lunedì 19 gennaio 2015

Handbook of Neuroethics 2015, una sintesi - 3


Handbook of Neuroethics (Springer 2015) – sintesi dell’introduzione 
di Alberto Carrara, L.C. - III (la seconda parte si può leggere QUI)

Gli editori di questo monumentale Handbook of Neuroethics sottolineano il fascino e l’urgenza (e la necessità) della riflessione neuroetica, sorta quale “risposta al crescente potere e alla corrispondente persuasività delle scienze della mente”[1].

“È soltanto di recente” – affermano Clausen e Levy – “con l’avvento dei dispositivi non invasivi di studio del cervello umano in vivo (specialmente con lo sviluppo delle immagini di risonanza magnetica funzionale, che permettono lo studio in tempo reale del cervello mentre la persona è sottoposta a compiti specifici), che la nostra conoscenza ha iniziato realmente ad espandere rapidamente”[2].

Che la “neuroetica” e l’importanza delle neuroscienze siano un fatto assodato, lo sottolineano i dati forniti in questa seconda pagina d’apertura: oggigiorno The Society of Neuroscience conta con circa 42.000 membri, in circolazione vi sono oltre 220 riviste specializzate nel settore delle neuroscienze e ogni anno vengono pubblicati oltre 25.000 articoli riguardanti il cervello[3].

Concludendo la loro introduzione all’ Handbook of Neuroethics, gli editori, dopo aver ripreso la  “classica” bipartizione in “etica delle neuroscienze” e “neuroscienze dell’etica” operata da Adina Roskies nel 2002  (anno “canonico” di nascita della “neuroetica”), sostengono un’estensione della definizione stessa che non dovrebbe soltanto includere la mera riflessione sulle neuroscienze, ma deve espandersi ed includere le altre scienze della mente[4].

Clausen e Levy propongono a questo punto di considerare la “neuroetica”, e particolarmente le “neuroscienze dell’etica”, nella loro accezione più estesa possibile, quella che include la riflessione filosofica delle peculiarità umane quali l’intelletto, la coscienza, la libertà, etc. È questa la prospettiva che viene presentata in questo nuovissimo manuale[5].  
In due righe viene così delineato l’andamento dell’ Handbook of Neuroethics (Springer 2015): “il volume perciò inizia saggiando i fondamenti filosofici delle neuroscienze, mentre un’altra sezione copre le potenzialità e le limitazioni delle neuroimmagini, la nostra fonte principale di evidenze riguardanti il cervello”[6].


[1] Il testo originale afferma: «Neuroethics has developed as a response to the increasing power and pervasiveness of the sciences of the mind», p. vi.

[2] Il testo originale afferma: «But it is only recently, with the advent of non-invasive means of studying the living human brain (and especially with the development of functional magnetic resonance imaging, which enables the real-time study of the brain as the person engages in particular tasks), that our knowledge has really begun to expand rapidly», p. vi.

[3] Il testo originale afferma: «Today the Society for Neuroscience has nearly 42,000 members, all of whom actively working in neuroscience, and holds an annual conference attended by more than 30,000 delegates. There are more than 220 journals dedicated to neuroscience; around 25,000 papers on the brain are published annually. Our knowledge of the brain, and therefore of ourselves, grows rapidly, and with it our powers to intervene in the mind. Neuroethics is at once fascinating and urgent», p. vi.

[4] Il testo originale afferma: «Above, we suggested that neuroethics should not be identified with reflection on neuroscience alone, but be expanded to include reflection on the other sciences of the mind», p. vii.

[5] Il testo originale afferma: «Correlatively, we suggest that the neuroscience of ethics should also be understood broadly, encompassing not only the ways in which the science of the mind can help us to understand moral reasoning, but also the ways in which it might help us to understand other perennial philosophical issues (the nature of knowledge, the ways in which self-control is exercised and how it may be lost, free will and the mind/brain, and so on). This is, in practice, how neuroethics has been conducted in the past, and it is this broad range of issues that are canvassed in this handbook», p. vii.

[6] Il testo originale afferma: «The volume therefore begins by canvassing the philosophical foundations of neuroscience, while another section covers the powers and limitations of neuroimaging, our major source of evidence concerning the brain», p. vii. 

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