venerdì 3 luglio 2015

Le neuroscienze e la mente animale e umana

Quest’oggi dalle 15 alle 16:30 al Corso Estivo di Bioetica 2015 dell’Ateneo Regina Apostolorum la lezione Le neuroscienze e la mente animale e umana del Prof. P. Alberto Carrara, LC. La presentazione PREZI si può seguire e rivedere cliccando di seguito QUI. Offriamo una breve introduzione alla tematica che verrà trattata tra poco.

L’intelligenza degli altri”, così titolava, riferendosi con il termine “altri” agli animali, la copertina di uno dei volumi della Rivista Mente & Cervello, il mensile di psicologia e neuroscienze italiano del giugno 2014[1]

In copertina mezzo profilo di un cane con lo sguardo fisso verso il lettore, quasi ad interpellarlo: “sono anch’io intelligente come te?”. In effetti, questo numero 114 della rivista italiana dedicava un intero dossier all’argomento che tratterò in questa lezione intitolata Le neuroscienze e la mente animale e umana in occasione del 14º Corso Estivo Internazionale di Aggiornamento in Bioetica dedicato alla tematica della “Bioetica, questione ambientale ed ecologia umana”.
Perché ci interessiamo della mente animale? E soprattutto, perché la rapportiamo alla nostra di mente?

Il dossier “L’intelligenza degli altri” ci risponde in pieno e costituisce il razionale di questa lezione: «Le sorprendenti capacità cognitive degli animali stanno cambiando il concetto stesso di intelligenza, spingendoci a ripensare il nostro rapporto con loro». Questa frase innanzittutto ci dice: gli animali possiedono, non soltanto una mente, ma sono capaci di attività cognitive tali da porre in discussione l’esclusività umana di ciò che chiamiamo “intelligenza”.

Sulla base di ciò che consideriamo con il termine “mente” ed “intelligenza” applicato all’animale e all’uomo si articolerranno, e di fatto si sono sviluppate, riflessioni antropologiche ed etiche di capitale importanza che toccano in pieno la sfera della bioetica. Come non ricordare, ad esempio, la proposta antropologica, etica e bioetica del filosofo morale australiano Peter Singer il quale, sulla scia del filosofo John Locke, iniziatore della cosiddetta “filosofia della coscienza” in antitesi alla “filosofia della sostanza”, riducendo la persona umana e la sua dignità all’attualità della sua autocoscienza arriva agli antipodi di una difesa animalista che è pronta di fatto al sacrificio di vite umane, embrioni, ma anche bambini cerebrolesi, anencefalici, persino esseri umani in “stati alterati di coscienza”, quali il coma, lo stato di minima coscienza e il cosiddetto “stato vegetativo”, private della loro dignità personale.

Non è perciò indifferente questo confronto tra mente umana e mente animale.

Nell’editoriale del numero di Mente & Cervello dedicato alla mente animale in raffronto alla nostra, Marco Cattaneo titola “Diversamente intelligenti: storie di altri animali” e ci racconta: «Si fa presto a dire intelligente. Almeno quando parliamo dei nostri simili, s’intende. Quando invece parliamo degli altri animali, di rado siamo disposti a riconoscere loro doti intellettive simili alle nostre. E, quando lo siamo, i nostri apprezzamenti sono rivolti soprattutto agli animali domestici, i nostri compagni di vita. D’altra parte per millenni culture e religioni hanno decretato la superiorità dell’uomo sul resto del Creato». Cattaneo mette subito il dito sulla piaga: la questione del discorso ruota sostanzialmente, per dirla alla Max Scheler, sulla posizione speciale o indifferente dell’uomo nel cosmo. L’uomo è un essere-nel-mondo, ma con il mondo ha dei rapporti del tutto peculiari. L’essere umano possiede una peculiarità qualitativa, che non sia soltanto frutto di una maggior complessificazione quantitativa di strutture come quelle cerebrali oppure è una “scimmia nuda”, certamente un pò più evoluta, ma sostanzialmente indistinguibile essenzialmente da un qualsiasi bonobo?

La questione non è di poco conto. Non a caso Cattaneo cita Darwin: «Poi arrivò Charles Darwin, a mettere in discussione il nostro posto privilegiato nell’ordine naturale (e forse per questo è ancora indigesto a molti)». Non a caso, Peter Singer mutua il darwinismo quale interpretazione materialista dell’essere umano.

«E da allora – cioè da Darwin – gli studi sugli animali ci hanno riservato innumerevoli sorprese, portandoci, in un secolo e mezzo, a rivedere molte certezze infondate. E a riconoscere che, almeno per specifici compiti, il cervello di alcuni animali è persino molto più efficace del nostro».

Di quali studi stiamo parlando? Quali sorprese hanno provocato? Quali certezze infondate ci hanno fatto rivedere?

Cattaneo introduce il nostro organo “principe”, il cervello, sottolineando la preminenza e pregnanza delle neuroscienze nell’ambito delle ridefinizioni del mentale umano ed animale.
Alcune di queste capacità cognitive saltano subito fuori da alcuni esempi che Cattaneo pone nell’editoriale introduttivo al dossier: la “memoria sensitiva”, ad esempio, ma anche quella che viene chiamata “intelligenza spaziale”: «C’è una storia di memoria e intelligenza spaziale che mi ha sempre affascinato, anche perché - come molti di noi - mi scordo dove ho messo le cose con irritante frequenza. La nocciolaia di Clark - uno dei cavalli di battaglia di Giorgio Vallortigara, grande neuroscienziato, nostro storico collaboratore e autore di diversi libri di successo sull’intelligenza animale - è un parsimonioso uccelletto del Nord America. Quando fa provviste per l’inverno, costruisce mappe spaziali così complesse da riuscire a occultare nei boschi razioni di cibo in migliaia di nascondigli diversi. E quando ne ha bisogno riesce a ritrovarle a colpo sicuro anche a distanza di settimane. Con la sola memoria spaziale, s’intende, senza ricorrere all’olfatto.

Ma c’è di più. Quando va a riprendersi il suo bottino, la nocciolaia di Clark lo fa in modo selettivo: consuma prima le risorse più deperibili, e lascia per dopo quelle che si conservano meglio. In altre parole, non solo sa dove ha lasciato le provviste, sa “dove” ha lasciato “che cosa”. In migliaia di posti diversi, ripeto. Ecco, ora provate voi». Dall’esempio della nocciolaia, Cattaneo trasla subito la sfida a noi esseri umani. Il paragone regge? La sfida va accettata?

«Ormai sono innumerevoli gli esempi di incredibili storie di intelligenza animale. E vanno dalla formidabile sensibilità degli elefanti per le vibrazioni alla singolare capacità dei piccioni di distinguere tra dipinti di Van Gogh e di Chagall, dalle doti matematiche di alcune specie a quelle emotive di altre. Nel dossier che trovate in queste pagine vi raccontiamo qualcuna delle loro storie. E senza commettere l’errore, fin troppo comune, di attribuire agli altri animali emozioni, intenzioni e sentimenti umani, proviamo a rileggere l’idea di intelligenza alla luce della mole impressionante di ricerche condotte negli ultimi anni. Per scoprire che la nostra unicità non può più essere banalmente considerata un sinonimo di superiorità».

Api, elefanti, primati, ... sembra proprio che gli studi più recenti sugli animali e i loro comportamenti (basti leggersi il simpatico ed articolato saggio di Frans de Waal intitolato Il bonobo e l’ateo) messi in comparazione (e spesso in opposizione) con noi esseri umani, costituiscano le nuove frontiere dell’antropologia.

Ecco una breve presentazione degli articoli di questo dossier.

Noi e lorodi Anna Meldolesi. Proiettare sugli animali i nostri stati d’animo è sbagliato, ma di certo le ultime scoperte stanno cambiando il nostro rapporto con loro.

La personalità delle apidi Dalila Bovet. Le api sono proverbialmente operose, eppure le consideriamo creature psicologicamente inferiori. Invece questi insetti manifestano caratteristiche sorprendenti: alcune si rivelano timide e casalinghe, altre sono esploratrici curiose.

Nella mente di Dumbodi Paola Emilia Cicerone. Vivono in famiglia, hanno abitudini sociali complesse e comunicano tra loro. Studi recenti mostrano che, proboscide a parte, gli elefanti ci somigliano più di quanto pensassimo.

Macachi in sala giochidi Christina Müller. I ricercatori del centro tedesco per lo studio dei primati di Gottinga puntano l’attenzione sulle performance cognitive dei macachi cinomolghi. Le scimmie mostrano un’intelligenza quasi pari a quella delle loro «cugine» più grandi, le scimmie antropomorfe.

Prenderò in rassegna questi 4 articoli che l’editoriale “L’intelligenza degli altri” ci propone sviscerando ciò emerge dagli ultimi studi sulla mente animale per chiarire, con l’aiuto di una prospettiva ontologica ed antropologica realista che tenga conto delle ricerche neuroscientifiche di frontiera, se vi sia o meno una una differenza di natura, essenziale e qualitativa tra la mente animale e la mente umana, cioè tra l’animale e l’uomo, scegliendo quale ambito privilegiato d’indagine il concetto e la realtà che denominiamo “intelligenza”.
Cos’è l’intelligenza? È una nostra prerogativa esclusiva di noi appartenenti alla specie Homo sapiens? Possiamo parlare di “intelligenza” negli altri animali superiori? E come?

Il grande filosofo Jean Guitton nella sua opera Il lavoro intellettuale scriveva che «è noto che in filosofia sono le articolazioni, gli allacciamenti i punti più istruttivi: così è quando la materia sembra emanare la vita e dall’animalità delle grandi scimmie sembra sorgere l’umanità. Nel punto d’origine si nasconde ciò che più ci interesserebbe sapere» (Roma 1970, p. 70).

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