sabato 21 novembre 2015

Neurodiritto alla UER - 2

Venerdì 13 novembre è iniziato con un'introduzione al neurodiritto, il corso di Antropologia filosofica per gli studenti di giurisprudenza dell'Università Europea di Roma (UER). La prima parte del corso la sta svolgendo il prof. P. Alberto Carrara, L.C., coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) e docente di Antropologia e Neuroetica presso l'Ateneo Regina Apostolorum. Venerdì scorso, 20 novembre, il prof. Carrara ha approfondito il concetto di "neurodiritto", presentando il presupposto che ne chiarisce il contesto. Quest'ultimo è il neuro-centrismo contemporaneo, letto alla luce della storia delle neuroscienze, dagli antichi egizi alle moderne neuro-tecnologie. La presentazione Prezi delle lezioni è disponibile QUI. Il testo di riferimento è: Il delitto del cervello, Codice ed. 2011. Il video-intervista a David Eagleman si trova QUI. Ecco QUI un utile articolo intitolato Neurolaw: A brief introduction (Iran J Neurol. 2015 Jan 5;14,1:53-8).   

Oliver W. Holmes (1841-1935), famoso giurista americano e membro della Corte Suprema scrisse: «se mi capitasse di avere una discussione filosofica con un uomo destinato a essere impiccato o giustiziato sulla sedia elettrica per un mio verdetto, dovrei dire: “Non dubito che la tua condotta ti sia risultata ineluttabile, che tu non abbia potuto fare altrimenti, ma, affinché quella condotta diventi evitabile per altri, proponiamo di sacrificarti per il bene comune. Ti puoi considerare un soldato che muore per il proprio paese, se preferisci. Ma è necessario che la leg­ge mantenga le sue promesse”».


David Eagleman
"Alcune domande ci introducono al "neurodiritto". Quanto sappiamo delle motivazioni e dei meccanismi che portano alcune persone a compiere azioni che la società considera reati? In che misura dobbiamo considerare responsabili dei propri atti gli imputati sotto processo? Che tipo di punizioni siamo legittimati a infliggere dopo avere risposto alle due domande precedenti?...

Non ci sarebbe davvero molto di nuovo rispetto ai tempi del giudice Holmes, se la scienza nel frattempo non avesse compiuto enormi progressi nella comprensione dell’essere umano, specialmente esaminando il suo cervello. Di qui, dalle radicali novità emerse grazie allo studio neuroscientifico della nostra mente, anche i quesiti alle fondamenta del diritto subiscono una forte torsione. Rivoluzioni sono già annunciate per la concezione ordinaria che abbiamo di noi stessi, altre potrebbero essere alle porte per i sistemi legali. Quindi, è forse tempo di saldare questi due ambiti di ricerca per esplorare un territorio che soltanto ora comincia ad aprirsi davanti a noi.

Il diritto ha a che fare tanto con la redazione delle leggi e la loro applicazione quanto con i comportamenti delle persone - proibiti, ammessi, obbligatori - e la loro valutazione. Il diritto penale, in particolare, regola la convivenza sancendo la protezione dell’individuo nei suoi interessi legittimi dal danno che gli può provenire dalle condotte altrui. Ancora, la legge fornisce buone ragioni per comportarsi in un certo modo, facendo comprendere il perché di particolari corsi di azione o estrapolando le conseguenze che attendono i trasgressori, attraverso l’azione esclusiva dello stato.

La questione centrale è: che cosa vi sia all’origine di comportamenti che definiamo tradizionalmente e classicamente illegali dal punto di vista del diritto e illeciti o immorali dal punto di vista dell’etica condivisa?" (Il delitto del cervello, Codice ed. 2011). 

Dall’ex studente Raskòlnikov del capolavoro universale di Dostoevskij, Delitto e castigo; da Anders Behring Breivik che nel lugho del 2011 ha assassinato a sangue freddo 77 persone a Oslo, senza apparente motivazione se non un delirio ideologico; al massacro del 1966 compiuto da Charles Whitman, sino ai terribili scenari di questi giorni, la casistica aiuta ad una miglior comprensione dell'umano. 

Possiamo definire inizialmente il neurodiritto, neurolaw, quale ap­plicazione alla sfera giuridica delle conoscenze sul cervello, sulla sua struttura e le sue funzioni, sulle basi materiali della cognizione e delle emozioni, sulle distorsioni che lesioni o patologie possono provocare (e sul ruolo che ha ab origine la dotazione genetica di ciascuno). 

Per comprendere meglio il contesto in cui sorge e si sviluppa tale riflessione, è utile scorrere la storia della medicina, individuando alcuni esempi emblematici alla nostra applicazione in ambito forense. Da qui scorgeremo il "neurodiritto" quale sotto parte di una nuova e variegata disciplina, la "neuroetica". 

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