giovedì 12 maggio 2016

Cervello, economia e memoria: la persona umana nella riflessione neurobioetica

copertina originale
È stato appena pubblicato l’ultimo numero della rivista della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA) Studia Bioethica dedicato alle tematiche emergenti della neurobioetica. Nel suo editoriale “Cervello, economia e memoria: la persona umana nella riflessione neurobioetica”, il curatore del volume monografico, il prof. P. Alberto Carrara, L.C. coordinatore del GdN, Gruppo di Neurobioetica, così inquadra e riassume quest’ulteriore contributo alla ricerca scientifica in ambito interdisciplinare: «La rivista Studia Bioethica ha ospitato, da diversi anni, articoli e contributi monografici relativi a quell’ampio panorama interdisciplinare e globale che è la “neuroetica” o “neurobioetica”. In effetti, sin dal marzo 2009, all’interno dell’Istituto Scienza e Fede e della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA), ha preso vita un gruppo di ricerca: il GdN o Gruppo di Neurobioetica, una realtà costituita da professionisti e studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari che, attraverso una metodologia di approccio interdisciplinare, sta affrontando già da ben 7 anni, sia le questioni etiche delle neuroscienze, come pure le innovative riflessioni delle neuroscienze dell’etica.

copertina del volume del 2012
Dal 2012 a oggi, in stretta collaborazione con lo psichiatra e direttore della S.I.S.P.I. (Scuola Internazionale di Specializzazione con la Procedura Immaginativa), dottor Alberto Passerini, abbiamo riservato un’attenzione particolare alla Settimana Mondiale del Cervello (la BAW o Brain Awareness Week) promossa dalla DANA Foundation (The Dana Alliance for Brain Initiatives – USA) in tutto il mondo, organizzando convegni scientifici a Roma e a Milano inerenti alle tematiche neurobioetiche contemporanee e ai loro risvolti tanto filosofici, medici, psicologici, legali, economici, ecc.».

Il prof. Carrara ha ricordato il percorso storico degli eventi BAW all’interno dell’APRA: «Il primo evento del marzo 2012 si è centrato sul tema, a noi caro, della coscienza e dei cosiddetti “stati alterati di coscienza”. Questa problematica è certamente in primo piano tra le questioni più dibattute nell’ambito della medicina, delle neuroscienze, della psichiatria e della filosofia. Gli atti del convegno intitolato La coscienza tra mente e cervello. Aspetti filosofici, bioetici, psicodinamici, clinici sono apparsi sul numero monografico di questa rivista (Vol 5, No 3 2012)».

«Questo secondo numero di Studia Bioethica raccoglie una sintesi degli atti dei due convegni successivi (2013 e 2014), all’interno della Settimana Mondiale del Cervello, organizzati dal GdN e dalla S.I.S.P.I. in Italia. Il convegno del marzo 2013 ha avuto come tema la “neuroeconomia” e il “neuromarketing”, mentre quello del 2014 ha interessato la tematica emergente della “memoria” correlata alla patologia di Alzheimer. In effetti, giovedì 7 marzo 2013, la Facoltà di Bioetica dell’APRA all’interno del suo Master di Bioetica, ha ospitato un pomeriggio di studio sul tema concreto La crisi economica tra individuo e società. Effetti sulla Neuroeconomia dei processi decisionali, incremento del gioco d’azzardo e del rischio suicidario. Mentre giovedì 13 marzo 2014 ci si è centrati sull’importante argomento relativo a Memoria umana e malattia di Alzheimer. In entrambi i casi, la dinamica del convegno promosso dalla DANA Foundation, è stata quella della tavola-rotonda tra esperti in dialogo con un pubblico di non addetti ai lavori.

La locandina dell’evento relativo alla “neuroeconomia” e al “neuromarketing” riportava il tragico scenario, quel dato di fatto da cui sempre partire per, non soltanto leggere la realtà, ma per cercare di comprenderla in senso integrale per poterla modificare nel bene. Affermavamo, al presentare questo convegno sulla neuroeconomia, che «la recente crisi finanziaria ha causato un notevole aumento del numero di persone che, venendosi a trovare in condizioni economiche critiche, sono esposte a situazioni di stress elevato e diventano particolarmente vulnerabili a patologie depressive, sostituendo, alla passione per il proprio lavoro ed al tentativo di farcela, il fallimento e la disperazione, con conseguente aumento del rischio suicidario. La combinazione di situazione economica critica e stress elevato può anche rendere le persone facile preda dell’illusoria speranza data dal gioco d’azzardo. L’aumento dei suicidi nei senza lavoro, tra i maschi, è stato del 45,5% tra il 2008 e il 2010 (Rapporto Eures 2010; ANSA 2012). Nel gioco d’azzardo l’Italia sembra essere il più grande mercato europeo nonchè uno dei più grandi al mondo (Reuters): i Monopoli di Stato, nel 2011, vi hanno ricavato  il 5% del PIL,  in aumento per l’anno successivo  di oltre il 12%.  I soggetti più vulnerabili appaiono essere i giocatori a basso reddito, minori, giovani adulti, soggetti con precedenti di dipendenza o con facile accesso al gioco d’azzardo (Libro Verde, Commissario Europeo M.Barnier)».

Un secondo dato di fatto ci ha aiutati a penetrare più a fondo questa realtà: «premesso che il Suicidio non porta soluzioni ma soltanto la fine della lotta e quindi un sollievo illusorio seppure “definitivo”, nelle ipotesi patogenetiche si possono chiamare in causa aspetti irrazionali dei processi decisionali nel comportamento economico del soggetto: in particolare situazioni in cui processi cognitivi consapevoli lasciano il posto a processi automatici che influenzano in modo importante decisioni e comportamenti».
«Questi processi sono oggetto di interesse della neuroeconomia.  Una nuova scienza che studia il funzionamento della mente umana in relazione ai processi decisionali nella soluzione di compiti economici».

C’è un terzo aspetto da considerare: «un’altra ipotesi esplicativa riguarda le “dipendenze  positive” ovvero  il rischio che un individuo, in una condizione particolarmente vulnerabile, rimanga intrappolato in una compulsione. In tal caso il processo decisionale potrebbe essere influenzato dalle rappresentazioni astratte della gratificazione (Schulz 2000): il denaro, il potere, la sicurezza, il successo, ecc.  Nell’alterazione di questo specifico circuito si perde la capacità della gratificazione differita a favore della necessità di quella immediata, condizione ancora più grave se si tiene conto dellateoria della perdita del controllo inibitorio (Valtorta 2010).  Infine si può evocare il mobbing sociale (Vento 2005) secondo cui il prevalere del forte (istituzioni, debitori insolventi, ecc.) sul debole (piccoli imprenditori, commercianti, lavoratori autonomi, creditore, ecc.) aumenta il rischio suicidario».

Il convegno su Memoria umana e malattia di Alzheimer del 13 marzo 2014, invece, è risultato un’occasione interdisciplinare importante per fare il punto della situazione sulla patologia, descritta per la prima volta nel 1907 dal neuropatologo tedesco Alois Alzheimer, che purtroppo al momento non ha soluzioni terapeutiche risolutive, l’Alzheimer. L’interesse, tanto neuroscientifico, quanto filosofico, nei confronti del morbo di Alzheimer si focalizzano prevalentemente sulla sfera della perdita della memoria, una delle peculiarità umane che determinano quella caratteristica costitutiva della persona che è la sua storicità. Ecco che risulta estremamente importante, anzi, urgente, che allo stesso tavolo si confrontino tanto la filosofia, come la più avanzata ricerca neuroscientifica, clinica, psichiatrica, come coloro che da anni si occupano di assistenza ai pazienti e alle loro famiglie. Questo è stato, in sintesi, l’intento di questa tavola-rotonda di giovedì 13 marzo 2014.
La rilevanza della tematica scelta emerge dai dati statistici: il morbo di Alzheimer colpisce circa il 5% degli ultrasessantacinquenni, la sua frequenza aumenta con l’età, e colpisce il 20% circa degli ottantenni. I numeri sono da capogiro: secondo diversi studi americani, il numero dei malati è destinato a quadruplicarsi entro il 2050, passando dagli attuali 24 milioni circa, a 42 milioni nel 2020, per raggiungere gli 81 milioni di pazienti nel 2040. Ecco perchè l’11 dicembre 2013 i ministri della Salute del G8, riunitisi a Londra, hanno cercato di proporre misure per dare un’efficace risposta a livello internazionale al problema della demenza. Il documento redatto alla conclusione di questo summit riconosce la demenza come una delle maggiori problematiche legate all’invecchiamento e alla salute mentale, ponendo l’accento sulle dimensioni numeriche ed economiche della malattia, e sulla necessità di riconoscere dignità e diritti alle persone con demenza, superando stigma, paure, pregiudizi, nonchè sulla necessità di fornire supporto ai familiari, sui quali la malattia del congiunto ha un fortissimo impatto.

Ecco allora che il “filo rosso” di entrambi i convegni, quello sulla “neuroeconomia e neuromarketing” del 2013 e quello relativo all’Alzheimer del 2014, è la persona umana, vertice della riflessione interdisciplinare, soggetto dinamico capace di prendere decisioni, ma anche di perdere drammaticamente questa capacità.

Questo secondo e terzo convegno BAW (Brain Awareness Week) organizzato dalle nostre istituzioni accademiche, vogliono essere esempi e modelli di riflessione interdisciplinare, cioè di neurobioetica. L’approccio integrativo tra ricerca medica e riflessione filosofica si è connota per la sua utilità nel favorire un confronto e un serio dibattito, oltre che ad integrare i saperi e le loro applicazioni nei confronti della persona umana che si caratterizza sempre, anche quando fragile, malata o prossima alla morte naturale, quale unità-totalizzante di dimensioni biologiche, psicologiche, sociali e spirituali. Offriamo, di seguito, alcuni dei contributi di questi due convegni». 

Nessun commento:

Posta un commento