sabato 9 maggio 2015

“Materia grigia”: il rapporto USA sulla neurobioetica

di Alberto Carrara, LC

L’11 aprile scorso, su questa pagina, presentavo brevemente, in lingua inglese, l’uscita del secondo volume di 154 pagine intitolato Gray Matter. Topics at the Intersection of Neuroscience, Ethics, and Society (in italiano, possiamo tradurlo proprio “Materia grigia”, titolo ovviamente riferito a quella parte del nostro tessuto cerebrale anatomicamente, morfologicamente e fisiologicamente distinguibile e caratterizzabile) [1].

Il volume, prodotto dalla commissione presidenziale degli USA dedicata alle tematiche di bioetica (la Presidential Commission for the Study of Bioethical Issues), ha fornito al presidente Barack Obama un resoconto articolato in 4 principali capitoli sull’andamento e gli sviluppi del noto Progetto BRAIN, sigla riferita al The Brain Research through Advancing Innovative Neurotechnologies (BRAIN) Initiative, progetto colossale lanciato il 2 aprile 2013 e presentato su questo sito in diverse occasioni.

Il 12 aprile 2013, infatti, riportavo l’annuncio e il relativo testo dell’intervento del Presidente Obama e del professor Francis Collins. Nasceva il progetto colossale, “antagonista” (per alcuni), “compagno” (per altri), del progetto europeo The Human Brain Project lanciato poco tempo prima da Henry Markram.

Sucessivamente, il 20 e il 26 maggio 2014, presentavo l’editoriale della rivista italiana LeScienze dedicato proprio a questi due progetti neuroscientifici lanciati nel 2013. Come è stato giustamente sottolineato riprendendo le affermazioni del neuroscienziato Steven Rose: il XXI secolo si può ben definire il secolo del cervello.

L’altro ieri (7 maggio) sull’Osservatore Romano, la testata giornalistica ufficiale della Santa Sede, è stato pubblicato un breve articoletto firmato da Carlo Petrini (pagina 4), intitolato: Neuroscienze ed etica. Il rapporto degli Stati Uniti.


L’articolo dell’Osservatore presenta una sintesi di quest’ultimo volume, considerando anche i risultati del primo volume uscito nel maggio 2014.

Un testo succinto, quello di Petrini, che sottolinea innanzittutto come Gray Matter non possa passare inosservato ed offre, meglio, “propone” «alcuni spunti di analisi».

Muovendo dall’affermazione del presidente Obama sull’ancora non svelata e misteriosa natura del nostro cervello (Obama disse il 2 aprile del 2013: «Come umani, possiamo identificare galassie distanti anni luce, possiamo studiare particelle più piccole di un atomo, ma non abbiamo ancora svelato il mistero delle tre libbre di materiale che stanno tra le nostre orecchie»), Petrini riassume la finalità del progetto BRAIN che mira «principalmente a trovare terapie efficaci per malattie neurodegenerative (tra cui, in particolare, Alzheimer e Parkinson) e altre disabilità neurologiche che comportano costi (non solo economici) altissimi».


«Date le implicazioni di etica che le neuroscienze sollevano, Obama incaricò la Commissione di esprimere un parere».

Quest’ultimo si è realizzato in due momenti, ciascuno plasmatosi in un documento.

«Il primo, pubblicato nel maggio 2014, proponeva alcuni orientamenti per l’integrazione dell’etica nella ricerca biomedica e, nello specifico, nelle neuroscienze. In particolare, si riconosceva che “la buona scienza richiede una precoce ed esplicita integrazione dell’etica nella ricerca”».

Gray Matter. Topics at the Intersection of Neuroscience, Ethics, and Society (marzo 2015) è il secondo rapporto, quello “conclusivo”.

Dopo aver preso in analisi, al capitolo 1° dedicato a delineare il contesto del documento (Background and the Promise of Neuroscience), le cosiddette “promesse” delle neuroscienze (NS) ed aver sottolineato la valenza di questo rapporto (About this Report), «la Commissione esprime, innanzi tutto, alcune considerazioni sia su neurotecnologie per il potenziamento (enhancement) neurologico (mediante, per esempio, dispositivi per la stimolazione cerebrale), sia su metodi, comportamenti e condizioni che possono mantenere o migliorare la salute neuronale (per esempio: l’esercizio, l’educazione, la dieta)» (capitolo 2° che considera i seguenti argomenti: Cognitive Enhancement and Beyond, Goals and Purposes of Neural Modification, Ethical Analysis, and Recommendations).

«La Commissione riconosce che, in genere, gli stili di vita non pongono particolari problemi di etica e anzi sono positivi se correttamente gestiti. Al contrario, le neurotecnologie mediante moderni dispositivi pongono gravi problemi di etica e non sono esenti da rischi. La Commissione suggerisce di valutare tali tecniche caso per caso».

Nel terzo capitolo di Gray Matter. Topics at the Intersection of Neuroscience, Ethics, and Society (marzo 2015), viene affrontata una tematica sempre più emergente a livello sociale: quella relativa la consenso informato. Il capitolo si intitola proprio: Capacity and the Consent Process. Petrini sull’Osservatore Romano lo riassume così: «Un secondo problema che è il consenso informato alla ricerca. Nelle persone con compromissioni neurologiche la capacità di esprimere un consenso consapevole è assente o offuscata o fluttuante. In assenza di regole uniformi, i ricercatori, e anche i comitati etici, sono spesso soli nel decidere sulle modalità con cui procedere».

Il quarto e ultimo capitolo tratta del “neuro-diritto” o NeuroLaw, una branca emergente della riflessione neurobioetica contemporanea. Per una breve sintesi si può consultare la sezione apposita di quella che è la “bibbia” della neuroetica, mi riferisco al recente Handbook of Neuroethics, pubblicato dalla Springer proprio quest’anno (2015)[2].

La “neuroetica” viene presentata, in questa monumentale opera curata da Jens Clausen e Neil Levy, quale “sforzo o tentativo” (endeavor) multi-disciplinare e inter-disciplinare che esamina le implicazioni e i risvolti, delle neuroscienze sugli esseri umani in generale e, in particolare, cerca di riflettere sulla nostra auto-comprensione in chiave neurobiologica quali esseri umani in relazione con altri individui della stessa specie.
L’ultima parte dell’ Handbook of Neuroethics, il terzo volume, intitolato “Neuroetica e società” (Neuroethics and Society, sezioni XVII-XXIII), considera la neuroetica nel suo versante sociale ed include qui la sezioni riguardante il cosiddetto neurodiritto (sezione XVII).

Petrini sull’Osservatore Romano dell’altro giorno, riassumendo l’ultimo capitolo di Gray Matter (2015) afferma: «un terzo ambito è l’integrazione tra neuroscienze e diritto. Le neuroscienze possono offrire elementi importanti nello sviluppo di politiche sanitarie, per esempio fornendo informazioni utili su gruppi di persone con particolari caratteristiche. Occorre, invece, molta cautela nel gestire informazioni riguardanti singole persone. In particolare, in ambito giuridico, l’eventuale utilizzo di perizie neurocomportamentali, anche mediante test genetici, necessita di interpretazioni accurate e molto rigorose. Vi è, infatti, il rischio di sottovalutare i notevoli margini di incertezza che caratterizzano tali tipologie di indagine».

Proprio di NeuroDiritto si è parlato a Roma e a Milano in occasione della Settimana Mondiale del Cervello, la Brain Awareness Week (BAW) 2015.

Petrini conclude la sua sintesi di Gray Matter (2015) sottolineando un termine e un concetto caro a molti neurobioeticisti oggigiorno, termine, quello di “integrazione” che Jill Bolte Taylor ha spesso sottolineato. «L’integrazione tra neuroscienze ed etica è certamente auspicabile non solo per i motivi sopra descritti, ma anche perché, soprattutto in settori all’avanguardia, le forti competizioni nell’ottenere fondi e nel pubblicare risultati possono minare il rigore scientifico e indurre a sopravvalutare, anche con sensazionalismo, risultati incerti».



[1] Presidential Commision for the Study of Bioethical Issues, Gray Matters. Topics at the Intersection of Neuroscience, Ethics, and Society, March 2015, http://www.bioethics.gov.
[2] Cf. J. Clausen – N. Levy (ed.), Handbook of Neuroethics, Springer, Dordrecht 2015, 3 volumi, XXIII sezioni, 117 capitoli, pp. 1850; ISBN: 978-94-007-4706-7 (Print) 978-94-007-4707-4 (Online).

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