mercoledì 4 maggio 2016

I misteri del cervello e della libertà indagati da padre Carrara – 2

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del GdN (Gruppo di Neurobioetica)

Ieri al master «Scienza e Fede» ho presentato una sintesi di un’ora e mezza sull’intricato rapporto tra neuroscienze e libero arbitrio, quello che è stato ribattezzato nell’ambito della neurobioetica contemporanea come “neuro-libertà” (secondo la “classificazione” di Legrenzi e Umiltà, la neuro-libertà sarebbe una delle “nuove neurodiscipline” denominate “neuro+[1]). La mia presentazione in PREZI è disponibile cliccando QUI.
L’Handbook of Neuroethics della Springer (2015) colloca questa particolare e specifica area della neurobioetica all’interno del primo volume (di tre) dedicato agli aspetti concettuali della Neuroetica, dedicando la terza sezione, comprendente 5 capitoli, alle “Neuroscienze, libertà e responsabilità” (pp. 201-285).  
A firmare il primo capitolo di questa terza sezione, intitolato “Neuroscienze, Free Will, and Responsability: The Current State”, è uno dei due editori della monumentale opera, il filosofo e noto neuroeticista, Neil Levy. Ecco come questo studioso presenta e riassume la prospettiva sulla neuro-libertà: «A number of psychologists and neuroscientists have argued that experimental findings about the psychological basis of human behavior demonstrate that we lack free will, or that it is limited in ways we do not realize. In this chapter, I survey some of the main claims in this literature, with an eye to situating the contributions to come. I examine Benjamin Libet’s work on the timing of awareness of action initiation, Daniel Wegner’s claim that acting and thinking that one is acting dissociate, and related experimental work, and suggest that the threat to free will is smaller than has often been thought. I then turn to the question whether the brain is deterministic, and situate that question within philosophical debates. From global threats to free will, I move to local threats: the claim that the situationist literature in psychology shows that we lack free will under some circumstances. Finally, I examine recent developments in experimental philosophy, which aim to reveal ordinary people’s views on free will» (p. 203)

e come conclude: «The issues canvassed in the contributions to this section, and surveyed in this introduction, remain highly controversial. They are also extremely exciting. They perfectly illustrate the scope and the importance of neuroethics: They are issues that are directly relevant to important human concerns (are we responsible for our actions? Is criminal punishment justified? Ought we to feel pride and shame for what we do and what we are?) and require for their proper assessment both neuroscientific expertise and philosophical sophistication. The papers here represent current thinking by some of the most important contributors to their assessment. They should serve as a stimulus to further research on this significant neuroethical topic» (p. 209).

Sin dai tempi più remoti, il tema della libertà ha coinvolto l’interesse dei migliori pensatori. In un modo o nell’altro ci troviamo davanti alla contraddizione e allo scandalo tra determinismo e libero arbitrio, le due polarità del nostro dibattito. Oggigiorno la questione si centra sull’esistenza o l’illusorietà (Willusionism) della libertà umana.

Da una parte, eminenti neuroscienziati sfidano il nostro senso comune affermando categoricamente che il libero arbitrio è una mera illusione. Dall’altra la filosofia non esita a chiarire i termini in gioco e a precisare i confini metodologici.

Dagli esperimenti di Benjamin Libet[2] degli anni ’80, dalle repliche di Patrick Haggard[3] e Eimer, dai lavori di Soon e di John-Dylan Haynes[4] (solo per citare alcuni dei più famosi neuroscienziati coinvolti nel settore), uno stuolo di ricercatori si è e si sta prodigando per sviscerare uno dei dilemmi più pressanti che lo spirito umano abbia conosciuto.

Sembra proprio che alcuni di questi risultati empirici della ricerca neuroscientifica supportino con forza il fatto che l’essere umano possieda una semplice credenza di agire liberamente, quando, in realtà, sarebbe completamente determinato dal suo stesso cervello.

Possiamo allora rinunciare a ciò che chiamiamo libertà? Essa è soltanto una mera illusione frutto del nostro organo cerebrale? Dobbiamo far nostre le conclusioni di taluni neuroscienziati? Meglio ancora: le interpretazioni neuroscientifiche che vorrebbero aver cancellato per sempre la libertà umana riducendola ad attività elettrochimica cerebrale, sono consistenti dal punto di vista scientifico? Di che cosa realmente ci parlano gli interessanti studi neuroscientifici in materia?

Il dibattito contemporaneo in quest’area è stato ben riassunto da Kerri Smith e pubblicato sulla rivista scientifica Nature nel 2011[5].

Per una sintesi dei principi e ulteriori evoluzioni degli esperimenti neuroscientifici sull’argomento, consiglio il seguente video “Neuroscience and Free Will – Libet’s Experiment” su YouTube.

Una filosofia realista aiuta a chiarire i termini e i concetti in gioco. Per una sintesi dell’argomento, propongo alcuni miei scritti: A. Carrara, «Neuroscienze e libertà: un’introduzione», Studia Bioethica VI, n. 1 (2013), pp. 21-24; «Neuroetica: ponte tra Bioetica, filosofia e natura», Studia Bioethica VI, n. 2-3 (2013), pp. 129-137; «Coscienza e libertà tra neuroscienze, filosofia e riflessione bioetica», Studia Bioethica VII, n. 1 (2014), pp. 45-54.

Prendendo le mosse dalla proáiresis di Aristotele, la libertà può essere definita come la proprietà specifica della volontà umana (potenza o appetito razionale) in ordine al suo atto caratteristico che è la scelta[6] e che consiste nella capacità di agire in virtù della conoscenza intellettiva di ciò che è buono, del bene, o più precisamente, del bene in quanto bene.

L’uomo, in effetti, a differenza degli “altri” animali, giudicando sul proprio agire in virtù della ragione, può giudicare secondo il suo arbitrio, poichè conosce la natura del fine (rationem finis) e i mezzi (quod est ad finem) e la loro relazione mutua[7].

Così l’uomo è dotato di libertà, cioè, è causa sui, essendo non soltanto causa del suo movimento, ma essendo anche causa del suo stesso giudizio in virtù del quale può decidere se desidera agire e come realizzare l’atto.

La radice della libertà si trova nella ragione che l’uomo possiede.

Le recenti acquisizioni neuroscientifiche relative al “libero arbitrio” (o presunto tale) sono state seriamente prese in considerazione dalla filosofia, nei suoi distinti filoni. Le conclusioni sono abbastanza concordi: non vi è ancora un’argomentazione “forte”, prove solide, che inficino il concetto e la realtà dell’agire volontario libero dell’essere umano[8].

In definitiva, gli esperimenti neuroscientifici, dato che non coinvolgono né un fine precedentemente conosciuto, né la varietà dei mezzi per raggiungerlo, non sono diretti alla caratterizzazione della libertà umana. Non è in gioco una vera scelta libera, bensì l’esecuzione di un semplice atto privo di qualsiasi motivazione. Non è contemplata alcuna ragione di bene. Insomma, gli esperimenti neuroscientifici non prendono in considerazione azioni potenzialmente libere, perciò, neppure possono concludere sulla realtà della libertà umana[9].


[1] P. Legrenzi – C. Umiltà, Perché abbiamo bisogno dell’anima. Cervello e dualismo mente e corpo, Il Mulino, Bologna 2014, Premessa.
[2] Una breve ricerca sul portale PubMed inserendo la chiave “Libet B” fornisce oltre 5 pagine fitte fitte di articoli scientifici di estrema importanza nell’ambito della neuro-fisiologia e neuro-anatomia dell’interazione mente-cervello relativa a quella che viene indicata come “decisione libera”. 91 titoli che comprendono un arco di tempo che spazia dal 1946 al 2006. 60 anni di intensa attività accademica per questo neurofisiologo americano nato nel 1916 e morto nel 2007. Libet, riprendendo i dati di Hans Helmut Kornhuber e Lüder Deecke sui cosiddetti “Bereitschaftspotential” (“Readiness Potential”, in inglese), cioè: potenziale di preparazione o disposizione (PD), pubblicati nel 1965, condusse le sue ricerche allo scopo di determinare il tempo intercorrente tra l’esecuzione d’un atto motorio e il rendersi conto di farlo. Il PD consta di un cambiamento elettrico che si ingenera in determinate aree cerebrali corticali e che ha la caratteristica di precedere l’esecuzione dell’azione futura.  Cf. H. H. Kornhuber – L. Deecke, «Hirnpotentialänderungen bei Willkürbewegungen und passiven Bewegungen des Menschen: Bereitschaftpotential und reafferente Potentiale», Pflugers Archive für die Gesamte Physiologie des Menschen und der Tiere 284 (1965), 1-17.
[3] P. Haggard – M. Eimer, «On the relation between brain potencials and the awereness of voluntary movements», in Experimental Brain Reserch 126 (1999), 128-133; su Haggard si può leggere la breve rassegna e si possono vedere le video-interviste presso http://www.informationphilosopher.com/solutions/scientists/haggard/; inoltre, si possono consultare le sue pubblicazioni più aggiornate nella pagina istituzionale dell’Institute of Cognitive Neuroscience di Londra: https://iris.ucl.ac.uk/iris/browse/profile?upi=PHAGG98. Sottolineo soltanto due ultimi lavori di Haggard:  «Influences of unconscious priming on voluntary actions: Role of the rostral cingulate zone», Teuchies M, Demanet J, Sidarus N, Haggard P, Stevens MA, Brass M., Neuroimage. 2016 Apr 29. pii: S1053-8119(16)30076-3. doi: 10.1016/j.neuroimage.2016.04.036; «Coercion Changes the Sense of Agency in the Human Brain», Caspar EA, Christensen JF, Cleeremans A, Haggard P., Curr Biol. 2016 Mar 7;26(5):585-92. doi: 10.1016/j.cub.2015.12.067. Epub 2016 Feb 18.
[4] Su PubMed, digitando “Haynes JD” compaiono quasi 200 articoli di rilievo. Riposto soltanto uno degli ultimi: D. Wisniewski – T. Goschke – JD. Haynes, «Similar coding of freely chosen and externally cued intentions in a fronto-parietal network», Neuroimage. 2016 Apr 21;134:450-458. doi: 10.1016/j.neuroimage.2016.04.044.
[5] K. Smith, «Neuroscience vs philosophy: Taking aim at free will», in Nature 477 (2011), 23-25.
[6] Thomas Aquinas, Quaestiones disputatae de Veritate XXIV, a. 6.
[7] Ibid., a. 1.
[8] F. J. Soler Gil, «Relevancia de los experimentos de Benjamin Libet y de John-Dylan Haynes para el debate en torno a la libertad humana en los procesos decisionales», Thémata. Revista de Filosofía 41 (2009), 540-547; per una descrizione sintetica, ma completa degli esperimenti di Libet si veda pagina 542-543, per quelli di Haynes si consulti lo stesso articolo alle pagine 544-545.
[9] Ibid., 545-546.

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