venerdì 6 marzo 2015

Cervello e teschio di Homo habilis

Cervello e teschio di Homo habilis. Ecco i due protagonisti dell’ultima copertina della prestigiosa rivista scientifica Nature (5 marzo 2015) appena pubblicata online. Ma qual’è il loro rapporto? Perché meritano una copertina? La risposta potrà risultare ovvia non appena si conclude di leggere le brevissime righe che illustrano la cosiddetta “cover”. 
Il teschio è quello di Homo habilis, ricostruito grazie alle ossa datate circa 1.8 milioni di anni fa denominato Olduvai Hominid 7 (OH 7) e rinvenute a Olduvai Gorge in Tanzania. La specie Homo habilis, conosciuta comunemente come “handy man” fu descritta per la prima volta il 4 aprile 1964. Ma diversi problemi di ricostruzione lungo gli anni erano da attribuirsi alla deformazione della mandibola di OH 7. Oggi, l’intera ricostruzione è stata sottoposta a una ricognizione sofisticata attraverso strumenti di tomografia computerizzata e tecnologie di immaging 3D. Homo habilis emerge ora sotto un’ottica nuova frutto dell’unione tra una forma di mascella primitiva, simile a quella di Australopithecus afarensis (per intenderci, la famosa “Lucy”), con un cervello grande come quella di Homo erectus. Questi nuovi dati di ricostruzione indicano che più linee evolutive del genere Homo esistevano sin da prima di 2 milioni di anni fa.

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