venerdì 2 gennaio 2015

Neuro-cineforum a Roma, Lucy: neuro-film o neuro-flop?

di Alberto Carrara, LC *

* Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN), Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani e professore invitato di Antropologia filosofica e Neuroetica presso l’Ateneo Regina Apostolorum di Roma.

Qualche mese fa, l’anno scorso, su questo blog, presentavo una sintesi e una “neuro-critica” all’ultimo film di Luc Besson, Lucy. Intitolavo il post: Lucy:neuro-film o neuro-flop. Ieri, 1° gennaio e oggi pomeriggio, a Roma, sto organizzando due giornate di cineforum su questo thriller d’azione, cercando di chiarire i postulati neuroscientifici, sfatando il classico mito del “10%” (the 10 Percent Brain Myth), cercando di analizzare il film nei sui fondamenti filosofico-antropologici e teologici.
Stanno partecipando oltre 300 studenti universitari di filosofia e di teologia dell’Ateneo Regina Apostolorum.

Ecco una breve presentazione che contiene le domande che formulo agli studenti.

1.     Sinossi ufficiale:

«Da “Nikita” e “Léon” fino a “Il quinto elemento”, l’autore e regista Luc Besson ha messo in scena alcune delle più memorabili e crude protagoniste del cinema d’azione. Oggi, Besson dirige Scarlett Johansson in Lucy, un thriller d’azione che racconta la storia di una donna casualmente coinvolta in loschi affari, ma comunque in grado di prendersi la rivincita sui propri ricattatori, trasformandosi in una spietata guerriera capace di superare ogni logica umana. Lucy è interpretato anche dal Premio Oscar Morgan Freeman ed è prodotto da Virginie Besson-Silla per EuropaCorp».

Riassunto:
Samuel Norman (Morgan Freeman), un esperto in capacità cognitive e neuroscienze, diviene l’interlocutore privilegiato della protagonista del film di Luc Besson, Lucy (Scarlett Johansson), una studentessa che vive a Taiwan coinvolta con l’inganno in loschi affari. Catturata dallo spietato Mr. Jang (Choi Min Sik), a Lucy viene impiantato chirurgicamente nel ventre un pacchetto carico di una potente sostanza sintetica denominata CPH4. Quando la sostanza si libera accidentalmente al suo interno, Lucy vive inimmaginabili cambiamenti mentali e corporali (La sostanza chimica le permette di accedere a nuove aree del cervello”, afferma Norman ad un certo punto del film) e acquisisce sorprendenti poteri superumani. Mentre corre a cercare l’aiuto del professor Norman, Lucy si trasforma in una guerriera evoluta oltre ogni umana logica. 

Vedi il trailer ufficiale QUI.

2.     Video Lucy di Luc Besson, il dietro le quinte del film con Scarlett Johansson – Tratto dalla rivista italiana: Panorama del 14 agosto 2014

«Ecco com’è nato il thriller d’azione fantascientifico del cineasta francese Luc Besson che muove la camera o che fa una smorfia come se fosse stato colpito quando viene spruzzata una chiazza di finto sangue... Scarlett Johansson che cammina risoluta di notte mentre, nascosti dall’obiettivo, alcuni operatori direzionano emissioni fumose... Oppure ecco l’attrice intenta a colpire un rivale che schizza via tirato indietro da una corda... Scoprite con noi in questo video com’è nato Lucy, thriller d’azione fantascientifico prodotto, scritto e diretto dal cineasta francese, già autore di titoli memorabili come Nikita (1990), Léon (1994) e Il quinto elemento (1997). Il film arriverà nelle sale italiane il 25 settembre. 

Scarlett è Lucy, una studentessa che vive a Taiwan che viene coinvolta con l’inganno in loschi affari. Catturata dallo spietato Mr. Jang (Choi Min Sik), le viene impiantato chirurgicamente nel ventre un pacchetto carico di una potente sostanza sintetica, il CPH4, un ormone prodotto dalle donne incinte in quantità infinitesimali per supportare lo sviluppo del feto. Il CPH4, invece, se assorbito in notevoli quantità, produrrebbe un effetto allucinatorio.

Quando la sostanza si libera accidentalmente al suo interno, Lucy vive inimmaginabili cambiamenti mentali e corporali e acquisisce sorprendenti poteri superumani. Mentre corre a cercare l’aiuto del professor Samuel Norman (Morgan Freeman), si trasforma in una guerriera evoluta oltre ogni umana logica. 

E questa è la chiave di volta del film: il potenziamento del cervello umano.

Johansson, letto il copione, era disorientata dalla struttura non lineare della sceneggiatura, ma conoscendo il lavoro di Besson ha abbandonato la prudenza e accettato di fare il film: “Dovevo fidarmi della visione di Luc. Ricordo che quando l’ho incontrato mi ha detto ‘Devi fidarti del fatto che io so quello che faccio anche se il copione può essere a volte un po' vago. Ma se vedi quello che vedo io, crederai pienamente in questo film’. Così ho fatto un atto di fede. Luc è una persona formidabile che sa quello che vede nella sua mente e vuole che la sua visione venga eseguita perfettamente".

In questo video in esclusiva il B-roll del film, il dietro le quinte di varie scene di Lucy».

3. Lucy: 15 cose da sapere sul nuovo film di Luc Besson con Scarlett Johansson

1)    Prima di tutto, il titolo: Lucy, nome della protagonista, è un diretto riferimento al celebre esemplare femmina di Australopithecus afarensis ritrovato nel 1973. 


   Ne vediamo una ricostruzione proprio all’inizio del film, oltre ad un immaginifico incontro tra le due Lucy verso la fine del copione che riprende la scena della Creazione di Adamo di Michelangelo. 


    Il titolo e parti del film introducono una delle gradi tematiche relative all’origine del cosmo e della vita, specie della vita umana sulla Terra. Questo tema richiama le teorie contemporanee sull’evoluzione biologica dei viventi e della corporeità umana.


·        Com’è presentata la scienza nel film?
·        Quale visione evolutiva prevale nel film?
·        Quale antropologia ne deriva?...

2)    Secondo Luc Besson, una delle più grandi sfide del film è stato il lavoro con Scarlett Johansson: l’attrice doveva essere in grado di mostrare attraverso il corpo, le movenze e la recitazione, il crescente sviluppo delle potenzialità del cervello di Lucy.  


L’altra grande tematica, abbondantemente presente sin dall’inizio, è quella delle neuroscienze e delle neurotecnologie. In particolare, è stato scelta un particolare settore della ricerca denominato: “potenziamento cognitivo” noto anche come “miglioramento cognitivo”.

Se ci fosse un modo di utilizzare il 100% del nostro cervello, cosa saremo in grado di fare?”. È questa la domanda che il professor Samuel Norman (Morgan Freeman) ci pone all’inizio del film.

Interessante che la prestigiosa rivista Nature Neuroscience [1] abbia voluto aprire un suo numero di inizio settembre con un editoriale nel quale ci si riferisce esplicitamente proprio a Lucy (Nature Neuroscience, 17, 1137; 2014, doi:10.1038/nn.3802 –  Published online 26 August 2014).


Come si intuisce dal titolo dell’editoriale: The mythical brain, siamo dinnanzi ad una forte critica neuroscientifica ad alcuni “loghi comuni” che sottendono la trama del film di Luc Besson, in particolare, proprio il postulato secondo il quale noi umani d’oggi usiamo soltanto il 10% delle nostre capacità cognitive (the 10 Percent Brain Myth). Cosa falsa!


L’editoriale di Nature Neuroscience parte da una constatazione realista: “non è abbastanza rifiutare i luoghi comuni sul cervello: gli scienziati devono sottolineare, allo stesso tempo, l’interessante scienza reale” (It is not enough to refute common myths about the brain: scientists need to highlight interesting real science as well). I miti relativi alle potenzialità e alle sorprendenti peculiarità del nostro cervello abbondano e sono riusciti a catturare l’attenzione e, soprattutto l’immaginazione di coloro che si improvvisano esperti e guru nel settore. È quello che è accaduto nell’ultimo film diretto da Luc Besson intitolato Lucy che risulta un esempio ecclatante di come certe idee sul cervello umano, per quanto errate possano essere, risultino attraenti al grande pubblico, suscitando il risentimento di numerosi teorici e scienziati che si sforzano ogni giorno di far conoscere le proprie ricerche e scoperte.

Lucy parte da una premessa che purtroppo trova ampio eco nella società e che è divenuta un luogo comune: ordinariamente noi umani useremmo soltanto il 10% del nostro cervello. Ecco che allora, incontrando la “chiave” per poter accedere (come avviene misteriosamente nel film di Luc Besson) a quel 90% di cervello inutilizzato, l’uomo potrebbe acquisire tutta una gamma di super poteri.

Il giudizio perentorio di Nature Neuroscience a Lucy e ad altri neuro-film del genere è il seguente: “Lucy, come altri film di Hollywood, non pretende di essere radicato nella realtà scientifica dei fatti ed è pensato per intrattenere piuttosto che educare” (Lucy, like many Hollywood movies, does not purport to be grounded in scientific fact and is meant to entertain rather than educate).

Tuttavia, la popolarità di questi film è una testimonianza del fascino intrinseco che le neuroscienze suscitano.

Ecco il monito per i neuroscienziati contemporanei: “I neuroscienziati non dovrebbero esitare a sfruttare quest’interesse per impegnarsi di più interagendo con gli artisti multimediali e dovrebbero fare di più per fornire copioni alternativi fondati su storie di successo scientificamente valide” (Neuroscientists should not hesitate in leveraging this interest to engage more with media artists and should do more to provide alternative narratives that are grounded in scientific success stories to both the popular media as well as to the public in general).

Insomma, Nature sprona affinché si producano neuro-film che non siano dei neuro-flop, ma che abbiano, oltre al tornaconto economico, un reale o, almeno un presumibile, trasfondo di verità. Che siano al contempo film d’intrattenimento, ma anche d’istruzione.

Sul mito del 10%, si può leggere la sintesi che Wikipedia propone e approfondendo con la letteratura specializzata nel settore. 

In lingua inglese, rimando alla sintesi di Radford del 2000. Affinché lo possano capire anche i bambini, ecco una bellissima sintesi con illustrazioni ed immagini ad hoc. 

·        Com’è presentata la scienza e la tecnologia nel film?
·        Quale visione evolutiva prevale nel film?
·        Quale antropologia ne deriva?
·        La progressiva crescita di poteri di Lucy si accompagna ad una corrispopndente crescita etico-morale?
·        Chi o cosa diventa Lucy alla fine del film? ...

3)    Ci sono voluti circa 10 anni per portare Lucy sul grande schermo. Besson ha lavorato allo script per tantissimo tempo prima che le cose si facessero concrete. “Anno dopo anno le scoperte in campo scientifico si facevano sempre più sconvolgenti. Alla fine optai per un mix di scienza e fantascienza”.


4)    Il regista ha smentito che Angelina Jolie fosse in lizza per il ruolo di protagonista. Scarlett Johansson all’inizio era esitante perchè il film avrebbe richiesto una performance senza precedenti.

5)    Dopo un primo montaggio preliminare, Besson ha pensato di rimuovere la musica da alcune sequenze perchè voleva che il pubblico si focalizzasse sull’impatto visivo di alcuni momenti.

6)    Le riprese della sequenza più concitata del film, l’inseguimento automobilistico, si sono svolte nel cuore di Parigi, sulla Rue de Rivoli, nel corso di 3 giorni a metà agosto dall’alba a mezzogiorno.

7)    Sebbene fosse anche produttore, oltre che regista, Besson non è stato in alcun modo coinvolto nelle decisioni relative alla promozione e al marketing.

8)    In una dichiarazione di intenti diffusa online dal regista, Lucy è descritto come “Leòn all’inizio, Inception a metà, 2001: Odissea nello Spazio alla fine”.

9)    Il finale del film è molto filosofico e aperto all’interpretazione. “Ma se avrete seguito il film con attenzione, allora lo capirete”... 

·        Cosa mi dice il finale?
·        Che filosofia/filosofie lo supportano?
·        Che interpretazione ne traggo?...


10)    Besson si invaghì di Taipei durante la promozione del Quinto Elemento diversi anni fa. Fu così colpito dal calore e dalla suggestione del posto che decise già allora che l’avrebbe utilizzata come location.

11)    La colonna sonora del film è stata composta da Éric Serra, che aveva già lavorato con Besson per Il Quinto ElementoThe LadyArthur e il popolo dei Minimei e Adèle e l’enigma del faraone.

12)    Le riprese si sono svolte in parte alla Cité du Cinéma, la Cinecittà francese fondata nel 2012 da Luc Besson stesso e situata a Saint-Denis, a nord di Parigi. Il complesso nel corso dei prossimi anni ospiterà produzioni sempre più importanti entrando in concorrenza con i Pinewood di Londra e il Babelsberg di Berlino. È proprio in questa facily francese che sono stati girati Madame Mallory e il piccolo chef indiano e Taken 3.

13)    A fronte di un budget di circa $ 40 milioni, Lucy ha raggiunto (fino ad oggi) quota $ 313,4 milioni.

14)    Alla luce del grande successo del film, interrogato sulla possibilità di un seguito, Besson ha spiegato che la cosa è decisamente improbabile. “Lucy non è un film da sequel. Se trovassi una storia abbastanza allettante, magari lo farò, ma ora come ora non è assolutamente mia intenzione.

15)    Dopo Il Quinto Elemento, Lucy è quanto di più simile ci sia a uno sci-fi. Besson tornerà mai a tuffarsi nel genere? “Adorerei lavorare a un nuovo sci-fi con gli strumenti di oggi, sarebbe un sogno. Il Quinto Elemento è stato l’ultimo film in cui gli effetti visivi erano fatti a mano, non in digitale. È stato molto frustrante, perchè adesso l’unico limite che hai è quello dell’immaginazione. Voglio vendetta”.


NATURE NEUROSCIENCE | EDITORIAL

The mythical brain
Nature Neuroscience 17, 1137 (2014) doi:10.1038/nn.3802 - Published online 26 August 2014

It is not enough to refute common myths about the brain: scientists need to highlight interesting real science as well.
Myths about the brain abound and have captured the imagination of self-help gurus, the lay public and filmmakers. Lucy, a new film by director Luc Besson, is a prime example of how some ideas about the brain, no matter how erroneous, enjoy the longevity and popular appeal that might be the envy of many theorists trying to get their work noticed. Lucy is based on the premise that people ordinarily use only 10% of their brain and that somehow allowing one to tap into the unused 90% of our brain unlocks superhuman powers. Of course, Lucy, like many Hollywood movies, does not purport to be grounded in scientific fact and is meant to entertain rather than educate. Nonetheless, the popularity of such movies is a testament to the intrinsic appeal of neuroscience. Neuroscientists should not hesitate in leveraging this interest to engage more with media artists and should do more to provide alternative narratives that are grounded in scientific success stories to both the popular media as well as to the public in general.

The 10% myth has been around at least since the early 1900s1 and has been decried as having no scientific basis for nearly a century. It is rivaled only by the similarly impervious-to-logic idea of analytical left-brained and creative right-brained personalities. This idea continues to be a staple of pop-science personality questionnaires, despite a similarly thorough debunking. This longevity and public appetite for such discredited ideas can be frustrating for actual neuroscientists, but it is easy to understand why such myths may be appealing. The idea that there is a large, untapped potential in all of us, however ordinary our current lives might be, is appealing. It is especially appealing for 'what if' scenarios that speculative fiction deals in, and is an excellent plot driver. Similarly, an easy, straightforward way to understand ourselves and other people is attractive, especially when it appears to be grounded in information about the biology of the brain: research demonstrates that injecting irrelevant, but apparently hard science, information into an otherwise bad explanation is enough to convince people2.

In that sense, the popular appeal of these myths is a bit of a back-handed compliment: it reflects the considerable interest that ordinary people have in understanding how the brain works, as well as a vote of confidence that ideas seemingly grounded in science (erroneous though this belief may be) are more valid. Scientists certainly need to do more to leverage this trust to alter the popular discourse about how the brain works. For example, a recent poll in the UK found that 90% of the people polled trusted scientists (http://tinyurl.com/kpd4gm6), an enviable statistic when trust in other public institutions, such as the government, is at a record low (http://tinyurl.com/o5x46r8). Rather than simply rolling our eyes in disgust at this 'misuse' of neuroscience, it is important that we do more to highlight the many interesting findings about the brain that fire the imagination.

The irony is that many recent advances in neuroscience would have been the stuff of science fiction just a few years ago. For example, a recent study3 had rats communicating mind-to-mind, with the animals learning to use information that was being received by the brain of another rat via the magic of brain-machine interfaces. This study received widespread coverage in the media, and compared with the now fusty trope of untapped potential that the 10% myth exploits, this provides more interesting fodder for a creative imagination. Similarly, Ursula Voss and colleagues recently demonstrated4 that lucid dreaming can be experimentally triggered by stimulating the brain at specific frequencies, suggesting that a fictional premise of manipulation of dreams in people—as shown in Inception—may not be so far-fetched after all. Movies on memory alteration also stand to benefit from the increasingly rich studies in this sphere. The 2004 movie Eternal Sunshine of The Spotless Mind portrayed a character who undergoes a procedure that erases his painful memories; recent studies have shown that it is actually possible to make specific memories stronger or weaker; for example, by reactivating them during slow-wave sleep or wakefulness, respectively5.

Many other, less obvious neuroscience findings would also make for great jumping off points for interesting works of fiction, and some scientists are trying to encourage media artists to pay more attention to real science. For example, an endeavor set up by scientists who also happen to be film fans promises potential clients that “we at Hollywood Math and Science Film Consulting don't want to destroy the fantasy of films” but instead aim “to provide the research relevant to and required by your project to ensure a credible and compelling storyline.” Although the laudable desire to remain grounded in reality can sometime discourage scientists from collaborations in which science is used for entertainment, we would urge neuroscientists to support such initiatives and to continue the conversation with non-scientists. Such a conversation is especially important with makers of popular media, who shape so much of the discourse about science.

The traffic between scientists and the media need not be one-way either, with science serving only as the muse. Even more than films, many recent video games are visually stunning, and scientists have been recently taking advantage of the immersive nature of this medium as a tool to study and manipulate brain plasticity. Although these studies initially borrowed existing video games for scientific purposes, many groups are now actively collaborating with video game artists to come up with more effective ways of manipulating brain plasticity, both to improve normal function and to restore function in those with pathologies. Collaborations between artists and scientists therefore need not be limited to providing a benefit to artists only: the use of these made-to-measure video games demonstrates that such multidisciplinary collaborations can benefit science as well. In this and other ways, scientists stand to benefit from engaging with artists and filmmakers. We look forward to the further fruit of such cross-pollinations.


1.      Anonymous. Nat. Neurosci. 6, 99 (2003).
2.      Weisberg, D.S. et al. The seductive allure of neuroscience explanations. J. Cogn. Neurosci.20, 470477 (2008).
3.      Pais-Vieira, M. et al. Sci. Rep. 3, 1319 (2013).
4.      Voss, U. et al. Nat. Neurosci. 17, 810812 (2014).
5.      Diekelmann, S. et al. Nat. Neurosci. 14, 381386 (2011).

Nessun commento:

Posta un commento