mercoledì 29 luglio 2015

Cybersecurity: nel 2050 insieme ai robot i superumani

p. 28 di Repubblica di ieri
Ieri presentavo e commentavo la prima parte dell’articolo intitolato «2050. La Guerra dei robot. Tra 35 anni il campo di battaglia sarà popolato da automi che non solo combatteranno, ma guideranno le offensive, e da “umani aumentati”. È lo scenario previsto dal Pentagono. Che però sorvola sul rischio hacker» pubblicato sul quotidiano La Repubblica a firma di Maurizio Ricci. Continuo oggi la seconda parte.

Il rapporto “Visualizzare il campo di battaglia tattico nell’anno 2050” sostanzialmente idividua due grandi protagonisti della cybersecurity o cyberguerra. Il primo è il robot. Un robot che evolve sino ad addentrarsi nei meandri misteriosi della coscienza! Il secondo protagonista è una sorta di “superuomo”. Ecco aprirsi l’enorme panorama del potenziamento cognitivo umano, del potenziamento sensoriale, delle interfaccie cervello-computer o cervello-macchina e cervello-cervello, etc.

«Ma dove non c’è posto per l’uomo (normale), ce n’è uno, in prima fila, per Nembo Kid. O Superman. O Wolverine. O Iron Man. E magari Terminator. L’altro protagonista, insieme ai robot, in questa visione del campo di battaglia 2050 è infatti il superuomo. Nel workshop ne parlavano come di “umani aumentati”. Nel senso delle loro capacità fisiche e sensoriali. Esoscheletro a proteggere, ma, soprattutto, a moltiplicare la potenza fisica. Impianti vari, di cui il cinema ci ha già dato un campionario. Superudito, vista telescopica, infrarossi. Nel workshop qualcuno ha anche azzardato l’ipotesi di schermi di invisibilità. Cruciale, certamente, la moltiplicazione delle capacità cognitive: un computer nel cervello o, forse, un computer per cervello. Mettete insieme iWatch e Google Glass, frullate e moltiplicate per cento. «La presenza di superumani sul campo di battaglia 2050 è molto probabile – dice il rapporto – perché le varie componenti che rendono possibile questo sviluppo già esistono e stanno conoscendo una rapida evoluzione». La differenza fra cyborg e superuomo, in questa rappresentazione, è labile, ma saranno questi “umani potenziati” gli interlocutori dei robot nel corso della battaglia. Le doti da superuomo sono, anzi, la precondizione perché uomo e robot possano essere davvero partner in guerra. Ma non pensate a plotoni misti, robot e superumani. Gli uomini-Superman saranno assai costosi, molto rari, molto preziosi. Interi stormi di robot o specifici campi di forza dovranno essere destinati a proteggerli dal nemico».

Dopo aver immaginato il futuro, scendiamo con i piedi per terra. Maurizio Ricci alla fine del suo articolo mette il dito in alcune delle numerose “piaghe” etico-morali e politiche di queste applicazioni neuro-tecnologiche.

«Ma come si diventa Superman? Il rapporto del workshop sorvola sui delicati problemi morali e politici che l’ipotesi degli “umani aumentati” comporta. Le modifiche apportate ai supersoldati, sembra di capire, non potrebbero non essere permanenti. Uno degli strumenti considerati è, in effetti, l’ingegneria genetica. Con gli effetti dirompenti che avrebbe, nella nostra società, convivere con una stirpe di superuomini. Ma questo, come è stato detto in decine di film, non è problema da soldati. Che, invece, ne hanno un altro, ben concreto. Nel clangore dello scontro fra robot, il sibilare dei missili, il ronzio dei sensori spia, si rischia di perdere di vista che il grosso del conflitto è assolutamente silenzioso e si svolge altrove, lontano dai campi di battaglia. È la cyberguerra degli hacker per sabotare l’armata robot nemica, depistare i sensori, confondere i comandanti, sviare gli ordini, paralizzare i superuomini. La guerra 2050 la decideranno i robot, la combatteranno gli automi, ma la vinceranno gli informatici. “Il tradimento di Superman” sarà un classico del cinema 2050».

Nelle prossime settimane cercherò di rileggere e commentare su questo blog il rapporto di 60 pagine uscito a giugno 2015 Visualizing the Tactical Ground Battlefield in the Year 2050, in preparazione ai corsi universitari intensivi che darò dal 10 agosto al 4 settembre presso l’Università Finis Terrae di Santiago del Cile sulla persona umana nell’era del post-umano.

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