sabato 13 maggio 2017

2002-2017. Neuroetica: a 15 anni dalla nascita. Un po' di storia per capirne la natura 1

di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del GdN e Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani

Il 16 marzo, all'interno della Settimana Mondiale del Cervello promossa in tutto il mondo dalla DANA Foundation, ho organizzato a Roma un convegno dal titolo: Neuroetica: a 15 anni dalla nascita. Oggi e domani, 13 e 14 maggio, ricorrono le date salienti di quest'anniversario. 
Vorrei brevemente delineare questa sorta di “cornice” rispondendo sostanzialmente a due domande relative al titolo scelto: (1) la prima, perché 15 anni dalla nascita e, strettamente correlata a questa, (2) la seconda, dalla nascita di che cosa, cioè, che significa “neuroetica”. Oggi vi propongo la risposta alla prima di queste due domande e domani, la seconda. 
Ovviamente non potrò essere esaustivo, in effetti, come amo spesso ricordare ai miei studenti di “neuroetica” e “elementi di neurobioetica”, considerando un primo fatto o dato oggettivo: uno degli ultimi “manuali”, in inglese, Handbook, in merito, quello della casa editoriale Springer, tutto è tranne che tascabile: consta di ben 3 volumi, strutturati in 23 sezioni, 117 capitoli, per un totale di 1850 pagine, indice compreso [1].

Iniziamo dalla prima domanda: perché stiamo celebrando l’anniversario dei 15 anni della “neuroetica”? Cos’è avvenuto nel 2002?

Dal 13 al 14 maggio di 15 anni fa, nella bellissima città californiana di San Francisco, si riunivano oltre 150 professionisti tra neuroscienziati, bioeticisti, psichiatri e psicologi, filosofi, giuristi ed esperti di politiche sociali [2], per “riflettere”, “esaminare” e “discutere” un nascente “territorio” di interesse e preoccupazione che da oltre due secoli stava crescendo: il campo della “neuroetica” [3]. I testi delle conferenze esposte in questo primo simposio storico organizzato dalla DANA Foundation, dallo Stanford Center for Biomedical Ethics dell’Università di Stanford e dall’Università della California, sono stati raccolti dall’editore Steve J. Marcus nel libro omonimo: Neuroethics: Mapping the Fiel.

L’obbiettivo di quei due giorni di vero e proprio “dialogo socratico” tra molti di coloro che successivamente diverranno negli anni gli esponenti a livello internazionale di quest’emergente disciplina, si configurava, in modo metaforico, come una vera e propria operazione di “mappatura” del nuovo “territorio” emergente: la “neuroetica”

Le 5 sessioni del simposio seguivano sostanzialmente una tripartizione proposta da Albert R. Jonsen sulle tre modalità di mappatura a disposizione del bioeticista che vanno dal generale al particolare: la mappatura cosiddetta “tettonica” (Tectonic), quella “geografica” (Geographical) e, infine, quella denominata “locale” o “di località” (Locale). La fase “tettonica” è quella relativa al livello delle idee, cioè delle domande fondamentali riguardo al determinismo e riduzionismo in ambito etico [4]; il secondo livello, quello “geografico”, affronta le questioni epistemologiche, cioè il “come muoversi” all’interno della regione da mappare [5]; successivamente viene il livello di mappaggio degli ambiti specifici e particolari, come, ad esempio, il vasto ed articolato ambito del potenziamento (Enhancement[6].

Sulla stessa scia, di questi tre momenti, abbiamo strutturato quest’evento celebrativo “Neuroetica: a 15 anni dalla nascita”, in un movimento che va dalle questioni relative al contesto di nascita della neuroetica, alle sue definizioni, alle questioni epistemologiche e metodologiche, dalla riflessione filosofica ad alcune delle diverse applicazioni e questioni pratiche in ambito neurochirurgico, psichiatrico, psicodinamico di neuroscienze cliniche (vedi video 1 e video 2).

Nonostante il termine neuro-etica (neuro-ethics) fosse già stato ventilato prima del 2002 in ambito medico-clinico, e, successivamente, in ambito filosofico, possiamo distinguere una “paternità” e una “maternità” del neologismo. Ecco che arriviamo alla seconda domanda a cui ci proponevamo di rispondere, quella relativa all’essenza o natura di questo nuovo ambito di riflessione: la “neuroetica”.

(continua domani)

[1] Cf. J. Clausen – N. Levy (ed.), Handbook of Neuroethics, Springer, Dordrecht 2015, 3 volumi, XXIII sezioni, 117 capitoli, pp. 1850; ISBN: 978-94-007-4706-7 (Print, 2015) 978-94-007-4707-4 (Online, 2014).
[2] S. J. Marcus (ed.), Neuroethics: Mapping The Field. Conference Proceedings, The Dana Press, New York 2002, iii.
[3] W. Safire, «Visions for a New Field of “Neuroethics”», in: S.J. Marcus (ed.), Neuroethics: Mapping The Field. Conference Proceedings, The Dana Press, New York 2002, 3.
[4] A. R. Jonsen, «Mapping the Future of Neuroethics», in: S.J. Marcus (ed.), Neuroethics: Mapping The Field. Conference Proceedings, The Dana Press, New York 2002, 273.275.
[5] A. R. Jonsen, «Mapping the Future of Neuroethics», in: S.J. Marcus (ed.), Neuroethics: Mapping The Field. Conference Proceedings, The Dana Press, New York 2002, 273.275-276.
[6] A. R. Jonsen, «Mapping the Future of Neuroethics», in: S.J. Marcus (ed.), Neuroethics: Mapping The Field. Conference Proceedings, The Dana Press, New York 2002, 273.276-277.

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