domenica 5 luglio 2015

Zuckerberg e le “neuro-telepatia”

 di Alberto Carrara, LC

“Mister Facebook” Mark Zuckerberg ne è convinto: nel futuro del social network c’è la telepatia!
Negli ultimi 5 giorni, dal 1° luglio ad oggi, nella stampa nazionale italiana, si sta parlando di “telepatia” quale prossimo futuro delle comunicazioni sociali. Come mai? Di che “telepatia” stiamo parlando? Quali sono i fondamenti neuroscientifici di questa nuovissima frontiera della ricerca sul cervello?

Brain-to-Brain Interface (B2B)
Partiamo dalle affermazioni di Mr. Facebook per introdurre a che cosa ci stiamo riferendo. In un’articolo di Elena Tebano uscito giovedì 2 luglio sulla sezione “cronache” del Corriere della Sera (p. 24), ci si rifà alle recenti affermazioni di Zuckerberg che nella consueta sessione di domande e risposte con i suoi utenti Fb ha detto: “credo che un giorno saremo capaci di inviarci l’un l’altro direttamente pensieri complessi usando la tecnologia. Potrete pensare a qualcosa e, se voi lo vorrete, i vostri amici saranno in grado di vivere la stessa esperienza immediatamente. Sarà questa l’ultima frontiera della tecnologia”.

Per Mr. Facebook la “telepatia” sarebbe “uno degli ovvi sviluppi della comunicazione”: “ci sono – afferma Zuckerberg – poche, ma importanti tendenze nella comunicazione umana che speriamo di migliorare... prima condividevamo solo testi, ora postiamo principalmente foto. Nel futuro i video saranno ancora più importanti delle foto. Dopodiché le esperienze di immersione come quelle della realtà virtuale diventeranno la norma. Dopo ancora...”. Dopo ancora che?

“Dopo ancora, avremo il potere di condividere tutta la nostra gamma di esperienze emotive e sensoriali con gli altri ogni volta che vorremo”!

Elena Tebano nel suo articolo ci dice – riferendosi a queste affermazioni di Zuckerberg – “la cosa più stupefacente è che potrebbe avere ragione”. Beh, stando alle ultimissime ricerche nel campo delle interfaccie cervello-macchina e cervello-cervello, il panorama è davvero avvincente!

Presenterò nella prossima settimana l’ultimissima ricerca sul sistema denominato “Brain-to-text” pubblicata sulla rivista Front Neurosci a giugno di quest’anno e che costituisce un importante e capitale passo in avanti nella comunicazione uomo-macchina attraverso il discorso immaginato.


Tornando all’articolo di Elena Tebano sul Corriere della Sera del 2 luglio intitolato “Comunicare  con la telepatia. Il sogno di mister Facebook”, Andrea Moro, neurolinguista e specialista nel settore, commenta gli sviluppi di queste ricerche: “sembra fantascienza, ma da un certo punto di vista è già reale perché siamo riusciti ad accedere alla forma che il linguaggio ha nella mente umana... decodificare quella forma significherebbe leggere il pensiero”.

Ecco allora l’orizzonte del discorso: poter “leggere” il pensiero umano attraverso la decodifica dei rispettivi correlati neurali (cioè di ciò che accade nel nostro cervello quando pensiamo, immaginiamo, vogliamo o desideriamo qualcosa).

Il professor Moro spiega così le ricerche in questa frontiera: “siamo partiti considerando come è fatto il linguaggio umano, che fisicamente sta in due posti: fuori dal cervello, dove è formato da onde sonore (le parole), e dentro il cervello. Anche qui è costituito da onde, ma elettriche: sono gli impulsi con cui comunicano i neuroni”. Una bella immagine, semplice e comprensibile.

“Ci siamo chiesti: che parentela c’è tra le onde fuori e quelle dentro? Se inizio a pensare una frase, che forma ha la sua onda prima che entri nella bocca e si trasformi in suono?”.  Negli esperimenti di Moro sono stati coinvolti dei volontari: “abbiamo rilevato le onde elettriche che si formavano nella loro mente quando parlavano, e abbiamo visto che la loro forma era straordinariamente simile a quella delle onde sonore... Poi abbiamo chiesto ai soggetti di leggere mentalmente la frase senza parlare. Abbiamo visto che succede la stessa cosa: la struttura del pensiero linguistico imita quella del linguaggio sonoro. Quindi si può ipotizzare un apparecchio che registra le onde elettriche del cervello e le rende leggibili senza la mediazione del suono... Le onde del pensiero potrebbero essere comunicate direttamente a un’altra testa lontana... Al momento ci sono solo dei limiti tecnologici”.

Ecco come il “sogno di Zuckerberg” già inizia a diventare realtà!


Nelle prossime settimane approfondirò i risultati neuroscientifici di queste ricerche che vengono ovviamente accompagnate da riflessioni neuroetiche e neurobioetiche di estrema pregnanza per l’antropologia

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