venerdì 9 gennaio 2015

Handbook of Neuroethics (Springer 2015), una sintesi - 1

Dopo aver annunciato e aver presentato alla comunità scientifica del GdN, Gruppo di Ricerca in Neurobioetica, la recente uscita dell’ Handbook of Neuroethics (Springer 2015) inizio con questo post a presentare l’introduzione degli editori.

Handbook of Neuroethics (Springer 2015) – sintesi dell’introduzione degli editori  
di Alberto Carrara, L.C.

Aprendo l’opera, gli editori Jens Clausen e Neil Levy, con uno scritto intitolato “Che cos’è la neuroetica?” (What Is Neuroethics?) di poco meno di tre paginette che reca alla fine le loro firme e, rispettivamente, le loro città di appartenenza accademica (Tubingen e Oxford) e la data dell’agosto 2014, sintetizzano il contesto odierno di nascita della “neuroetica”, ne forniscono una definizione amplia, sottolineandone il fascino e l’urgenza (e la necessità), riprendono la “classica” bipartizione in “etica delle neuroscienze” e “neuroscienze dell’etica” operata da Adina Roskies nel 2002, proponendo un’estensione della definizione stessa e tracciando in pochissime righe conclusive, l’andamento dell’ Handbook of Neuroethics (Springer 2015) [1].

Innanzittutto il contesto odierno in cui nasce la “neuroetica” viene descritto attraverso alcuni emblematici dati di fatto che sono sotto gli occhi di tutti, specie degli esperti: “in modo diretto o indiretto, la neuroscienza tocca tutte le dimensioni delle nostre vite” – affermano gli editori – “e c’è da aspettarsi che il suo influsso crescerà” [2] vertiginosamente. Vengono presentate alcune tra le problematiche cervello/mente che presentano il maggior impatto socio-culturale ed economico, come le patologie psichiatriche tipo demenza e le “nuove” disfunzioni quali, ad esempio, il gioco d’azzardo patologico e le dipendenze da sostanze (pathological gambling or drug addiction), oltre all’obesità patologica ed epidemica (specie nella nostra società occidentale).

Le neuroscienze possono “illuminare” [3] la comprensione delle basi molecolari e fisiologiche di queste patologie.

Successivamente, Clausen e Levy fanno riferimento ai due colossali progetti che mirano a decifrare i misteri del cervello e della mente umana, in ordine cronologico: The European Human Brain Project (HBP) che vuol riprodurre computazionalmente la connettività di un cervello modello e The US-funded Brain Activity Map (BAM) project che ha la pretesa di “riempire il vuoto nella nostra conoscenza dell’attività cerebrale a livello di circuito, una scala tra il singolo neurone e l’intera funzione cerebrale” [4].



[1] Cf. J. Clausen – N. Levy (ed.), Handbook of Neuroethics, Springer, Dordrecht 2015, 3 volumi, XXIII sezioni, 117 capitoli, pp. 1850; ISBN: 978-94-007-4706-7 (Print) 978-94-007-4707-4 (Online), pp. v-vii.
[2] Il testo originale afferma: «Directly and indirectly, neuroscience touches all of our lives, and its influence can be expected to grow», p. v. Da ora in poi, ogni traduzione dall’inglese all’italiano è mia.
[3] È da annotare che il verbo “illuminate” viene impiegato due volte nella sola prima pagina di apertura del volume, p. v.
[4] Il testo originale afferma: «The US-funded Brain Activity Map (BAM) project seeks “to fill the gap in our knowledge of brain activity at the circuit level, a scale between single neuron and whole brain function” (Alivisatos et al. 2013)», p. v. 

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