domenica 15 novembre 2015

Neurobioetica del post-umano, ieri a Milano

Milano, 14 novembre 2015. Lezione magistrale del prof. P. Alberto Carrara, L.C., coordinatore del GdN (Gruppo di Neurobioetica) dell'Ateneo Regina Apostolorum di Roma e Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani presso la S.I.S.P.I. (Scuola Internazionale di Specializzazione con la Procedura Immaginativa). Riportiamo l'abstract della lezione. Per approfondimenti il prof. Carrara consiglia il recentissimo volume di Laura Palazzani, Il potenziamento umano. Tecnoscienza, etica e diritto, G. Giappichelli Editore, Torino 2015. 

In questa lezione cercherò di fornire una sintesi interdisciplinare all’emergente tematica del trans e post-umanismo. Muovendo da due pilastri che ne costituiscono il contesto scientifico e culturale, cioè la “cyber-cultura” e la “neuro-cultura”, riassumo il “sogno” post-umanista contemporaneo in tre fasi o tappe:

§  Estrarre il cervello umano dal craneo, cioè dalla corporeità.
§  Estrarre, dopo averla decifrato, la coscienza dal supporto cerebrale e convertirla in informazione digitale.
§  Questa specie di “iodigitale potrà vivere “eternamente” (come accadeva nel film Transcendence o in Lucy).

Chiarirò queste tappe, presentado, in primo luogo, i fondamenti neuroscientifici, neurochirurgici, robotici, etc. che sono già oggi una realtà e che offrono spunti remoti alla teorizzazione di un passaggio di specie indotto dalla tecnologia, mi riferisco all’ipotetico passaggio dall’Homo sapiens al cosiddetto Homo cyber.

In secondo luogo, presenterò i retroscena filosofici al pensiero post-umanista. Nell’epoca moderna, infatti, si realizzano tre operazioni concettuali che oggigiorno sono alla base del post-umanismo: l’escissione cartesiana delle due realtà che compongono l’essere umano, cioè, la componente materiale (res extensa) e quella psichico-spirituale (res cogitans), di modo ché esse vengano a considerarsi realtà radicalmente eterogenee e incomunicabili (Renato Cartesio); la seconda fase la porta a termine il filosofo John Locke, che identifica la persona umana con l’autocoscienza soggettiva; mentre la terza e ultima operazione la compie Julien Offray de La Mettrie che, nella sua operetta L’uomo macchina svincola completamente il corpo dallo spirito riducendo quest’ultimo alla coscienza attuale. Con de La Mettrie, la corporeità umana viene vista come puro meccanismo.

Rifletterò su alcuni dei paradossi emblematici del post-umanismo fondato su una definitiva realtà virtuale e sul mito di una supposta “immortalità”.

Considerando poi i risvolti pratici di questa filosofia in ambito bioetico e neurobioetico, concluderò presentando una proposta antropologica realista che, dai dati delle neuroscienze e delle applicazioni neuro-tecnologiche all’essere umano, riesca ad integrare, in un contesto interdisciplinare, le molteplici dimensioni costitutive dell’essere umano (una sorta di neuro-antropologia realista). Grazie alle riflessioni del filosofo e neurobioeticista canadese Walter Glannon, concluderò questa lezione volgendomi al cervello e alla corporeità integrale dell’essere umano che è la persona umana. Questo movimento concettuale integrale si realizza attraverso una vera e propria fuga dalla decomposizione cartesiana sostanziale ed ontologica (fuggire da Cartesio!), verso una ricomposizione e riunificazione dei due mondi, la mente e il corpo, all’interno di una visione integrale della persona umana che non si riduce semplicemente e semplicisticamente ai suoi atti accidentali (come l’autocoscienza lockeana), ma dignifichi la nostra corporeità in tutti i suoi aspetti. Il nostro corpo non è un oggetto pieno di limitazioni (fragilità, vecchiaia, malattia e morte) da cui fuggire ossessivamente, ma lo spazio splendido di possibilità del nostro stesso sviluppo umano integrale. Non ho un corpo, ma sono il mio stesso corpo!


Il post-umanismo non è altro che un’interpretazione antropologica estrema e paradossale delle possibili soluzioni al “problema” del rapporto anima-corpo/mente-corpo/mente-cervello, soluzioni che spesso danno il “la” e alimentano certi miti di immortalità immanente. 

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