sabato 13 giugno 2015

Ma filosofia delle mente non è scienza del cervello

di Alberto Carrara, L.C.

Ieri, nell’inserto Agorá del quotidiano Avvenire (p. 26), sulla colonna di destra, il filosofo italiano Vittorio Possenti presentava il nuovo saggio di Andrea Lavazza intitolato Filosofia della mente, pubblicato a marzo 2015 dall’edizioni La Scuola.

Mentre Possenti titola: Ma filosofia della mente non è scienza del cervello, Avvenire sintetizza così: «Andrea Lavazza affresca lo stato dell’arte di una disciplina che, specie in area anglosassone,scivola verso il materialismo lasciando spazi indebiti alle scienze».

Il filosofo italiano precisa fin dall’inizio il contesto dell’opera, quello del rapporto anima-corpo (oggi diventato quello del rapporto mente-cervello) e le risposte che lungo la storia del pensiero si sono alternate: «La domanda sull’uomo – afferma Possenti – include come nucleo primario l’antico e sempre nuovo problema dell’anima, del corpo e del loro rapporto. Tradizionalmente questi temi erano ricompresi sotto il nome di “problema psicologico”».

Ecco delinearsi l’humus da cui è sorta la filosofia della mente: «Da numerosi decenni ha preso piede, dapprima in area anglosassone e poi oltre, la dizione di “mind-body problem”, o anche quello di “filosofia della mente” che include il primo tema. Quest’ultima espressione, per quanto concentri l’attenzione su un aspetto dell’essere umano (la mente, appunto), ha il merito di mantenere aperta una responsabilità per la filosofia, mostrando quanto sia difficile ricondurre la questione psicofisica solo alle neuroscienze cognitive. È convinzione abbastanza diffusa che l’interrogativo psicofisico comporti un’alta difficoltà, in quanto la conoscenza di ciò che è composto è più ardua di quella di quanto è semplice. Eppure scienziati e filosofi non desistono dallo sforzo sempre rinnovato di comprendere quel problema, ed anzi da tempo si sono moltiplicati sino all’inverosimile i tentativi di venire a capo della sfida».

Vittorio Possenti, che recentemente, nel 2013, ha ripubblicato la sua opera Principio persona includendovi ampie riflessioni concernenti le neuroscienze, riepiloga le grandi aree di pensiero all’interno della filosofia della mente: «Essi [scienziati e filosofi] non di rado adottano un naturalismo tanto epistemologico quanto ontologico: il primo assume che la conoscenza si estenda solo all’empirico, e il secondo suggerisce che non esistano realtà al di là dell’esperienza. Le posizioni attualmente prevalenti (ma non certo totalitarie) nella filosofia della mente di origine anglosassone, a cui spesso si accodano i ricercatori di altri contesti culturali, vanno verso forme più o meno esplicite di materialismo e di fisicalismo: nel materialismo avere una mente significa avere un cervello. Ciò non significa che la soluzione duale di origine cartesiana secondo cui noi siamo composti di due sostanze completamente distinte (res cogitans e res extensa), o la soluzione polare dell’ilemorfismo di derivazione aristotelica e tomista (il soggetto umano come composizione o sintesi di materia e forma) siano scomparse». Interessante come Possenti distingua nettamente tra il dualismo di stampo cartesiano dalla proposta aristelico-tomista che egli definisce “soluzione polare”.

«L’intento del volume di Andrea Lavazza Filosofia della mente (La Scuola, pagine 214, euro 12,50) è di introdurre alla conoscenza della situazione attuale della disciplina attraverso un’approfondita e documentata presentazione delle principali posizioni: dualismo, fisicalismo, riduzionismo, funzionalismo, ecc., tra le quali ferve il dibattito e che non è qui possibile discutere nel dettaglio.
La domande primarie sono chiare: “Se il mentale non è fisico, come possiamo spiegare la sua interazione causale con il fisico? Se il mentale è fisico, come possiamo spiegare i fenomeni della coscienza?”. Se dovesse valere solo la seconda possibilità, dovremmo ritenere che lo spirito sia impotente dinanzi alla materia».


Possenti conclude la sua presentazione del volume di Andrea Lavazza con un esempio storico: «Intorno al 1845 Emil Du Bois-Reymond, profondamente persuaso che nell’organismo non agissero altre forze che quelle fisiche e chimiche, aveva creato una società con colleghi della sua opinione, vincolandosi a diffondere durante la loro vita questa posizione. Molti anni dopo egli si rese conto del carattere contraddittorio del suo comportamento, in quanto la posizione schiettamente materialistica comporta che sia impossibile vincolarsi a credenze intellettuali o a comportamenti futuri. Emise pertanto la celebre frase: ignoriamo e ignoreremoIgnoramus et ignorabimus») il rapporto tra fisico e psiche, essendo innegabile che vi è dello psichico in noi. Forse esagerava, ma così elevava un argine verso il riduzionismo. Gli scienziati perlopiù tendono verso il materialismo, almeno metodologico, che è dottrina particolarmente idonea per le loro teorie, mentre i filosofi non sembrano al momento orientarsi in maniera concorde, ed anzi a mio parere finiscono per lasciare uno spazio indebito alle scienze. Se la filosofia della mente si riduce a scienza del cervello, diventerebbe importante che a centocinquant’anni dalla sentenza di Du Boys- Reymond scienziati e filosofi materialisti ripetessero con lui: ignoriamo e ignoreremo la struttura della psiche e l’interazione psicofisica». Beh, noi continuiamo a ricercare la verità su noi stessi!

Nessun commento:

Posta un commento