giovedì 12 novembre 2015

Neurodiritto alla UER

Roma, 13 novembre 2015. Apre oggi, all'interno del corso di Antropologia filosofica per gli studenti di Giurisprudenza dell'Università Europea di Roma (UER), il corso in 5 lezioni sulla tematica neurobioetica emergente relativa al "neurodiritto" che impartirà il prof. P. Alberto Carrara, L.C., Coordinatore del GdN (Gruppo di Neurobioetica) e docente di Antropologia filosofica e Neuroetica presso l'Ateneo Regina Apostolorum (APRA). Ecco il testo  dell'introduzione del prof. Carrara

Per introdurre gli studenti della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma alla tematica antropologica e neurobioetica emergente del “neurodiritto” (contesto culturale noto nel panorama anglofono come Neurolaw), vorrei iniziare con una sorta di “aperitivo” consistente nella visione di alcune parti scelte del convegno che si è svolto, lo scorso 12 marzo 2015, proprio in quest’Ateneo su questa tematica.


Il contesto.

All’interno della Settimana Mondiale del Cervello, la Brain Awareness Week (BAW 2015) promossa dalla DANA Foundation, le seguenti istituzioni accademiche italiane APRA, EUR e S.I.S.P.I. afferenti alle città di Roma e Milano hanno presentato un pomeriggio di riflessione interdisciplinare con esperti in neurochirurgia, psichiatria, neuropsicologia, diritto penale, diritto canonico, filosofia e neurobioetica, intitolato: NEURODIRITTO. Le neuroscienze che entrano in tribunale possono aiutarci a capire la complessità del comportamento umano?


Quest’evento si è svolto a Roma giovedì 12 marzo 2015, dalle 15.00 alle 19.00 presso l’ AULA MASTER di questa Istituzione ed è stato poi duplicato in video-registrazione sabato 21 marzo, dalle 15.30 alle 19.30 presso la S.I.S.P.I. (Scuola Internazionale di Specializzazione con la Procedura Immaginativa) a Milano, Via C.Menotti 11.

Preambolo.

Può la nostra personalità modificarsi a seguito di un tumore cerebrale? E di quanto? Che ruolo ha il nostro cervello nella nostra capacità di intendere e volere?

“Si diventa killer per una fragilità del cervello?”. In questo modo iniziava un articolo di qualche anno fa relativo a uno dei temi scelti per quest’evento sul Neurodiritto all’interno della Settimana Mondiale del Cervello promossa dalla DANA Foundation.  Le neuroscienze stanno ormai plasmando il nostro modo di vivere e di pensare e il diritto, come altri ambiti umani, non ne è esente.

All’inizio di questo pomeriggio di riflessione interdisciplinare, dopo i saluti del Magnifico Rettore dell’Università Europea di Roma, prof. Luca Maria Gallizia, e l’introduzione del giurista e direttore della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani di Roma, prof. Alberto García, un medico di base romano affetto da un particolare tumore cerebrale ha condiviso la sua testimonianza di vita.

Con l’intervento intitolato Neurochirurgia tra cervello e personalità, il prof. Aldo Spallone, neurochirurgo e direttore dell’N.C.L. (Neurological Center of Latium di Roma) ha illustrato tecnicamente questo caso clinico.

Negli Stati Uniti centinaia di sentenze già invocano perizie neuroscientifiche. Qui da noi, in Italia, sono arrivate due sentenze: una della Corte d’Assise d’Appello di Trieste, nel 2009, e una del Tribunale di Como, nel 2011. Entrambe scontano le pene per omicidi efferati adducendo prove basate sul cervello. Il magistrato italiano, dott.ssa Antonella Frizilio, ha successivamente commentato le due sentenze italiane in cui, per la prima volta in Italia, genetica e neuroscienze “entrano” in tribunale.


Ma le neuroscienze e la psichiatria non incidono soltanto sul diritto penale italiano; anche il diritto ecclesiastico ne beneficia, specie nell’ambito tanto delicato delle sentenze di nullità matrimoniale. Un giudice della Rota Romana, Mons. Giovanni Vaccarotto, ha illustrato nel suo intervento Il Diritto canonico e le neuroscienze contemporanee, due recenti sentenze canoniche che risultano emblematiche in questo settore.


Altro versante al quale è possibile estendere il neuro-diritto, è il valore etico della dignità umana, in ambito psichiatrico e neuropsicologico, che va in crisi quando viene confusa la persona con la malattia di cui è portatrice e quando l’inferenza dell’operatore seleziona, volontariamente o involontariamente, i dati raccolti. La valutazione neuropsicologica, se usata correttamente, può essere un valido strumento nell’attuale panorama forense a completamento di un iter psicodiagnostico, di esami strumentali e dell’osservazione clinica, in quanto permette di elaborare un inquadramento oggettivo e rigoroso della persona, punto di partenza per la descrizione di funzionalità compromesse e capacità residue. Su questo si sono pronunciati: il dott. Alberto Passerini, psichiatra e presidente della S.I.S.P.I. (Milano – Roma) nel suo intervento intitolato“Un interdetto è uno che non capisce niente” – Dignità della persona ed inferenza dell’operatore nelle valutazioni psichiatriche forensi e la dott.ssa Manuela De Palma, psicologa e psicoterapeuta della S.I.S.P.I. (Milano – Roma) con una relazione sulla valutazione neuropsicologica tra valore della persona e rilievi clinici in campo giuridico.


Infine, questo convegno interdisciplinare della Settimana Mondiale del Cervello 2015, si è concluso con una riflessione filosofica sulla responsabilità personale in ambito giuridico della prof.ssa Claudia Navarini, filosofa morale e professore associato presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Europea di Roma (UER) e con la riflessione neurobioetica del sottoscritto, prof. P. Alberto Carrara, Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) dell’APRA e Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani di Roma.

Nessun commento:

Posta un commento