lunedì 2 marzo 2015

Epilessia. Da male sacro alle neuroscienze

marzo 2015, vol.18, n.3
di Alberto Carrara, LC *

Già Ippocrate di Cos (450-460 a.C.), riprendendo la “teoria cerebrocentrica” (conosciuta anche come “ipotesi encefalocentrica”) di Alcmeone di Crotone (circa 560 a.C.), si era reso conto di una certa relazione causale tra il nostro organo, il cervello, e talune funzioni, come la motilità, e altre più “superiori” come il linguaggio, tant’è che dal capitolo XVII° al XX° della sua opera, il Male sacro (De morbo sacro, Corpus hippocraticum), viene a delinearsi una vera e propria «teoria della centralità del cervello» [1], anticipando e fondando, plausibilmente in maniera non voluta, il materialismo e riduzionismo contemporaneo. Nel Male Sacro, Ippocrate affronta proprio la patologia a cui quest’oggi la rivista Nature Neuroscience nel numero di marzo 2015 (vol. 18, n. 3, pp. 317-475) dedica la copertina, l’editoriale e un Focus apposito: l’epilessia.

La malattia sacra, per il simbolo o “padre” dell’arte medica, è una patologia da ascriversi a un mal funzionamento del cervello. Anticamente la malattia neurologica dell’epilessia veniva definita appunto morbo sacro. Ciò era dovuto all’inspiegabilità e all’imprevedibilità delle sue manifestazioni, che per molto tempo contribuirono a ritenerla causata da forze maligne della natura o da divinità avverse.

È proprio per rispondere a queste congetture mitiche che Ippocrate scrive quest’opuscolo in cui afferma:

"Bisogna che gli uomini sappiano che da null’altro si formano i piaceri e la serenità e il riso e lo scherzo, se non dal cervello, e così i dolori, le pene, la tristezza e il pianto. E soprattutto grazie ad esso pensiamo e ragioniamo e vediamo ed udiamo, e giudichiamo sul brutto e sul bello, sul cattivo e sul buono, sul piacevole e sullo spiacevole […] Ed è a causa del cervello se impazziamo, e deliriamo, e ci insorgono incubi e terrori […] E tutto ciò soffriamo per via del cervello, quand’esso non sia sano […] Per queste vie ritengo che il cervello svolga l’azione più importante nell’uomo: esso infatti è per noi l’interprete degli stimoli […] Il cervello è invero il veicolo alla coscienza […] è l’interprete della coscienza" [2].

Ippocrate fu il primo grande personaggio del passato a rifiutare il carattere sovrannaturale dell’epilessia. Il suo contributo fu fondamentale per elevare la scienza medica a modello di sapere scientifico.

Ippocrate riteneva che tale malattia avesse struttura naturale e cause razionali e nella sua opera Male Sacro chiarisce come in essa non ci fosse nulla di più divino e sacro che nelle altre malattie. Era piuttosto l’ignoranza degli uomini (quelli che l’autore definisce ciarlatani, maghi, bigotti, stregoni) riguardo le cause e le cure dell’epilessia che li stupiva per la stranezza delle sue manifestazioni, che contribuiva all’erronea credenza per cui era ritenuta di origine divina.

Ma che cos’è l’epilessia?

L’epilessia è una sindrome neurologica con crisi improvvise. Il termine epilessia deriva dal greco epilepsis, che significa “attacco”;  il verbo epilambanein significha in effetti: essere sopraffatti, essere colti di sorpresa, quello che ogni paziente epilettico può riferire e indica una modalità di reazione del SNC (Sistema Nervoso Centrale) a diversi stimoli.  

La didascalia alla copertina dell’ultimo Nature Neuroscience (marzo 2015, vol. 18, n. 3, pp. 317-475) precisa che l’epilessia è un disordine neurologico cronico caratterizzato da un’attività neuronale abberrante[3]. In questo volume vengono raccolti gli ultimissimi e più recenti studi su questa patologia, in particolare, vengono presentate nuovi circuiti patogenetici di una patologia che colpisce oltre 65 milioni di persone in tutto il mondo (Focus on Epilepsy, pp. 331-337).

Gli autori di Neuofobia. Chi ha paura del cervello? (2013) facevano notare con ragione che «L’interesse dell’uomo per il suo cervello, e in particolare per il cervello come organo della mente, è molto antico. Già mezzo millennio prima della nascita di Cristo, Alcmeone di Crotone era in grado di affermare, sulla base di dati anatomici, che il cervello è essenziale per la percezione. La rivoluzione culturale prodotta da questa affermazione, paragonabile per importanza secondo Robert Doty (2007) alle rivoluzioni copernicana e darwiniana, ha improntato lo sviluppo del pensiero medico e filosofico greco-romano ed è stata trasmessa attraverso i secoli fino ai giorni nostri. Nel Corpus Hippocraticum elaborato nella biblioteca di Alessandria d’Egitto si legge: “L’uomo deve sapere che dal cervello, e solo da quello, originano i nostri piaceri, le nostre gioie, il nostro sorriso e il nostro diletto, al pari delle nostre tristezze, dei nostri dolori, delle nostre pene e dei nostri pianti [...] gli occhi, le orecchie, la lingua, le mani e i piedi agiscono in accordo con il discernimento del cervello”. I duemila e più anni trascorsi da allora non hanno cambiato il valore di verità di queste affermazioni. L’esistenza di un legame inscindibile fra processi mentali e processi cerebrali non può certo essere posta in discussione, anche se sulla natura di questo rapporto non esiste tuttora un consenso generale. A un estremo c’è chi assegna alla mente, pur non negandone gli evidenti collegamenti con l’attività nervosa, uno statuto ontologico metafisico o comunque in nessun modo riducibile alla realtà materiale di un sistema meccanicistico come il cervello. All’altro estremo, secondo l’opinione cosiddetta riduzionista, la mente invece è solo una comoda metafora che consente di denotare concisamente un complesso di attività integrate del sistema nervoso, solo in parte conosciute, ma potenzialmente esplorabili grazie ai progressi delle neuroscienze»[4].

Grazie alle neuroscienze stiamo comprendendo sempre meglio le basi e le strutture materiali che permettono l’espressione normale e patologica della nostra mente.


* Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN), Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani e professore invitato di Antropologia filosofica e Neuroetica presso l’Ateneo Regina Apostolorum di Roma.




[1] Cf. M. Vegetti (ed.), Opere di Ippocrate, UTET, Torino 19762, 296.
[2] Ippocrate, Male sacro, XVII-XX. Ippocrate, Male sacro, testi italiani in Ippocrate, Opere di Ippocrate, a cura di M. Vegetti, UTET, Torino 19762.
[3] Epilepsy is a chronic neurological disorder characterized by aberrant neural activity.
[4] Cf.. M. Aglioti – G. Berlucchi, Neurofobia. Chi ha paura del cervello?, Raffaello Cortina, Milano 2013, 47-48.

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