martedì 22 dicembre 2015

Esiste nel cervello un circuito natalizio?

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del GdN, Gruppo di Neurobioetica

Il 16 dicembre la British Medical Journal ha pubblicato uno studio neuroscientifico in cui si correla lo “spirito natalizio” al cervello umano. Il titolo è dice proprio così: Evidence of a Christmas spirit network in the brain: functional MRI study. Un gruppo di ricercatori danesi, rispettivamente del Danish Headache Centre and Department of Neurology e del Functional Imaging Unit and Department of Clinical Physiology, Nuclear Medicine and PET, Rigshopitalet, Glostrup, Faculty of Health and Medical Sciences, University of Copenhagen, hanno volute rilevare e localizzare lo “spirito natalizio” nel cervello umano, questo lo affermano all’inizio del loro studio: «Objective To detect and localise the Christmas spirit in the human brain». E come si fa questo?

Beh, con la famigerata risonanza magnetica funzionale, la fMRI! Così semplice?

Mica tanto. Prima di vedere come si è svolto il protocollo, consideriamo subito le conclusioni. Si sarebbe riscontrato che esiste un’attivazione specifica e unica, cioè esclusiva, a livello cerebrale in soggetti con radicata tradizione natalizia sottoposti a stimoli visivi riguardanti il Natale. Confrontando un gruppo di soggetti appartenenti a un contesto culturale natalizio con un gruppo di soggetti privi di questo bagaglio religioso e socio-culturale, gli autori sostengono di averindividuato quello che hanno denominato il “circuito dello spitito natalizio” (Christmas spirit network) che comprenderebbe diverse regioni della corteccia cerebrale.

Che dati si sono riscontrati?

Gli autori affermano che nel campione di tradizione natalizia vi è un’incremento del flusso sanguigno (aumento statisticamente significativo del segnale BOLD) a livello della corteccia sensomotoria, della corteccia premotoria e della corteccia motoria primaria e a livello del lobulo parietale (inferiore e superiore). Queste aree corticali sono state in passato associate, tra altre peculiarità dell’umano, alla spiritualità, alla percezione somatica e delle emozioni mediate dai volti.


Come si compone il campione di soggetti in studio? Ha una rilevanza numerica significativa?

Proprio su questa questione lo studio zoppica notevolmente e motiva ciò che gli stessi ricercatori affermano alla fine delle loro conclusioni: cioè che si rendono necessarie ulteriori ricerche per comprendere meglio questi possibili “circuiti” cerebrali e che sebbene intriganti, questi risultati debbano venir interpretati con cautela.


Proprio così, con molta cautela, anzi, direi che considerando la povertà numerica del campione in gioco, un totale di 20 soggetti divisi in due campioni di 10, lo studio è quello che è: un bel neuro-regalino da mettere sotto l’albero di Natale!

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