lunedì 20 aprile 2015

Corteccia cerebrale e successo scolastico

di Alberto Carrara, LC

Sta per essere pubblicato sulla rivista Psychological Science un interessante studio neuroscientifico che dimostra una correlazione, attraverso un’analisi strutturale di aree cerebrali, tra lo spessore corticale (cortical thickness), il reddito famigliare e il successo scolastico. Il cervello si struttura in dialogo con l’ambiente sociale e con gli stimoli ricevuti!

Il portale di notizie neuroscientifiche Neuroscience News, lo scorso 17 aprile, titolava infatti proprio così l’intervista ad uno dei ricercatori autori di questo studio: Link between family income, academic achievement and cortical thickness discovered.

L’articolo verrà presto pubblicato sulla rivista Psychological Science, ma il professor John Gabrieli del prestigioso istituto statunitense MIT, anticipa l’importanza della ricerca finanziata dalla Fondazione Bill e Melinda Gates e dal NIH (National Institutes of Health).


The Grover M. Hermann Professor in Health Sciences and Technology, professor of brain and cognitive sciences, Gabrieli sottolinea innanzittutto che già studi precendeti avevano dimostrato che studenti provenienti da famiglie a basso reddito, e perciò inclini ad avere un accesso più limitato a risorse educative, includendo pure una minor esposizione alla lingua parlata, alla lettura, etc., manifestavano comparativamente una più alta probabilità di soffrire stress cognitivi ed alterazioni nello sviluppo cerebrale sin dalla prima infanzia. Questi fattori sono stati correlati quali fattori o co-fattori che possono aiutare a comprendere e spiegare il basso rendimento scolastico di questi giovani.

Come sottolineano gli autori dell’intervista a Gabrieli apparsa su Neuroscience News, negli ultimi anni il divario, per quanto concerne il successo di vita, tra gli studenti ad alto e basso reddito negli Stati Uniti si è notevolmente ampliato.

Gabrieli sottolinea che “proprio come ci si aspetterebbe, c’è un costo reale”, che si traduce a livello di strutture cerebrali, “dovuto al non vivere in un ambiente favorevole”.

Questo studio di anatomia cerebrale, che non ha ancora esplorato le possibili cause, ha però evidenziato che gli studenti provenienti da un ambiente sociale favorevole (cioè studenti di famiglie ad alto reddito), presentano agli studi funzionali (MRI, magnetic resonance imaging), un ispessimento delle aree corticali associate e deputate a mediare la percezione visiva e la memoria, cioè aree associate all’accumulo di conoscenze, rispetto a studenti provenienti da ambienti famigliari sfavorevoli.

Sono stati coinvolti 58 studenti tra i 12 e i 13 anni di età, 23 dei quali provenienti da famiglie a basso reddito e 35 da famiglie abbienti. Lo studio ha comparato un test neuropsicologico, l’MCAS o Massachusetts Comprehensive Assessment System con i risultati delle scansioni cerebrali della corteccia ottenute tramite risonanza magnetica.

Quest’area cerebrale, la corteccia, espleta un ruolo chiave nel mediate funzioni cognitive superiori quali tra l’altro: il pensiero, il linguaggio, la percezione sensoriale e i comandi motori.  

Questa ricerca fornisce ulteriori dati neuroscientifici di carattere strutturale (cioè di anatomia del cervello) a quello che in letteratura è stato definito come  l’ achievement gap”.

Per Gabrieli, questi dati devono essere uno stimolo in più all’azione, cioè al creare nuove opportunità sociali e culturali per coloro che non si trovano nelle condizioni sociali opportune per un corretto sviluppo delle proprie aree cerebrali che mediano le funzioni cognitive umane. Insomma, le neuroscienze forniscono alla politica e alla società dei risultati su cui, non soltanto riflettere, ma soprattutto, su cui agire per ridurre le discriminazioni e le ingiustizie. Ecco come dati neuroscientifici si possono tradurre in aiuto alla persona umana, divengono neurobioetica!

L’intervista a Gabrieli è reperibile a quest’indirizzo.

Sempre in questo mese, ad aprile, sulla rivista Pediatric Neurology (2015 Apr; 52, 4:383-388), è stato pubblicato uno studio sulla stessa linea, intitolato: Brain Imaging and Electrophysiology Biomarkers: Is There a Role in Poverty and Education Outcome Research?


I ricercatori hanno evidenziato diversi correlati neurobiologici di difetti cognitivi in bambini poveri. Queste evidenze costituiscono dei neuro-markers utili per allestire delle soluzioni educative specifiche per migliorare lo sviluppo cerebrale dei bambini esposti a condizioni sociali cognitivamente sfavorevoli. 

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