembre l'esecuzione di Scott Panetti, condannato nel 1995 alla pena capitale per aver ucciso i suoceri - riassume il comunicato -. Scott Panetti ha certamente ucciso i suoceri, ma egli è affetto da una grave psicosi schizofrenica da quando aveva 20 anni, tanto che aveva già subito numerosi ricoveri in reparti psichiatrici negli anni precedenti il delitto". " La Corte Suprema nel 2007 - ricordano i neuroscienziati - ha stabilito che per essere mandato a morte un detenuto deve avere una 'comprensione razionale' del perché lo Stato ha deciso di ucciderlo. Dunque, se Panetti comprende che lo Stato lo vuole uccidere perché egli ha ucciso i suoceri, ciò basta. Non conta che il condannato sia convinto che la vera ragione sia 'la guerra spirituale' tra 'i demoni e le forze dell'Oscurità e Dio e gli angeli e le forze della luce'. Al processo Panetti ottenne di potersi difendere da solo, cosa che non sortì grande successo, anche perché alcuni dei testi che aveva chiamato a deporre, tra cui Gesù e J.F. Kennedy, non si presentarono".

I neuroscienziati denunciano: "La decisione del Texas di procedere all’esecuzione stride acutamente con molti principi umanitari, ma soprattutto, dal nostro punto di vista di Società Italiana di Neuroetica, stride con forti evidenze scientifiche. Apprendiamo infatti dalle neuroscienze cognitive che il comportamento è legato alla funzione di precise strutture cerebrali; il giudizio morale, il distinguere tra il bene e il male, il controllo degli impulsi, la pianificazione di un'azione hanno una base nel nostro cervello. Chiunque abbia avuto a che fare, per ragioni professionali o più crudelmente per il destino avverso di una persona cara, con pazienti colpiti da lesione traumatica o da processi neurodegenerativi della parte più anteriore del cervello, sa come quelle capacità che ci rendono esseri sociali razionali e ragionevoli si possano dissolvere come neve al sole. La Società Italiana di Neuroetica – nata lo scorso anno dalla volontà congiunta di neuroscienziati, filosofi, psicologi, psichiatri e giuristi per affrontare con approccio multidisciplinare e integrato le ricadute etiche, legali, sociali e politiche dello studio del cervello – si dichiara contraria alla pena di morte e, in particolare, ritiene di ribadire che la pena capitale per un malato di mente non può avere alcun fondamento fattuale e che può essere compresa solo invocando quel sonno della ragione nel quale l'umanità sovente cade".

Firmano il documento il presidente Alberto Oliverio (Università La Sapienza, Roma), il vicepresidente Massimo Reichlin (Università San Raffaele, Milano) e il Consiglio Direttivo (Mario De Caro, Università Roma Tre; Andrea Lavazza, Centro universitario internazionale, Arezzo; Pietro Pietrini, Università di Pisa; Elisabetta Sirgiovanni, Cnr, Roma)".

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