domenica 6 settembre 2015

Post-umano, conclusione

di Alberto Carrara, L.C.

Santiago del Cile. Ieri si sono conclusi i corsi intensivi per studenti e docenti dell’ Università Finis Terrae all’interno di una delle grandi tematiche contemporanee relativa al trans e post-umanismo. Le lezioni erano iniziate il 10 agosto. La prima settimana è stata dedicata ad un’estesa introduzione ai corsi: La persona nell’era del post-umano. Tecnologia e neuroscienze al servizio del sogno dell’immortalità: una riflessione interdisciplinare all’interno della neurobioetica contemporanea. La seconda settimana si è svolta all’insegna dello sviluppo tecnologico relativo alla robotica e alle applicazioni neuroscientifiche all’essere umano. Nella terza settimana sono stati presentati i presupposti filosofici a queste stesse applicazioni all’essere umano. La quarta e ultima settimana è stata dedicata ad approfondire i risvolti bioetici delle applicazioni tecnologiche e neuroscientifiche alla vita dell’essere umano e alla conclusione finale che presento quest’oggi. I concetti approfonditi lungo il corso sono quelli di: cyborg, coscienza, corporeità, neuroscienze, immortalità, etc. La presentazione Prezi (in lingua spagnola) è disponibile QUI.

In questi corsi universitari ho avuto modo di riassumere diversi temi della mia ricerca antropologica e neuroscientifica alla luce del post-umanismo contemporaneo, uno dei filoni di riflessione più interessanti e dibattuti.

Dopo aver considerato brevemente i principi dell’etica dei mezzi, dei fini e la distinzione chiave tra “terapia” e “potenziamento”, ho analizzato brevemente due autori del dibattito bioetico contemporaneo: Peter Singer e Hugo T. Engelhardt, come modelli di applicazione alla bioetica di presupposti filosofici riguardanti l’autocoscienza soggettiva.


Ho presentato poi una proposta di antropologia che, dai dati delle neuroscienze e delle applicazioni neuro-tecnologiche all’essere umano, riesca ad integrare, in un contesto realista e multidisciplinare, le molteplici dimensioni costitutive dell’essere umano (una sorta di neuro-antropologia realista). 

Grazie alle riflessioni del filosofo e neurobioeticista canadese Walter Glannon, concludendo questi corsi, sono tornato al cervello e alla corporeità integrale dell’essere umano che è la persona umana. Il movimento concettuale si realizza attraverso una vera e propria fuga dalla decomposizione cartesiana sostanziale ed ontologica (fuggire da Cartesio!), verso una ricomposizione e riunificazione dei due mondi, la mente e il corpo, all’interno di una visione integrale della persona umana che non si riduca semplicemente e semplicisticamente ai suoi atti accidentali (come l’autocoscienza lockeana), ma dignifichi la nostra corporeità in tutti i suoi aspetti. 

Il nostro corpo non è un oggetto pieno di limitazioni (fragilità, vecchiaia, malattia e morte) da cui fuggire ossessivamente, ma lo spazio splendido di possibilità del nostro stesso sviluppo umano integrale. Non ho un corpo, ma sono il mio stesso corpo!

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