martedì 1 dicembre 2015

Neurodiritto alla UER - 3

di Alberto Carrara, L.C.

Dopo un’introduzione (13 novembre) e una prima lezione in cui ho definito il neurodiritto e ho abbozzato i tratti salienti del contesto culturale e scientifico in cui sorge (20 novembre), venerdì 27 novembre ho approfondito agli studenti di giurisprudenza dell’Università Europea di Roma (UER), all’interno di questo corso di Antropologia filosofica, il vasto panorama della neuroetica. Consulta la presentazione Prezi QUI

È la neuroetica, intesa nell’accezione degli editori dell’ultimo grande sforzo accademico che è l’ Handbook of Neuroethics della Springer (2015), il grande “bacino” all’interno del quale sorge il neurodiritto. Per capire meglio di cosa tratta e quale sia lo statuto della neuroetica, bisogna capire a grandi linee, la storia della medicina per qual che attiene alle scoperte sul cervello (lo sviluppo delle neuroscienze).

Dagli antichi egizi che eseguivano trapanazioni craniche con la sopravvivenza di alcuni pazienti, passando per i casi alla Phineas Gage, sino all’introduzione delle moderne strumentazioni di risonanza magnetica funzionale, di stimolazione magentica transcranica, sino alla neurogenomica e alle cosiddette “impronte cerebrali”, per non parlare delle interfaccie cervello-machhina e cervello-cervello (o mente-mente), si può ben affermare che:

la storia delle neuroscienze vede al proliferare delle casistiche cliniche di meccanismi di regolazione o di relazione mente-cervello denominati “bottom-up” (per intendersi: bottom = cervello, up = funzione mentale), l’oggigiorno alternarsi di notevoli casi sperimentali che dimostrano l’importanza e la circolarità dialogica dei meccanismi di regolazione “top-down” (dove top = funzione mentale; down = tessuto cerebrale modificato).


Il prof. Carrara ha introdotto le due grandi tipologie di dati empirici che disegnano il “neurodiritto”, mi riferisco, in primo luogo, alla genetica dei polimorfismi correlati all’aggressività (gene per le mono-ammino-ossidasi tipo A o MAO-A, ad esempio) e alle neuroimmagini associate a problematiche di carattere “frontale” (cioè alterazioni della corteccia frontale, in particolare della PFC o corteccia pre-frontale).

È emersa la storia della neuroetica, la sua specificità e peculiarità nella riflessione contemporanea. Nella prossima lezione del 4 dicembre si affronteranno nello specifico le due sentenze storiche in Italia (quella di Trieste 2009 e di Como 2011) in cui dati genetici e neuroscientifici vengono portati sul banco dei “testimoni”.

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