sabato 5 settembre 2015

Post-umano, neurobioetica e antropologia

di Alberto Carrara, L.C.

Santiago del Cile. Corsi intensivi per studenti e docenti dell’ Università Finis Terrae all’interno di una delle grandi tematiche contemporanee relativa al trans e post-umanismo. Le lezioni sono iniziate il 10 agosto e si sono concluse il 4 settembre. La prima settimana è stata dedicata ad un’estesa introduzione ai corsi intitolati La persona nell’era del post-umano. Tecnologia e neuroscienze al servizio del sogno dell’immortalità: una riflessione interdisciplinare all’interno della neurobioetica contemporanea. La seconda settimana si è svolta all’insegna dello sviluppo tecnologico relativo alla robotica e alle applicazioni neuroscientifiche all’essere umano. Nella terza settimana sono stati presentati i presupposti filosofici a queste stesse applicazioni all’essere umano. I concetti approfonditi lungo il corso sono quelli di: cyborg, coscienza, corporeità, neuroscienze, immortalità, etc. Oggi presento il terzo e ultimo grande capitolo dedicato alle riflessioni bioetiche e neurobioetiche relative al trans e post-umanismo contemporaneo. La presentazione Prezi (in lingua spagnola) è disponibile QUI.

Questo terzo capitolo del corso si centra sulle implicazioni neurobioetiche relative al cosiddetto “potenziamento cognitivo” o Human Cognitive Enhancement. Un’ampia premessa introduce questa riflessione: lo sviluppo della neurobioetica contemporanea. Per delinearne schematicamente e sinteticamente il profilo, ho presentato il contesto in cui nasce, cioè, la bioetica e i tratti salienti della storia delle neuroscienze dalle trapanazioni craniche del medico e architetto egiziano Imnhotep alle moderne applicazioni tecnologiche allo studio e alla pratica clinica relative al cervello umano.

Ho presentato la definizione classica di neurobioetica che William Safire ha esposto durante l’incontro del 2002 a San Francisco promosso dalla DANA Foundation

l’esame di ciò che è corretto o incorretto, di buono o cattivo, per quanto concerne il trattamento, il perfezionamento, i trattamenti o manipolazioni del cervello umano”. 

A questa ho aggiunto e analizzato, l’ultimissima definizione che gli editori della “bibbia” della neurobioetica hanno presentato nel Handbook of Neurothics (Springer, 2015, tre volumi, 1850 pagine, 117 capitoli!):

riflessione sistematica e informata sulla neuroscienza e le interpretazioni stesse della neuroscienza...”, che deve includere, oltre alla neuroscienza, “le scienze correlative della mente (la psicologia in tutte le sue varianti, la psichiatria, l’intelligenza artificiale, etc.), al fine di comprendere le sue implicazioni per ciò che concerne l’autocomprensione umana e i pericoli e le prospettive delle sue applicazioni”.

Successivamente ho chiarito tre problematiche neurobioetiche per ciò che concerne il “potenziamento cognitivo”: il problema della sicurezza, quello dell’uguaglianza (o equità) e quello dell’identità personale.

Ho sviluppato, infine, alcune conseguenze dei presupposti filosofici del post-umanismo applicati alla bioetica contemporanea. Mi sono valso di una breve illustrazione del pensiero di Peter Singer e Hugo T. Engelhardt

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