sabato 10 settembre 2016

Alzheimer, un passo in più in favore del paziente

La prima copertina di settembre della rivista Nature presenta due sezioni cerebrali a confronto. Sono rispettivamente le immagini PET (tomografia ad emissione di positroni) prima e dopo 54 settimane dalla somministrazione in un paziente alzheimeriano di un preparato di nuova generazione frutto delle moderne bioeticnologie mediche applicate a patologie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer. Il “principio attivo” di questo farmaco sperimentale denominato “Aducanumab” non è altro che un anticorpo monoclonale umano “r”, cioè ricombinante che bersaglia in modo selettivo i peptidi β-amiloidi che aggregandosi formano quelle placche tipiche della patologia di Alzheimer e che probabilmente giocano un ruolo importante nel processo neurodegenerativo. Un altro tassello in più nella ricerca di soluzioni terapeutiche a questa terribile patologia neurodegenerativa. Secondo Rapporto Mondiale Alzheimer 2015, stima a livello mondiale oltre 46,8 milioni di persone affette da una forma di demenza, cifra destinata a raddoppiare ogni 20 anni, fino a raggiungere i 74,7 milioni di persone nel 2030 e i 131,5 milioni nel 2050.  

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