giovedì 21 gennaio 2016

MAO-A, ultimi dati sulla neuro-genetica della violenza – 2

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del GdN, Gruppo di Neurobioetica

L’ultimo numero della rivista BJPsych (gennaio 2016, Volume 208, No 1) contiene un interessantissimo articolo che si colloca all’interno di quell’ambito della neurobioetica (o neuroetica) che prende il nome di neuro-diritto o neurolaw

Lo studio, intitolato Effects of the MAOA gene and levels of exposure to violence on antisocial outcomes, dei ricercatori Isabelle Ouellet-Morin, Sylvana M. Côté, Frank Vitaro, Martine Hébert, René Carbonneau, Éric Lacourse, Gustavo Turecki e Richard E. Tremblay, pubblicato da poco sul British Journal of Psychiatry, ha preso in considerazione, nuovamente, il famigerato gene codificante la monoammina ossidasi di tipo A o MAO-A, gene correlato in letteratura al comportamento violento antisociale.

La ricerca ha coinvolto 327 soggetti maschi (oriundi del Quebec) dei quali alcuni provenivano da un contesto familiare di disagio e di violenza. Il “razionale” dello studio è abbastanza semplice: se uno o più geni sono coinvolti nella regolazione delle emozioni e del comportamento, la loro espressione può venir alterata (epigeneticamente parlando) e/o può influire sull’impatto a lungo termine che la violenza subita da bambini ha nel generare successivamente, in età adulta, comportamenti antisociali.

Questo è stato il risultato di questo lavoro di ricerca presso l’ Institut universitaire en santé mentale de Montréal (CIUSSS de l’Est-de-l’Île-de-Montréal) e l’Università di Montreal.


Intervistata dal portale NeuroscienceNews, uno dei ricercatori di questo studio pubblicato sul British Journal of Psychiatry, Isabelle Ouellet-Morin, ha affermato che è noto come persone vittime di violenza sin da piccoli, siano più propensi a manifestare e sviluppare tendenze agressive e antisociali nell’adolescenza e nella vita adulta. Inoltre, numerosi studi genetici hanno corroborato il fatto che queste condizioni ambientali sfavorevoli, possono venir ulteriomente aggravate da polimorfismi genetici in loci specifici collegati a neurotrasmettitori particolari o loro attivatori/repressori.

In particolare, il prodotto genico MAO-A, è un enzima, cioè una proteina con particolari caratteristiche: è in grado di spezzare i neurotrasmettitori appartenenti alla classe delle monoammine, cioè: noradrenalina, serotonina e dopamina.

Un problema funzionale di questo enzima (che deriva da un’alterazione strutturale nella catena amminoacidica, e peciò, spesso, deriva da un’alterazione a livello genetico) a livello cerebrale può causare problemi nella regolazione dei sistemi emozionali e nell’inibizione del comportamento aggressivo.

Sin’ora gli studi che correlavano il gene MAO-A a comportamenti antisociali in associazione a condizioni infantili traumatiche erano abbastanza inconsistenti. Questo nuovo studio inizia a dare solidità alla correlazione. I dati raccolti dai 327 volontari includono una cronologia di oltre 15 anni di vita dello stesso soggetto.

I risultati finali della ricerca confermano che l’esposizione alla violenza è associata a:

§  Un aumento dei sintomi associati a disordini della condotta nell’adolescente e a personalità antisociale, nell’adulto;
§  Un’alto tasso di manifestazioni aggressive nei confronti di mogli/compagne
§  Il gene codificante per MAO-A modera l’espressione del comportamento antisociale nei giovani esposti sin da piccoli ad atteggiamenti violenti.

In media, esiste un polimorfismo specifico, non molto frequente (30%), che è altamente associato al rischio di sviluppare comportamenti antisociali, comparato con l’assenza del polimorfismo, ma con esposizione di situazioni di violenza sin da bambini.
 
Una delle mie sintesi neuro-antropologiche a lezione di neuro-diritto
Questi risultati aiutano, nuovamente a chiarire come la genetica si mescola, si fonde, con l’epigenetica, con la biografia! Non tutte le risposte sul futuro di una persona umana sono date dai geni! Almeno, non quante quelle in mano all’ambiente!

Natura e Cultura, Nature & Nurture, non si oppongono, ma sono i due poli di una stessa e medesima realtà: la persona umana. Insomma: not only brain!


L’abstract in inglese è disponibile QUI di seguito. 

1 commento:

  1. sempre interessante leggere questo blog
    avrei una domanda alle sue ultime 2 righe su natura e cultura.
    Per spiegare la "persona" e i suoi comportamenti cerchiamo sempre di risolvere il sistema considerando i fenomeni materiali "biologici" e "informazionali" che vengono dalla biografia (cultura educazione)lasciando sempre la persona passiva alla sua biologia meccanizzata e l'influenza culturale che puo influire sui meccanismi. Non crede che all'equazione manchi anche il vissuto in prima persona, quell'io tanto bistrattato che sicuramente esiste in un sobstrato materiale sicuramente si forma in un ambiente soci-culturale, ma che é empiricamente causa di un comportamento?se si in che misura bisognerebbe integrare questo evento causale tra le altre due che sono prese in carica dalla biologia e le scienze sociali?

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