lunedì 8 febbraio 2016

Neuroscienze e sessualità: geni, neuroni e ambiente

Collegio Arcivescovile C. Endrici (Trento). Giovedì 4 febbraio dalle 9:30 alle 11:30, il prof. P.Alberto Carrara, LC Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) e Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani, ha presentato agli studenti delle classi quarte liceo dell’Istituto C. Endrici di Trento, l’ampio contesto delle neuroscienze della sessualità umana. Si può seguire la presentazione in PREZI direttamente cliccando QUI.

Nell’introdurre la spinosa questione, il prof. Carrara ha illustrato le due polarità antitetiche del “determinismo genetico” e della “fluidità del genere” attraverso alcuni esempi significativi. Non si può affrontare la questione del rapporto tra cervello e sessualitò, senza collocarci all’interno degli studi pseudo-scientifici che, sin dagli anni ’70 volevano dimostrare la famigerata ipotesi dell’esistenza di un presunto “cervello gay”. 
Il prof. Carrara ha chiarito, muovendo dagli esperimenti di Simon LeVay, dall’ipotesi del “gene dell’omosessualità” di Hamer, sin alle più sofisticate ricerce attraverso la trattografia o DTI (variante della tecnologia della risonanza magnetica applicata al cervello), come le neuroscienze stesse sostengano senz’ombra di dubbio l’esistenza di due modalità costitutive di cervello: quello “maschile” e quello “femminile”.

Questo dato empirico, lungi dal significare, un determinismo neuroscientifico, bensì una base su cui proseguire (evidenza della sfera dell’ “essere”) per comprendere la sessualità umana, sfera, quest’ultima, molto più complessa, articolata, multidimensionale e dinamica, come del resto, la pesona stessa nella sua sfera del “farsi”.

Il prof. Carrara ha proposto agli studenti una sintesi antropologica e neuroscientifica (una riflessione neurobioetica) sulla sessualità umana alla luce dei recentissimi dati della ricerca d’avanguardia sul nostro misterioso organo, il cervello.

Una delle domande collaterali, anche se di fondamentale rilevanza è proprio se le neuroscienze e la riflessione sulle loro applicazioni all’essere umano possano o meno aiutare ad una comprensione realista circa la nostra natura umana sessuata. Le neuroscienze possono oggi supportare il fatto che la diversità sessuale non sia soltanto genetica, ormonale, fenotipica (gonadi e caratteri sessuali secondari), ma anche e significativamente neurobiologica, tanto da poter sostenere la presenza di un “cervello sessuato”, maschile e femminile? La risposta è si!

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