mercoledì 14 gennaio 2015

Handbook of Neuroethics 2015, una sintesi - 2

Presentazione dell'opera, Gruppo di Neurobioetica,
Roma, 12 dicembre 2014
Handbook of Neuroethics (Springer 2015) – sintesi dell’introduzione 
di Alberto Carrara, L.C. - II (la prima parte si può leggere QUI)

A metà di questa prima pagina d’apertura, gli editori sottolineano una realtà importante nella riflessione neuroetica globale e che ribadisce la verità dell’unità sostanziale della persona umana: “poiché il cervello è incorporato in un corpo ed interagisce con un corpo e gli uomini agiscono in relazione ad altri esseri umani, la nozione neuro-essenzialista secondo cui il cervello definisce chi siamo, potrebbe sembrare un tantino inverosimile. Comunque, non c’è dubbio che il cervello è il sostrato biologico di caratteristiche umani peculiari come la coscienza e la moralità. Inoltre, qualsiasi comportamento umano dev’essere compreso quale comportamento di creature dotate di menti; in principio, non c’è aspetto alcuno delle nostre vite che le neuroscienze non possano aiutare ad illuminare” [1]. Tutto frutto di un’unità sostanziale dell’essere umano, unità che mantiene insieme due realtà o principi, uno materiale e uno immateriale.   


Prof. P. Alberto Carrara, L.C., Coordinatore
del GdN, Gruppo di Neurobioetica
Oltre a fornire prospettive innovative per quanto concerne il trattamento e la cura di serie patologie, specie quelle neurodegenerative, le neuroscienze promettono di aiutarci a comprendere il “tipo” di creature che siamo, una sorta di complemento essenziale alla riflessione antropologica contemporanea[2].

Dopo un breve accenno alla tematica del pontenziamento cognitivo attraverso approcci farmacologici e neuro-tecnologici, nella seconda pagina d’apertura gli editori approfondiscono la definizione di “neuroetica” caratterizzandola come la “riflessione sistematica ed informata sulla neuroscienza ed interpretazione della stessa neuroscienza”. Inoltre, Clausen e Levy includono, oltre alla neuroscienza, “le correlative scienze della mente (la psicologia in tutte le sue molteplici forme, la psichiatria, l’intelligenza artificiale e così via), allo scopo di capire i loro risvolti per l’autocomprensione umana e i pericoli e le prospettive delle loro applicazioni”[3].





[1] Il testo originale afferma: «Since the brain is embedded in and interacts with a body, and humans act in relation to other human beings, the neuro-essentialist notion that the brain defines who we are might seem a bit far-fetched. However, there is no doubt that the brain is the biological substrate of central human characteristics like consciousness and morality. Indeed, all human behavior must be understood as the behavior of creatures with minds; there is no aspect of our lives that neuroscience cannot, in principle, help to illuminate», p. v.

[2] Il testo originale afferma: «Neuroscience promises to cure disease and perhaps to help us to achieve our goals at a lower cost, but it also promises to help us to understand the kind of creatures we are», p. v.

[3] Il testo originale afferma: «Neuroethics is systematic and informed reflection on and interpretation of neuroscience, and related sciences of the mind (psychology in all its many forms, psychiatry, artificial intelligence, and so on), in order to understand its implications for human selfunderstanding and the perils and prospects of its applications», p. vi. 

Nessun commento:

Posta un commento