lunedì 30 novembre 2015

HUMAI. La “neuro-risurrezione” in vendita?

di Alberto Carrara, L.C.
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN)

“HUMAI” è una sigla che già si presenta come una sorta di “marchio”. Marchio di che cosa? Che vende? Beh, a detta degli ideatori e promotori di questo ennesimo progetto post-umanista, è in “vendita” la “vita eterna”, una supposta eternità. Sì, proprio così. HUMAI significa, infatti, “risurrezione umana attraverso l'intelligenza artificiale” ed è una società australiana, un consorzio, una ditta (la chiameremo noi in Italia), in inglese si denota come “AI company”. Qual’è l’obiettivo di questa compagnia? “Ridefinire l’oltre-vita”! Cosa da poco! Re-interpretare l’eternità dell’essere umano. Così si legge nella pagina internet ufficiale.

Gli ideatori di HUMAI vogliono “riportarci indietro una volta morti”. Come? Attraverso due paroline magiche della contemporaneità neuro e tecno-centrica: “intelligenza artificiale” (che include la rivoluzione neuroscientifica) e “nanotecnologia”. Facile a dirsi, ma?

La prima fase sarebbe proprio quello che accade al neuroscienziato protagonista del film Transcendence: registrare e immagazzinare le informazioni, i ricordi, le modalità d’azione, i pensieri, etc. estratte dal cervello dell’individuo. In poche parole: estrarre dal cervello, se fosse realmente possibile, la coscienza personale.

La seconda fase prevederebbe che queste informazioni “coscienziali” estrette e convertite in informazione digitale (virtuale), vengano inserite all’interno di un “corpo” artificiale (l’Avatar, anche robotico) contenete il cervello dell’essere umano defunto al quale era stata precedentemente estratta l’ “informazione” coscienziale.

Tutto questo per? Per “risuscitare” il cervello del defunto...


Ecco l’ennesimo progetto post-umanista che ben si inserisce all’interno del programma 2045 Immortality Project. Non serve un gran esperto, né di neuroscienze, né di filosofia, per comprendere quante premesse infondate, quanti “anelli mancanti”, quanti conti che non tornano in queste visioni che dell’umano e dell’uomo alla fin fine se ne sbarazzano. La ricerca dell’immortalità (priva di ogni trascendenza però) già non è per l’uomo intero, per la persona umana, unità bi-dimensionale di corpo e mente, di anima e corpo, di corpo e psiche, ma di una supposta “informazione” disincarnata totalmente, de-corporizzata. Queste visioni, oltre ad un estremo riduzionismo della psiche umana (per non parlare dell’annientamento totale del concetto di “anima” e di “spirito”), considerano la corporeità come un oggetto estrinseco alla persona, come un “qualcosa” che possa essere, non soltanto riciclato, cambiato, modificato, alterato, ma persino, sostituito totalmente con “qualcos’altro” di non-umano. 

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