mercoledì 1 giugno 2016

Roboetica si dice in tanti sensi. Ecco i migliori!

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica

Ieri ci domandavamo sulla necessità di una certa “guida etica” per la robotica ed offrivo una delle ultimissime definizioni di “roboetica” (robot + etica), quella di Spyros G. Tzafestas:

ramo dell’etica applicata, cioè una riflessione filosofica, e perciò sistematica ed informata, che, nello specifico, studia le conseguenze tanto positive, come negative, dei robot nella società allo scopo di suscitare la progettazione, lo sviluppo e l’uso morale dei robot, in particolare dei robot “intelligenti” ed “autonomi” (Roboethics, Springer 2016).

Voglio presentare oggi altre due visioni sulla roboetica e nei prossimi giorni fornire del materiale bibliografico ed un esempio concreto di applicazione sociale e culturale per nulla indifferente.


Nel suo bel volumone The cyborg: corpo e corporeità nell’epoca del post-umano. Prospettive antropologiche e riflessioni etiche per un discernimento morale (Cittadella Editrice, Assisi 2012), l’amico e collega Paolo Benanti dopo aver considerato i “tremendi” sviluppi della robotica odierna ed aver classificato la roboetica quale “nuova disciplina accademica” (p. 476) frutto di tale sviluppo di automazione, riprende e ripropone la definizione data dallo studioso Antonio Monopoli (consiglio il suo sito):

«Potremmo definire la roboetica quella parte dell’etica che si occupa delle problematiche legate ai robot e alla loro interazione con l’uomo, gli animali, la società, la natura ed il mondo in generale. Ai fini del nostro studio possiamo distinguere i robot secondo diverse categorie: robot antropomorfi e non antropomorfi, robot con somiglianza agli animali o meno, robot con gradi diversi di capacità di elaborazione, robot con gradi diversi di capacità di interazione con l’ambiente esterno, robot con componenti organiche o meno»[1].

Monopoli chiarisce la necessità della roboetica: «Nei prossimi anni ciascuno di noi dovrà confrontarsi con i cambiamenti, anche profondi, che la presenza quotidiana dei robot avrà nella nostra vita. Questo implica la necessità di una riflessione etica per l’orientamento di questo importante sviluppo tecnologico»[2]. Come vedremo nei prossimi giorni, un esempio emblematico di applicazione sociale e culturale dimostrerà che dobbiamo informarci “criticamente”.

Paolo Benanti
Nella nota 129 Benanti afferma che «la roboetica è un campo strettamente connesso all’enhancement per almeno due motivazioni fondamentali: da una parte una superintelligenza artificiale è una forma di enhancement, dall’altra sono necessarie macchine autonome molto sofisticate per ottenere i risultati sperati dalla National Science Foundation»[3].

Il collegamento con il tema dell’enhancement o potenziamento umano mi permette di presentare la seconda visione sulla roboetica, quella dell’amica Laura Palazzani, presentata in modo magistrale nel suo volume Il potenziamento umano. Tecnoscienza, etica e diritto (G. Giappichelli Editore, Torino 2015): «La responsabilità principale dello sviluppo di un’etica della robotica (la c.d. roboetica) ricade in prima istanza sugli scienziati e sui tecnologi per aumentare la consapevolezza nel pubblico circa le problematiche della robotica, affinché la società possa prendere parte attiva nel processo di creazione di una coscienza collettiva in grado di individuare e prevenire un uso errato della moderna tecnologia»[4].

Nella nota 120 contenuta all’interno della citazione precedente, la Palazzani amplia il campo d’azione specificando che «la “roboetica” indica l’applicazione dell’etica ai settori della tecnoscienza, dall’ingegneria genetica alle biotecnologie, dalle nanotecnologie alla robotica»[5].





[1] A. Monopoli, Roboetica: definizione. Una prima classificazione, http://www.roboetica.it/index_file/Page337.htm [01/06/2016].
[2] A. Monopoli, La necessità della riflessione etica, http://www.roboetica.it/index_file/Page337.htm [01/06/2016].
[3] P. Benanti, The cyborg: corpo e corporeità nell’epoca del post-umano. Prospettive antropologiche e riflessioni etiche per un discernimento morale, Cittadella Editrice, Assisi 2012, p. 477.
[4] L. Palazzani, Il potenziamento umano. Tecnoscienza, etica e diritto, G. Giampichelli, Torino 2015, pp. 138-139.
[5] L. Palazzani, Il potenziamento umano. Tecnoscienza, etica e diritto, G. Giampichelli, Torino 2015, nota 120, p. 138. 

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