mercoledì 11 novembre 2015

La materia grigia che ci permette di riconoscere oggetti e volti

di Alberto Carrara, L.C.
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN)

FFA” una sigla nota agli esperti di neurobioetica. Ovviamente sì! Si tratta dell’abbreviazione della Fusiform Face Area, conosciuta da oltre due decadi come l’area della corteccia cerebrale che gioca un ruolo chiave (e vitale) e che permette all’essere umano di manifestare ed espletare una capacità semplice, ma fondamentale: quella di riconoscere oggetti, ma soprattutto, volti di individui precedentemente conosciuti e ritenuti a livello mnestico. Ora, un nuovo studio neuroscientifico, come sempre accade nella scienza, compie un passo oltre nella comprensione di quest’area del nostro cervello. 
Secondo il recente articolo intitolato “Cortical Thickness in Fusiform Face Area Predicts Face and Object Recognition Performance” di Rankin W. McGugin, Ana E. Van Gulick, Isabel Gauthier pubblicato online sul Journal of Cognitive Neuroscience lo scorso 6 ottobre, la capacità umana di riconoscere oggetti e volti può essere predetta attraverso l’analisi dello spessore della cosiddetta “materia grigia”.

Nello specifico, ci sarebbe una correlazione tra lo spessore volumetrico (misurabile attraverso la risonanza magnetica) della corteccia dell’area fusiforme deputata a renderci in grado di riconoscere i volti (la cosiddetta Fusiform Face Area o FFA) e l’abilità di espletare tale capacità.


È quanto sostengono nel loro articolo i ricercatori dell’Università Vanderbilt e Carnegie Mellon. L’articolo si può trovare QUI, mentre chi volesse leggere un’intervista ai ricercatori di questo studio lo può fare QUI di seguito nell'utile e aggiornatissimo sito di NeuroscienceNews.Com

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