sabato 31 ottobre 2015

Cervello e porno-dipendenza, marzo 2015

di Alberto Carrara, L.C.
Coordinator of the Italian Neurobioethics Research Group

“La pornografia fa bene!”, “il porno aiuta i giovani a maturare”, “guardare immagini o video di carattere pornografico è indifferente per la salute delle persone”... forse anche tu sposi una di queste tesi. Ma che dicono le neuroscienze? Che valore neuroscientifico hanno queste affermazioni? Hanno un riscontro valido a livello degli ultimi studi sul nostro cervello?

Due recentissimi studi usciti in questi ultimi mesi fanno il punto della situazione su quest’intricato e intrigante argomento neurobioetico: quello della cosiddetta dipendenza dalla pornografia, anche nota con il termine divulgativo di “cybersex addiction”.

Il primo studio, in ordine cronologico è stato pubblicato sulla rivista specializzata Journal of Behavioral Addictions (marzo 2015). 

Il lavoro, intitolato “Getting stuck with pornography? Overuse or neglect of cybersex cues in a multitasking situation is related to symptoms of cybersex addiction”, a firma di J. Schiebener , C. Laier e M. Brand, parte da un primo dato di fatto: la maggior parte delle persone utilizzano Internet in modo funzionale, cioè riescono a mantenere un controllo su questa tecnologia di interfaccia virtuale con il cyber-mondo. In altre parole, gli individui “normali” si servono di Internet per obiettivi scelti e scopi pianificati, piuttosto che “venir usati” da questa tecnologia. Questo controllo si traduce nell’effettiva capacità di alternare l’uso di Internet e altre attività (come, impegni di lavoro, rapporti affettivi, legami famigliari, etc.) secondo una finalità scelta, pianificata, diremmo, controllata razionalmente e volontariamente dalla persona[1].


Ma c’è un secondo dato di fatto: alcuni individui fanno uso, in modo additivo, di contenuti cyber-sessuali, che includono materiale pornografico. Questo comporta ingenti conseguenze negative nella loro vita personale e nell’ambito lavorativo[2].

Uno dei diversi meccanismi alla base di queste ripercussioni negative del consumo di materiale pornografico può comportare la riduzione del controllo esecutivo (delle azioni/scelte/decisioni del soggetto) rispetto alla cognizione e al comportamento[3].

C’è un terzo dato di fatto da considerare: negli ultimi anni è sorto un fenomeno sociale noto come “dipendenza da Internet” (Internet addiction). Nonostante non sia stato ancora inserito nell’ultimo DSM-V, la premessa si trova nell’appendice di questo documento che già contiene il cosiddetto “Internet Gaming Disorder [4].

Sebbene la classificazione delle “dipendenze comportamentali” sia ancora discussa, molti ricercatori sostengono oggigiorno, alla luce dei risultati neuroscientifici, che i sintomi sono comparabili con quelli delle dipendenze “tradizionali” (come quelle da sostanze)[5].


Secondo il famoso studio di Brand e colleghi pubblicato nel 2014, una peculiarità della “dipendenza da Internet” è la perdita di controllo indotta dal consumo. Questa recente ricerca (marzo 2015) mira ad una miglior comprensione neuroscientifica di questa “perdita di controllo”, suggerendo che uno dei meccanismi sottesi sia proprio l’incapacità di esercitare il controllo cognitivo necessario per poter non essere “schiavi” di questa tecnologia. Ci si concentra sulla “dipendenza dal cyber-sesso”, un tipo particolare, a detta degli autori di questo studio, di “dipendenza da Internet”[6].

La metodologia impiegata in questo studio ha coinvolto 104 volontari di sesso maschile, sottoposti a un paradigma esecutivo multitasking suddiviso in due gruppi: uomini a cui venivano mostrate foto di persone, da una parte, e dall’altra, uomini a cui, invece di fotografie comuni di persone, venivano mostrate immagini pornografiche[7].

I risultati di questo studio confermano, in primo luogo, che esiste un’associazione profonda tra alto consumo di immagini pornografiche e le ridotte capacità multitasking manifestate dei soggetti coinvolti[8].

Lo studio, inoltre, indica che la dipendenza al cyber-sesso induce un ridotto controllo esecutivo negli individui e questo può condurre a comportamenti disfunzionali e conseguenze negative[9], particolarmente nell’ambito lavorale e sociale. La riduzione delle capacità cognitive correlate al controllo esecutivo (come per esempio, l’attenzione, l’inibizione, i processi decisionali e la memoria di lavoro) è mediata da alterazioni a livello dell’area cerebrale denominata PFC, corteccia prefrontale e alcune regioni sotto-corticali, come, ad esempio, i gangli della base[10].

Prossimamente presenterò il secondo studio, quello pubblicato a settembre 2015.





[1] J Behav Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione dell’articolo originale si legge: Most people use the Internet in a functional way. One characteristic of functional, non-problematic Internet use is that the Internet can be applied to achieve and fulfill needs and goals (Brand, Young & Laier, 2014)…functional Internet users are able to switch between the Internet and other activities in a goal-adequate way.
[2] J Behav Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract dell’articolo originale si legge: Some individuals consume cybersex contents, such as pornographic material, in an addictive manner, which leads to severe negative consequences in private life or work.
[3] J Behav Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract dell’articolo originale si legge: One mechanism leading to negative consequences may be reduced executive control over cognition and behavior that may be necessary to realize goal-oriented switching between cybersex use and other tasks and obligations of life.
[4] J Behav Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione dell’articolo originale si legge: However, in the last years a phenomenon emerged which is often called Internet addiction. The phenomenon has not yet been incorporated into international classification systems (ICD-10; DSM-IV-TR; DSM-V; Dilling, Mombour & Schmidt, 1999; Saß, Wittchen & Zaudig, 1996), but Internet Gaming Disorder has been included in the appendix of the DSM-V.
[5] J Behav Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione dell’articolo originale si legge: Although the classification as behavioral addiction is still discussed (cf., Brand et al., 2014; Charlton & Danforth, 2007; Davis, 2001;Kuss & Griffiths, 2012b; Kuss, Griffiths, Karila & Billieux, 2013; LaRose, Lin & Eastin, 2003; Meerkerk, van den Eijnden, Vermulst & Garretsen, 2009; O’Brian, 2010; Petry & O’Brien, 2013; Starcevic, 2013; Young, 2004), many authors argue that the symptoms are comparable to those of addictions: Affected individuals feel a strong urge to consume Internet content, have reduced control over their Internet use, make unsuccessful attempts to reduce Internet consumption, show symptoms of withdrawal when being offline, neglect social and professional activities, and continue Internet use despite repeated negative consequences (e.g., Griffiths, 2000; Morahan-Martin, 2008; Weinstein & Lejoyeux, 2010; Young, 1998).
[6] J Behav Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’introduzione dell’articolo originale si legge: A key feature of Internet addiction is seen in loss of control over consumption (Brand et al., 2014). The current study aims at better understanding the mechanisms behind loss of control. We suggest that one of these mechanisms is a failure to exert cognitive control over cognition and behavior that is necessary to switch between the Internet and other tasks of life in a goal-adequate way. Here, we concentrate on cybersex addiction – a specific type of Internet addiction (see e.g., Davis, 2001; Kuss & Griffiths, 2012a; Meerkerk, van den Eijnden & Garretsen, 2006). A recent theoretical approach towards explaining Internet addiction was suggested by Brand et al. (2014). Based on the cognitive-behavioral model of pathological Internet use by Davis (2001), Brand et al. (2014).
[7] J Behav Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract dell’articolo originale si legge: To address this aspect, we investigated 104 male participants with an executive multitasking paradigm with two sets: One set consisted of pictures of persons, the other set consisted of pornographic pictures. In both sets the pictures had to be classified according to certain criteria. The explicit goal was to work on all classification tasks to equal amounts, by switching between the sets and classification tasks in a balanced manner.
[8] J Behav Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract dell’articolo: We found that less balanced performance in this multitasking paradigm was associated with a higher tendency towards cybersex addiction. Persons with this tendency often either overused or neglected working on the pornographic pictures.
[9] J Behav Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dall’abstract dell’articolo: The results indicate that reduced executive control over multitasking performance, when being confronted with pornographic material, may contribute to dysfunctional behaviors and negative consequences resulting from cybersex addiction.
[10] J Behav Addict. 2015 Mar;4(1):14-21. doi: 10.1556/JBA.4.2015.1.5. Dalla fine dell’introduzione dell’articolo: The results of the current study point towards a role of executive control functions, i.e. functions mediated by the prefrontal cortex, for the development and maintenance of problematic cybersex use (as suggested by Brand et al., 2014). Particularly a reduced ability to monitor consumption and to switch between pornographic material and other contents in a goal adequate manner may be one mechanism in the development and maintenance of cybersex addiction. This seems to be particularly the case in persons with higher psychopathological symptoms predisposing them towards developing cybersex addiction.

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